Sono tanti i frequentatori di quella zona, tra monte Moschiaturo e monte Coppe, attraversata da sentieri e percorsi antichi che, stranamente, collegano tra loro il Tempio Sannitico di Cerreto Sannita, Terravecchia di Sepino e Caia Borsa di Morcone. Sono soprattutto pastori, cacciatori e cercatori di funghi, oltre a qualche lupo solitario che ancora si stupisce davanti alla bellezza del creato. Molti, in caso di improvvisa bufera, hanno cercato rifugio in quelle caselle senza tempo, tipici, eterni rifugi dei pastori fino a…ieri. Tanti hanno zigzagato tra quei cumuli di pietre troncoconici sparsi qua e là.  Molti avranno pensato: sono i tipici cumuli realizzati per liberare aree da dedicare all’agricoltura. Nessuno, però, avrà fatto caso ad una differenza fondamentale: qui sono raggruppati ai lati delle valli, sempre in presenza di acqua, quasi con una geometrica disposizione. E nessuno si sarà chiesto perché, nell’intento di liberare un terreno da pietre, le abbiano raccolte a valle per trascinarle, con enorme fatica, a monte, al solo scopo di realizzare tanti cumuli molto simili tra loro. Non contenti, li hanno circondati pure con muri a secco. Non sarebbe stato più logico creare un unico punto di accumulo? E poi, i terreni che circondano i cumuli non appaiono affatto sgomberati da pietre e sembra difficile pensare che avrebbero potuto essere utilizzati per scopi agricoli. Strano, vero?  Alcuni di questi cumuli, quelli più grandi, diciamo 5 metri di diametro, sono “aperti”, sembrano delle ciambelle con buco, altri hanno un vero e proprio accesso frontale. Isolate, invece, ci sono le caselle in pietra tipiche dell’appennino abruzzese.  Altri tumuli, quelli più piccoli, ricordano i “cairn”, ossia le tombe neolitiche a forma di cumulo. E su qualcuno troneggia un menhir, un masso di dimensioni notevoli, allungato, infisso al centro a guisa di obelisco. Si. Proprio quelli che spesso vengono asportanti con le ruspe e, posizionati altrove, modificano non solo un paesaggio “immodificabile” per legge, ma anche, talvolta, la storia. Ricordo che molti cimiteri arcaici sono semplici recinti circondati da menhir. Ma la sorpresa più inattesa è stata l’incontro ravvicinato con un dolmen. Se all’amico geologo Nino Cofrancesco, se a me è sembrato di vedere un presepe, non è difficile immaginare cosa abbiano immaginato di vedere coloro che, migliaia di anni fa, si sono avvicinati a questo cocuzzolo che, improvvisamente, emergeva dal contesto e sembrava far uscire degli esseri dal ventre della terra. Rimasero così colpiti da farne un luogo inquietante, destinato a qualcosa di importante se ritennero opportuno proteggerlo con muri “senza scopo”. Ed in cima a tutto, tra tumuli di pietra inspiegabili, ma penso decisamente siano sepolture, i cosiddetti “cairn”, ecco, tra tanti menhir, il dolmen, la sepoltura più importante dedicata a….non lo so. Spero che un giorno ci sia chi ne sa più di me e ci sveli il mistero di questo posto incredibile, misterioso, affascinante “a prescindere”, e, per fortuna, ancora esistente. Qualcosa di eccitante difficile da raccontare.  I dolmen, lo ricordo a me stesso, sono composizioni funerarie preistoriche risalenti al neolitico, diciamo dal 5.000 al 2000 a.C., composte da massi infissi nel suolo, con una grande “tavola di pietra” poggiata sopra.  

