“Era il 9 maggio 1978, l’ on. Aldo Moro fu ritrovato cadavere nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata a Roma, in via Caetani.

Moro rimase prigioniero dei terroristi per 55 interminabili giorni. Il luogo in cui fu fatto ritrovare il corpo dello Statista democristiano aveva una evidente ed immediata funzione rappresentativa, cosi come immediatamente significativa, era stata la data scelta per il rapimento. Il 16 marzo infatti era il  giorno in cui Governo monocolore presieduto da Andreotti, definito della ‘solidarietà nazionale’, si presentava al Parlamento, per la fiducia. Quello che è certo e che con la sua scomparsa finiva il disegno politico volto a realizzare collaborazioni politiche ampie tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, nel senso di uno sviluppo bipolare del nostro sistema democratico già a fine anni 70”.

Così il Centro Studi di Castelvenere, intitolato al grande statista, non potendo organizzare un incontro celebrativo a causa dell’emergenza da Covid 19, ricorda la sfigura di Aldo Moro a 42 anni dalla sua scomparsa.

“L’esperienza politica di Aldo Moro – dice Paolo Malatesta, reggente del Centro Studi – dovrebbe essere recuperata appieno. Un’esperienza poliedrica, moderna, che sapeva parlare ai giovani e che riusciva d arrivare fin dentro il cuore delle persone. Un patrimonio, insomma, che andrebbe pienamente ripercorso per ridare linfa vitale alla nostra comunità locale. E’ questo, in fondo, lo spirito che deve animare la rinascita del Centro Studi che per molto tempo è stato protagonista della vita politica e culturale, e non solo di quella di Castelvenere”.

E, parafrasando Moro, il Centro Studi conclude dicendo: “…Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi”.

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