Un evento nefasto e soprattutto inaspettato ha generato l’avvio di una vera e propria trasformazione epocale nel mondo intero ed in modo ancora più particolare nella nostra provincia e cioè la “Pandemia da Covid-19”. Come se eravamo in attesa di un fattore imprevisto, per determinare una impellenza e una necessità di nuovi modelli organizzativi del lavoro su scala planetaria che a nostro parere ha inevitabilmente minato la stabilità di un modello già di per se traballante.

Una tempesta inattesa, dove tutti non l’hanno affrontata con gli stessi mezzi e che malgrado tutto, finalmente si intravede uno spiraglio di luce in fondo al tunnel con l’arrivo del vaccino anti-Covid che, almeno per la parte sanitaria dovrebbe tranquillizzare, mentre per quella economica bisogna lavorare ancora sodo.

Tra le molteplici difficoltà della società moderna ancora non risolte e che sono tema di discussione, particolare attenzione spetta al sistema scolastico, ai trasporti, allo stato sociale, alla sanità, all’ambiente e tutela del territorio, ed alla crescita del tasso di disoccupazione. È opportuno sottolineare come sia indispensabile superare la pandemia con tutte le misure di repressione e di prevenzione possibili, ma per continuare a vivere occorre non tralasciare e dimenticare situazioni indifferibili per la vita quotidiana, vedi ultimamente la questione della sanità nel suo complesso.

Occorre però anche non dimenticare la questione della manutenzione del territorio, lasciata in questi anni in balia di interventi a pioggia che hanno dato risultati minimi nel momento di catastrofi cosiddette “naturali”.

In questo contesto difficilissimo, non possiamo non tener conto di questo problema irrisolto da anni, per poi ricordarcene solo nei momenti in cui le alluvioni, gli smottamenti, le frane colpiscono i nostri territori, come ad esempio ciò che in questi giorni è avvenuto in Calabria e Sardegna.

Quello che manca e la mentalità, la cultura di fare una seria prevenzione e tutela del territorio, per prevenire il continuo dissesto idrogeologico del territorio, poi ci lamentiamo che avvengono disastri da noi definiti “naturali”, dando la colpa ai cambiamenti climatici e allora e solo allora per pochi giorni si parla, di programmare, prevenire, ma come è noto la natura ha i suoi tempi e non può attendere l’inerzia della burocrazia.

In tutto questo incomprensibile immobilismo, ad operare sono i lavoratori idraulico-forestali che sono le uniche sentinelle, e i soli guardiani del territorio, sempre abbandonati a sé stessi.

Da tempo, la FAI CISL, mette in evidenza quanto importanti siano questi utili e indispensabili lavoratori, ancora senza un contratto nazionale che non viene rinnovato dal 2012. Assurdo!

Da sempre, nonostante svolgono senza se e senza ma, un lavoro utile alla collettività, percepiscono le loro spettanze due volte all’anno, salvo la responsabilità e la sensibilità di qualche presidente degli Enti delegati (Provincia e Comunità Montane), che in base alle disponibilità del proprio Ente predispongono delle anticipazioni, che offrono un sollievo alle famiglie dei lavoratori forestali per poter vivere con la dovuta dignità di lavoratore.

Purtroppo, nonostante gli sforzi profusi da tutti gli attori interessati del settore della forestazione, non da ultimo le iniziative delle federazioni regionali e nazionali, alla data odierna ancora la situazione resta imbrigliata in uno stallo continuo di rinvii, aggiornamenti e interpretazioni varie.

E intanto i lavoratori forestali continuano a lavorare senza stipendio, senza una certezza occupazionale della stabilizzazione con tanta dignità, in religioso silenzio e con la speranza che finalmente a breve si ponga fine a quest’odissea che dura ormai da troppo tempo.

Consapevoli degli enormi sforzi messi in campo da tutti gli attori del settore, la Fai Cisl chiede di accelerare i tempi dei tantissimi iter burocratici ancora imbrigliati, non è più possibile aspettare, temporeggiare e rimandare alle “calende greche”.

I lavoratori idraulico-forestali, sono al massimo della tolleranza e rimanere anche nelle festività natalizie, già limitate dalla pandemia, senza stipendio o pochi spiccioli è solo una vergogna! È ben oltre il limite di ogni umana pazienza.

Per questo, pur nella consapevolezza dell’impegno istituzionale profuso da ciascuno, la scrivente O.S. ha chiesto e sollecitato che ognuno si assuma la propria responsabilità per venire incontro ai lavoratori idraulico- forestali privi di ogni sostentamento, e che vengano accelerati in tempi brevissimi gli accrediti dei fondi necessari.

Da troppo tempo ormai, auspichiamo come organizzazione sindacale, che si possa addivenire ad una soluzione per il settore della forestazione, chiedendo un necessario riordino, un’attenta ed adeguata rivisitazione dell’intero comparto, per dare finalmente certezze e stabilità ad un settore tanto utile per la tutela e la salvaguardia di un territorio così vasto e soprattutto da “manutenere e difendere” proprio come ci ricorda il Santo Padre Papa Francesco. E’ opportuno e necessario programmare in modo differente da quanto fatto negli ultimi anni, e auspichiamo, come Fai Cisl, che il tema della manutenzione e prevenzione del Territorio divenga impegno centrale delle Istituzioni locali, regionali, nazionali e dell’intera Europa.

Alfonso Iannace

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