
“Oggi ci conoscono nel mondo per la pizza però la figura del pizzaiolo non è definita, non esiste. Per queste motivazioni io, come maestro d’arte selezionato dal governo tra le otto persone che rappresentano il food in Italia, il prossimo 22 maggio sarò di nuovo a Palazzo Chigi a discutere con i ministri per sostenere una delle proposte che ho fatto, ovvero far entrare nelle scuole istituzionali, cioè negli istituti alberghieri, dove i genitori non devono pagare nulla per formare i propri figli, il percorso del pizzaiolo. E’ impossibile pensare che abbiamo una scuola istituzionale sulla cucina e sull’accoglienza e non abbiamo una scuola che formi pizzaioli”.
Lo ha detto il maestro Franco Pepe presentando a Pietrelcina la pizza “Pucynara” (da “pucinari” come Padre Pio amava chiamare i suoi concittadini), la sua creazione ideata per valorizzare l’eccellenza del carciofo di Pietrelcina, presidio Slow Food, “che – ha sottolineato – è l’altro miracolo di San Pio per questo territorio”.
“Come per la pizza ‘pucinara’ – ha aggiunto Pepe – oggi ci vogliono delle conoscenze per capire come riportare nel piatto un prodotto in modo sano, soprattutto se è un presidio slow food: bisogna parlare di apporto nutrizionale, come trattarlo, e queste competenze vanno trasmesse ai giovani nelle scuole istituzionali. Ed io, sin dall’inizio della mia carriera, attraverso le mie creazioni ho sempre voluto svelare, raccontare, attraverso i prodotti locali, il sapore di un territorio, soprattutto di quello campano dove ci sono materie prime importanti, dall’albicocca del Vesuvio al ‘piennolo’ del Vesuvio, fino al carciofo di Pietrelcina che è fantastico”.
I primi ad assaggiare la “pucinara”, preparata personalmente dal maestro Pepe, sono stati il parroco fra’ Daniele Moffa, il sindaco e il presidente della Pro Loco di Pietrelcina, Salvatore Mazzone e Vincenzo Mastronardi, insieme a Nino Lombardi (presidente della Provincia di Benevento), al consigliere regionale Fernando Errico e all’avv. Italo Palumbo.
Nel ringraziare la presenza del maestro Pepe, il sindaco Mazzone ha ribadito come “il carciofo di Pietrelcina, introdotto nel XIX secolo e recuperato dopo un periodo di declino, è oggi al centro di un percorso condiviso che ha portato al riconoscimento Slow Food e alla nascita di una comunità di produttori”. “Le sue caratteristiche (tenerezza, carnosità e versatilità) – ha aggiunto il primo cittadino – lo rendono sempre più apprezzato e richiesto. Per questi motivi la ‘Sagra del carciofo di Pietrelcina’ diventa il punto d’incontro tra tradizione e innovazione, tra agricoltura e turismo, in una strategia più ampia di diversificazione dell’offerta culturale. Un modello virtuoso in cui le tipicità locali non sono solo memoria del passato ma strumenti concreti per generare sviluppo, occupazione e nuove opportunità, soprattutto per i giovani”.
















