Giustizia per Giulietta

0

E’ da diverso tempo che non andavo sul lago a fare un po’ di jogging, diciamo pure da alcuni anni. Quando ho ricominciato qualche mese fa, ho avuto modo di verificare con grande piacere che si era ripopolato di anatre e altri volatili. Due in particolare avevano attratto la mia attenzione, due grossi esemplari bianchi come la neve, forse oche, cigni non sono un esperto in materia. Si erano stabiliti nel tratto di prato che si trova dopo l’albergo del lago, quando la strada declina verso lo chalet. Erano inseparabili: di primo mattino li trovavi accoccolati l’uno all’altro ancora dormienti e la sera a starnazzare tronfi e impettiti per la zona facendo bella mostra del loro piumaggio immacolato.
Sera dopo sera, giorno dopo giorno, li ho sempre trovati li al loro posto nella loro naturale regalità, tanto che nel mio immaginario erano diventati il simbolo di un legame indissolubile, un amore alla Romeo e Giulietta che travalica la razza e la specie.
Lì ho sempre trovati lì al loro posto… non questa sera.
Stasera uno di loro, come novella Giulietta, era supino sul ciglio della strada immobile e col lungo collo riverso sul prato, nascosto dietro il corpo. L’altro, Romeo, strepitava senza tregua lì accanto piangendo la sua Giulietta.
Allora ho dato un’occhiata in giro come un agente del RIS un polizzioto di CSI e ho scorto sull’asfalto il segno del misfatto: Giulietta era stata investita ed era andata a morire, probabilmente dopo indicibili sofferenze, sul ciglio del prato. Investita spero accidentalmente anche se, da buon agente del RIS, segni di frenata sulla strada non ne ho scorti.
E allora mi si è stretto il cuore perché, a mio parere, la vita merita rispetto sotto qualsiasi forma essa si manifesti. Sono vecchio abbastanza per aver fatto di questo pensiero un punto fermo della mia esistenza.
E, nello stesso istante, ho realizzato che tanti veicoli a due o quattro ruote transitano per il lungolago con poca educazione e troppa velocità.
Il mio ultimo pensiero non può che andare al fiero Romeo che ancora invoca la sua Giulietta senza rendersi conto di averla persa per sempre per mano di un essere umano probabilmente indegno di appartenere al suo genere.


Gino Konvesso.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.