Le opere del ciclo “Le streghe di Benevento e il Gobbo di Peretola” di proprietà di Strega Alberti saranno esposte, in via permanente, nella sala “Gianni Vergineo” del Museo del Sannio nel capoluogo sannita, grazie ad un accordo con la Provincia di Benevento. L’inaugurazione si terrà venerdì 31 luglio, alle ore 11.

Interverranno il Presidente della Provincia, Antonio Di Maria, il Presidente di Strega Alberti, Giuseppe D’Avino e la responsabile della gestione museale, Gabriella Gomma. Relazionerà Elio Galasso, saggista e già direttore del Museo del Sannio.

Le sei opere, realizzate con oli su tela, sono di Amerigo Bartoli (Il gobbo punito). Renato Guttuso (Il Gobbo benificato), Beppe Guzzi (La danza delle stregae), Mino Maccari (La gobba segata), Mario Mafai (Il gobbo arriva a Benevento) e Angelo Savelli (Il laboratorio Stregato).

Commissionate negli anni ‘50 agli autori della cosiddetta scuola romana, trovarono originaria collocazione nello storico “Caffè Strega” di via Veneto in Roma, vale a dire in quella prestigiosa “location” della Capitale ove nacque l’idea del Premio letterario, destinato ben presto a diventare il più importante d’Italia.

«Credo sia — ha affermato l’ing. Giuseppe D’Avino — un bellissimo modo di festeggiare il 160esimo anno di attività della Società, che dalla città delle streghe ha mutuato il nome e che qui ha iniziato la sua attività nel 1860».

Il presidente della Provincia di Benevento, Antonio Di Maria, nel disporre l’atto di accoglienza delle opere, ha espresso un fervido ringraziamento alla famiglia Alberti, così profondamente legata alla storia della città, per la grossa opportunità di arricchimento e di attrattività offerta al Museo del Sannio.

“Il Gobbo di Peretola”

Fa riferimento a una leggenda, tramandata  da Francesco Redi, che racconta di un essere deforme, tornato al suo paese bello e diritto, essendogli stata segata la gobba, dopo che, in viaggio, aveva smarrito la strada maestra, di notte, si era ritrovato nei pressi del noce di Benevento, intorno alla quale stavano allegramente ballonzolando moltissime streghe, una delle quali lo invitò a danzare. Lo fece con tanta grazia e maestria, che le versiere decisero di segargli, senza dolore, la gobba e di sanare la ferita con un impiastro di marzapane.

Il Gobbo di Peretola, invidioso per quanto accaduto al suo simile, si mise in viaggio e tanto girovagò, da ritrovarsi, anch’egli nottetempo, a Benevento, al raduno delle streghe. Sicchè, invitato a ballare, si rivolse tanto sgarbatamente alle fattucchiere da provocare la loro risentita reazione. Fu così che gli venne appiccicata sul petto, con pegola d’inferno, la gobba in precedenza segata al suo simile, tanto che non gli restò altro che tornarsene al paese “gobbo di dietro e dinanzi”.

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