Gioco per sconfiggere quello d’azzardo

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La seconda domenica di ogni mese i cittadini si incontrano per parlare di “Limatola per Limatola” proprio nell’aula consiliare del Comune. Nelle scorse settimane sono stati affrontati vari argomenti, tutti di notevole importanza sociale. Anche nel nostro piccolo comune, la diffusione del gioco d’azzardo porta con se tantissime patologie che creano allarme. Soprattutto per i più giovani e per i più deboli.
Il boom del gioco d’azzardo e lo Stato incassa le briciole.
Con questo titolo, qualche giorno fa, un importante giornale nazionale, in un articolo ha reso noto alcuni dati. I soldi giocati nel 2017 sfondano il tetto dei 100 miliardi di euro ma gli incassi dell’erario sono crollati di un terzo in sette anni. Lo Stato ricava solo un ottantesimo dai giochi online.
Esattamente l’1,13%. Spiccioli, rispetto ai 27 miliardi di euro gettati sul piatto del solo web da 4 milioni di giocatori. Peggio: i soldi giocati nel 2017 sfondano il tetto mostruoso dei 100 miliardi ma gli incassi dell’erario crollano in percentuale, in sette anni, di circa un terzo. Nel 2007 il «consumo lordo» di azzardo (i soldi tirati fuori complessivamente dagli italiani per giocare), fu di 24,7 miliardi: 721 euro pro capite. Numeri già preoccupanti rispetto ai 12,5 giocati del 1998, un decennio prima. Ma infinitamente meno angoscianti di quelli attuali. Nel 2017, infatti, stando ai dati ufficiali dei Monopoli di Stato rielaborati da Maurizio Fiasco, Presidente di Alea (Associazione per lo studio del gioco d’azzardo) e Ufficiale dell’Ordine al Merito premiato da Mattarella proprio per il suo impegno, quel consumo è schizzato a 101,85 miliardi. Un aumento del 6% sul 2016 e del 142% sul 2007. Con una spesa pro capite, tra i cittadini con più di 18 anni, di 1.697 euro. Il costo di una cucina,frigo,compreso. Ma questa è una media. Ci sono luoghi in cui l’azzardo succhia di meno (9 su 10 delle province meno sprecone sono meridionali) e altri in cui inghiotte cifre enormi: 2.204 euro pro capite a L’Aquila, dove molti sperano forse che la dea bendata «restituisca» loro un po’ di fortuna, 2.357 a Como, 2.384 a Sondrio, 2.429 a Pescara, 2.472 a Teramo… Per capirci: è come se una famiglia media investisse ogni anno in «prodotti» dell’azzardo l’equivalente di un’utilitaria in buone condizioni. Per non dire di Prato, dove i cinesi fanno impennare la quota pro capite a 3.796 euro.
«Ma la maggior parte dei soldi messi nel gioco torna indietro con le vincite!», ribattono quanti fanno affari sui giochi a rischio, cercando di sdrammatizzare la gravità di un fenomeno che, come confermava in questi giorni l’Istat, si è gonfiato tanto da sgretolare via via una delle doti degli italiani, la capacità di risparmio: dall’8,5% del 2016 al 7,8% di oggi. Vero: la quota di quattrini restituiti (sennò nessuno butterebbe i soldi per buttarli) può arrivare al 75%. Il nodo, però, è la devastante crescita degli italiani che, come denunciava giorni fa il rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, spendono «100 euro per la formazione e 300 per il gioco d’azzardo» mentre «in Germania accade il contrario. Segno che in Italia preferiamo giocarcela a sorte».
Da Limatola viene la proposta innovativa di giocarci su. Nelle scorse settimana fu lanciato un primo quiz con in palio una bottiglia di spumante italiano.
Bisognava indovinare il numero di pecore appartenenti ad un gregge di cui si vedeva una foto. Dopo quasi 10 giorni e tantissimi tentativi, ecco che Agostino Cappiello indovina il numero di pecore, erano 198. Durante il brindisi fu svelao l’arcano: iniziava dal piccolo paese attraversato dal Volturno, la battaglia per contrastare il gioco d’azzardo che ha causato tanti, troppi problemi e dipendenze.
Il quesito attuale è: nella settimana tra il 9 ed il 15 aprile, quante persone hanno partecipato alle messe celebrate nella Chiesa San Biagio di Limatola? Chi indovina si aggiudica una bottiglia di spumante italiano. IN PRATICA SONO STATE CONTATE LE PERSONE CHE SI SONO RECATE IN CHIESA NEL PERIODO INDICATO.

Pietro Di Lorenzo

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