“L’agroalimentare ha cambiato il volto della Campania e restituito dignità ad un territorio su cui gravava un racconto cupo e negativo”. Commenta così Gennarino Masiello, presidente regionale di Coldiretti e vicepresidente nazionale, la nuova versione del Recovery Plan che frena sulla destinazione green dei fondi europei. 

“Con i tagli all’agroalimentare – denuncia Masiello – si ferma la decisa svolta verso la rivoluzione verde che la nostra regione ha messo in campo utilizzando gli stessi fondi comunitari. Vorrei ricordare da dove siamo partiti e dove siamo adesso. Vent’anni fa si raccontava di una terra martoriata dall’inquinamento e dall’abbandono dei campi. Oggi la Campania ha riconquistato l’attrattività nel mondo, che solo il covid è riuscito a frenare spezzando i flussi turistici. Siamo la regione d’Italia con il più alto numero di prodotti agroalimentari tradizionali, ben 531. Siamo a 56 tra Dop, Igp e Stg, con l’ultimo riconoscimento alla rucola della piana del Sele. Abbiamo una crescita costante delle aziende biologiche. Nelle nostre cinque province, dalle aree interne alla costa, abbiamo il più alto livello di controllo sul territorio agricolo e sulle filiere. In altre parole, la Campania è tornata ad essere la terra felix che stupiva i visitatori fin dai tempi dei romani. Eppure c’è ancora lavoro da fare, sull’economia circolare, sulle fonti rinnovabili, sulla gestione dei boschi, sull’agricoltura di precisione, sull’utilizzo sostenibile dell’acqua.

Ecco perché chiediamo al Governo di non cambiare strategia, in un momento in cui proprio l’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Insieme a tutta l’Italia rischiamo di essere gli unici nell’Unione Europea a non valorizzare nei progetti il proprio potenziale agricolo ed alimentare, che rappresenta un realtà di primato a livello europeo ed internazionale. Bisogna ripartire dai nostri punti di forza nell’agroalimentare che – conclude Masiello – ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può offrire, con la rivoluzione verde, preziosi posti di lavoro green nei prossimi dieci anni, come dimostra il boom del 14% di nascite di nuove imprese agricole under 35 negli ultimi 5 anni, in netta controtendenza rispetto agli altri settori”.

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