Arte ed emancipazione. La Mostra della Scuola di pittura Samnium

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Foto di Grazia Di Mezza

Si va in “bottega” per imparare a dipingere, punto. E’ l’unico modo per imparare, al di là delle Scuole, delle Accademie, dell’autoformazione. Certi Saperi pretendono ancora, e per fortuna! che sia il rapporto individuale e concreto il tramite per imparare le basi, recandosi nella bottega del Maestro spesso adiacente alla sua casa. Poi, dopo, solo dopo, si va da soli, ovunque. L’emancipazione vera è un dono dell’altra persona, della sua individualità, prima di poter diventare una nostra conquista. Se non sappiamo riconoscere l’appartenenza, anche campanilistica, ad una bottega, non possiamo desiderare di andare e diventare altro. Questo è un dettame esistenziale, prima ancora che artistico. Quindi vado a vedere con vero piacere la mostra della Scuola di pittura Samnium, l’ Essenza dell’Arte,   e dico, altrettanto francamente, che il nome non mi piace.

La più giovane delle allieve (non la conosco e non c’è quando vado a visitare la Mostra) mi costringe ad avvicinarmi alla tela. L’intreccio apparentemente naturale del bosco rivela immediatamente che in quel paesaggio c’è qualcosa in più: qua e là compaiono strani filamenti che non si capisce da dove provengano. Sembrano rami o forse no! evocano la pioggia, perché sembrano scorrere nel paesaggio, fatti di un bianco trasparente che prende le sfumature delle cose che incontra… il verde dell’erba, il marrone della terra. Pure, è certo che non è pioggia. Benchè scorra, vi assicuro, quella pittura! Insisto a guardare. La scena si ferma. Sono rami ed alberi, ed erba e terriccio. Ma soprattutto, è “la luce nella mano di un’Artista” quel bianco che infittisce il bosco, creando cose la cui esistenza è solo riflesso e bagliore. Ecco. Ci vuole talento per persuadere lo spettatore che la realtà è più complessa di come ci appare nelle sue forme nette e solide. Mi viene in aiuto il Maestro: la pittura di questa allieva è onirica. E coraggiosa, aggiungo.

Lo sguardo del cane è straordinariamente vero. Un bambino -bricconcello!- insiste perchè  guardi il nudo del quadro accanto: “pure questo lo ha fatto la mia mamma!”. Non mi convince. Io preferisco lo sguardo del cane. Noi donne dipingiamo gli animali domestici come fossero parte della casa, quel piccolo regno che ancora noi governiamo.  Forse è per questo che gli occhi del cane hanno qualcosa di estremamente famigliare e umano. Addomesticato, appunto. Mi piace il tocco naif di questo quadro.

Poi ci sono le nature morte… vasi, oggetti, fiori, frutta…il Maestro suggerisce di chiamarle, come voleva de Chirico “la vita silenziosa, silente”. Pare che la natura silente sia stata oggetto di pittura soprattutto delle donne, perché quando cominciarono a dipingere non era loro permesso di osservare nudi o di stare ore all’aperto per disegnare paesaggi.  Sorrido, pensando che la pittura femminile delle origini ci abbia inferto la legge del contrappasso: la natura “silenziosa” proprio a noi donne! In questo senso preferisco la letteratura che, con Saramago, ci celebra così: “L’intero universo si regge sulle parole delle donne”.

I mari di un’allieva hanno i colori e la molteplicità del fondo marino e trovo interessante questo capovolgimento di prospettiva: sulla superficie viene dipinto il fondo, come se finalmente il mare ci mostrasse i colori più che il movimento, i colori che sfondano il perenne blu del mare e che solo i bambini i folli e gli artisti riescono a vedere.

Infine una veduta del lago di Telese, quel lago che adoro nonostante abbia un magnetismo fatale per alcuni. Ogni lago, si sa, con le sue acque ferme e profonde,  ci affascina e ci spaventa. Ne percepiamo soprattutto la densità e ci teniamo un po’ a distanza. Ma il quadro che ho di fronte pacifica l’animo, ha un effetto catartico, perché pur conservando le verità di un lago, ne dipinge amorevolmente le acque con pennellate lievi e una luce delicata che accompagna gradatamente lo sguardo oltre   i fili d’ erba, sopra le increspature, fino agli alberi della sponda opposta. Ed è una delle tante volte che il nostro lago ci ricorda la dolcezza delle acque.

Inevitabilmente, in un articolo alcune cose altrettanto interessanti passano sotto silenzio. Vi assicuro che se andrete a vedere la Mostra, queste ultime saranno le prime che noterete.

Filomena Rita  Di Mezza

 

 

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