Il Barocco è razzista o tollerante?

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Ho sempre pensato che fosse una semplificazione troppo riduttiva dividere la realtà in categorie antitetiche: o Bianchi o Neri, o Guelfi o Ghibellini, o Briganti o eroi etc. etc. E così, nonostante tutti avessimo mandato a memoria la filosofia di Manzoni nei Promessi Sposi: “La ragione e il torto non si dividon mai con un taglio così netto, che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro”, continuiamo a separare il loglio dal grano secondo criteri personali ed indiscutibili. Forse perché ragionare ed imparare per schemi è più semplice. Non so. Non entro, per limiti congeniti, nei ragionamenti dei sociologi, ma, come architetto, posso azzardare, se nessuno si scandalizza, un riferimento con l’architettura che la scuola ci ha insegnato a leggere in un determinato modo: per schemi fissi e, come sembra, invalicabili. Per motivi didattici, gli esperti hanno diviso la storia dell’architettura in periodi ben identificati da alcune caratteristiche che li dovrebbero connotare: a, b, c. Per cui, constatata la presenza di determinati parametri, classifichiamo i monumenti entro confini precisi. Ma non è così, perchè tutto diventa schematico e riduttivo. E organismi vivi, quali certi capolavori architettonici, diventano monumenti imbalsamati, quasi come fossero quadri o sculture, che nascono e vivono così come creati dalla fantasia dell’artista. Parlando solo delle chiese, come si fa a definire “gotico” il Duomo di Milano, solo perché ha dei riscontri con questo stile, senza specificare che in facciata le finestre sono “rinascimentali” e che solo in previsione dell’Incoronazione di Napoleone Re d’Italia (6 maggio 1805), furono ripresi i lavori che proseguirono per tutto l’Ottocento con l’aggiunta di statue e l’erezione delle guglie? E santa Maria del Fiore, a Firenze, è Gotica o Rinascimentale, vista la grande cupola/capolavoro del Brunelleschi? E perché definire semplicisticamente la chiesa della SS Trinità di Saccargia “stile romanico-pisano”, quando chiaramente la chiesa ha una altezza decisamente sconosciuta ai canoni del romanico? Il motivo è semplice: una chiesa non è un quadro, una scultura che nasce e vive sempre con lo stesso aspetto. Una Chiesa nasce romanica ma non muore romanica: continua a vivere ed arricchirsi attraverso i secoli e gli stili portati dai costruttori chiamati ad intervenire. Potremmo dire, allora, che tantissime chiese che hanno reso ricca e celebre l’Italia, sono il trionfo dell’accoglienza, dell’integrazione! Infatti la storia ci ha consegnato rari esempi di chiese giunte a noi così come progettate. I tempi dei cantieri erano lunghi, e non per la burocrazia che allora, grazie a Dio, non ancora imperversava. E se il gusto cambiava, non ci si faceva remore ad intervenire assecondando i nuovi gusti, ma senza alterare il passato che comunque veniva rispettato. Io direi che l’architettura delle Chiese, da quelle “nate” nel medioevo a quelle Romaniche e Gotiche, soprattutto, è una architettura multirazziale, che ogni epoca concorreva a fare bella e ricca con i suoi colori. Un po’ come la cultura siciliana, ricca perché frutto dell’incontro di tante civiltà. Mica come certe tribù barbare arroccate nei loro confini invalicabili e perciò dotati di una cultura decisamente limitata. La nostra storia è fatta di architettura e cultura dell’accoglienza: parte in un’epoca caratterizzata da uno stile, ma accetta contaminazioni di qualunque colore, a seconda delle maestranze che intervenivano nel corso dei secolari lavori. E’ la grande storia dell’Italia. Con una eccezione: il barocco. E’ vero, ma tutto fu legato ad un tempo particolare, quando la Chiesa decise, con Papa Urbano VII Barberini, nel 1624, di sancire la fine del classicismo (chiude la Controriforma) e avviare il periodo della Chiesa trionfante. Spazzare via il passato e creare una architettura che esprimesse il fasto e la ricchezza di Roma contro le “povere” chiese protestanti fu il grido di battaglia che trasformò romanico, gotico, rinascimentale in Barocco! Uno stile sontuoso, ricco, teatrale, che diventerà uno stile esemplare per l’arte, la musica, la letteratura, il teatro. Per la Chiesa c’era quello stile e solo quello! Sarebbe stata pure una scelta giusta se si fossero limitati a costruire il nuovo secondo i dettami alla moda. Il guaio fu che il nuovo stile fu imposto e sovrapposto ai precedenti, e tutto divenne, in modo che definirei “razzista”, barocco! Poi…poi vai ad Ortigia e ti accorgi che non è così! Passeggiando per Ortigia non si può fare a meno di camminare a testa in su, immersi nel bianco e nella luce di questa fantastica isola, per ammirare le statue e le decorazioni che arricchiscono i palazzi e le chiese del centro storico, autentico trionfo del Barocco. Tra queste spicca per pulizia formale e chiarezza compositiva l’elegante facciata barocca del Duomo, la cui storia è la sintesi della cultura siciliana, così ricca perché frutto dell’incontro di tante civiltà.

Cominciarono i discendenti dei Greci costruendo Il tempio di Atena, un edificio di ordine dorico eretto nel V secolo a.C. dal tiranno Gelone. Furono poi i bizantini a trasformare il tempio pagano in chiesa paleocristiana, murando lo spazio tra le colonne doriche, mentre i muri interni alla cella vennero aperti con otto archi per lato. La facciata sorge dove una volta vi era il retro del tempio. Gli Arabi, durante l’invasione dell’878, saccheggiarono l’edificio, che diventò una moschea. Fu Ruggero I a ridare ai siracusani la chiesa, nel 1093. Lui ripristinò il vescovado e innalzò i muri della navata centrale; qui si trovano delle aperture a mò di finestre. Il pavimento policromo e il soffitto ligneo risalgono al XV secolo. Fu poi la volta dei terremoti: quello del 1542, prima, e quello, disastroso, del 1693, a provocare gravissimi danni.

Il Vescovo Tommaso Marini fece indire un bando di concorso e l’intera facciata fu ricostruita, giustamente, secondo i dettami barocchi del tempo, ma il resto fu conservato ed oggi, dopo gli ultimi restauri, tutto brilla ed è leggibile.

Un concetto dunque di architettura multirazziale e decisamente NON razzista. Anche se in parte barocca. Quindi, prima di dividere il mondo secondo schemi precostituiti, qualche dubbio in più lo dovremmo avere! Ma non definiamo “barocco” chi dal barocco ha avuto la facciata, come la chiesa di Ortigia, così come non definiamo “straniero” chi è venuto in Italia ed ha dato e ricevuto cultura, senza prevaricazioni. Altrimenti nella meravigliosa Sicilia, culla della civiltà, sarebbero tutti “stranieri” in casa loro!

Renzo Morone

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