Dolmen si trovano in tutto il mondo, dovunque si sono formati i primi insediamenti umani. In Italia si ricordano tombe simili in Etruria e in Sicilia. In Puglia, invece, chiunque va a Bari, avrà trovato una miriade di cartelli con indicato “DOLMEN DI BISCEGLIE”, tantissime indicazioni che ti accompagnano fino al sito. Tanto che anche chi non sa cosa sia un dolmen, pensa: “Caspita…ma allora è una cosa importante. E’ da vedere!”  E da noi? Il percorso non è né indicato né comodo, ma la fatica per trovarlo viene abbondantemente ripagata. E la soddisfazione “culturale” aumenta allo scoprire che si, ci sono i Dolmen, ma non solo! Ci sono i “cairn” semplici e ci sono quelli con un menhir deposto sul cumulo. Forse a sottolineare la presenza di un maschio, o, come penso io, vista la rarità di questo tipo di tumulo rispetto agli altri, l’importanza sociale del sepolto. Dove sono? Dappertutto, dai 1000 metri in su. Con caratteristiche che variano al variare della quota, in una stratificazione sconvolgente che farebbe pensare a varie epoche storiche. Il dolmen da me individuato si trova a quota m 1140, sul cocuzzolo di una collinetta dominante e protetta, alla base, da un muro “senza senso”, al centro di tantissime pietre scolpite dalla natura che improvvisamente appaiono in un contesto diverso. I tumuli col menhir, invece, si trovano ai lati di un impluvio che i geologi chiamano “paratella”. Rivolti a nord, sempre intorno ai 1200 metri di quota, hanno di fronte, dall’altro lato della valle, esposti quindi a mezzogiorno, altri cumuli più grandi, spesso vuoti al centro, raggruppati e protetti da altri muri continui o a segmenti. Senza senso? Sono terrazzamenti, dicono i più. Penso che non parli a favore di un utilizzo come terrazzamenti il fatto che essi non seguono l’andamento di tutta la collina, come invece fanno i terrazzamenti in agricoltura, che, a lavoro completato, danno l’idea di linee altimetriche. No, essi terminano dopo qualche metro e sono discontinui. E poi…che senso ha terrazzare declivi senza frane e spesso rocciosi? Per quale motivo sono stati realizzati? Forse mi vengono in mente le alture trincerate dei sanniti di Mommsen! Spero che un giorno ci sia chi ne sa più di me e ci sveli il mistero di questo posto incredibile, misterioso, affascinante “a prescindere”, e, per fortuna, ancora esistente. Sapremo coglierne le potenzialità culturali/turistiche? Se per vedere Dolmen, Menhir etc. etc. etc., non c’è bisogno di immaginazione, ma solo di un pò di cultura, tanta testardaggine e la forza, finchè ti aiuta, di scaracollare sulle cime dei nostri monti, ispirati dalla voglia di guardare le cose con occhi diversi, per trasformare in economia ciò che i nostri monti ci offrono occorre capacità, volontà e scelte lungimiranti.

Ho torto? Ho ragione? Non lo so. Non sono un esperto.  Spero solo che si avveri ciò che disse Dante: Poca favilla gran fiamma seconda” e che qualcuno possa svolgere delle indagini più serie di queste mie sensazioni. Prima che sia troppo tardi.

Renzo Morone


Nelle foto:

Da Monte Cigno a Caia Borsa tra tumuli, dolmen e menhir neolitici.

La collina protetta da un muro, con dolmen, all’interno di un recinto pur esso circondato da muro a secco con cumuli.

Da Monte Cigno a Caia Borsa tra tumuli, dolmen e menhir neolitici.

 Il Dolmen

Da Monte Cigno a Caia Borsa tra tumuli, dolmen e menhir neolitici.

Uno dei tanti areali ai lati di una “paratella” con cumuli, “ciambelle”, muri e tratti di muri spezzettati. Di fronte, non visibile. Il “cimitero”? con qualche tumulo sovrastato da menhir.

Da Monte Cigno a Caia Borsa tra tumuli, dolmen e menhir neolitici.

Tumulo con sovrastante menhir

 

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