«Domattina parto per Roma. Quante volte dirò ancora queste parole?
È una beatitudine. Indubbio. Ma quante volte la godrò ancora? E poi?
Questo viaggio ha l’aria di essere il mio massimo trionfo».

Così scriveva Cesare Pavese nel suo diario alla vigilia della conquista,
con ”La bella estate”, del Premio Strega nel1950.
L’opera vincitrice è composta da un trittico di romanzi brevi scritti in temi diversi,
tra il 1940 e il 1949: “La bella estate”“Il diavolo sulle colline” e “Tra donne sole”.
Tre composizioni che costituiscono, per contenuti, tre lavori autonomi, ma che presentano un tema comune: la giovanile scoperta del mondo con la sua fretta
di diventare adulti e il suo desiderio di trasgressione.
Spesso, però, il passaggio dall’adolescenza alla maturità avviene attraverso esperienze controverse e così, nei tre romanzi, per il personaggio più giovane e ingenuo la crescita corrisponde a un’operazione faticosa in cui prendono spazio
il disagio e la disillusione. Infine, anche in questi testi, ritorna il rapporto tra la città e la campagna che contraddistingue la poetica di Cesare Pavese.

A distanza di settant’anni, celebriamo l’assegnazione dello Strega
a una delle più importanti voci della letteratura del Novecento e, insieme,
ne ricordiamo la scomparsa, avvenuta lo stesso anno, a pochi mesi
dalla serata romana della premiazione

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