Questo o quello, per me par…chi sono!

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“Questa o quella per me pari sono”. È il primo verso di una famosa aria del Rigoletto di Giuseppe Verdi e fa riferimento alle donne. Io lo “recupero” perché lo stesso concetto viene riferito ai Parchi realizzati sulle pagine del passato, su quei frammenti che andrebbero riletti nella loro capacità di dare origine ad altro: o Ecomuseo, o  Parco Naturale, o Parco…Eolico. Basta attraversare tre regioni confinanti e ricche di manufatti simili per scoprire tre diversi concetti di Parchi. Tutti vincenti?

A chi corre veloce sull’autostrada Pescara-L’Aquila, la Maiella mostra il suo lato più bonario: lunghi pendii brulli che si sollevano pigramente verso la fascia del bosco, incisi da profondi valloni. E a chi, incuriosito, decida di dare un’occhiata più da vicino, la Maiella riserba un mondo di sorprese. Risalendo i campi terrazzati e i pascoli alti, si entra nel regno  delle capanne a tholos e dei recinti in pietra a secco, proprio come su Monte Coppe.  Uno straordinario “universo edile” trasformato dall’intelligenza della gente in Museo del territorio, come l’Ecomuseo della Valle Giumentina nel Parco della Maiella, scaturito dall’esigenza della comunità di conoscere se stessa e la sua storia attraverso le testimonianze della cultura materiale.  E quanti turisti accorrono! Bello, vero?

Ma scendiamo in Puglia, oltre Lecce. Superata la Valle d’Itria, con negli occhi ancora la meraviglia dei Trulli, basta percorrere la litoranea che da Otranto mena a Santa Maria di Leuca per rimanere senza fiato. Il paesaggio, l’ambiente ti illuminano di immenso. Siamo nel Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca, nato dalla forte volontà di tutelare un patrimonio naturalistico irripetibile e dall’intento di valorizzare il territorio secondo un modello di sviluppo eco-sostenibile che promuova l’economia delle comunità di riferimento.

Il parco comprende alcuni Siti di Importanza Comunitaria -SIC – con un patrimonio architettonico, culturale e ambientale di grandissimo pregio: la sua struttura geologica regala, infatti, oltre a paesaggi mozzafiato, caratterizzati  dalla presenza di  falesie e prati aridi, sorprendenti testimonianze di un passato che si perde nella preistoria. Durante la visita al Parco, ci si imbatte in manufatti assai simili a quelli Abruzzesi: le “pajare”,  costruzioni rurali realizzate con la tecnica del muro a secco, utilizzate dai contadini di un tempo per immagazzinare paglia e attrezzi di lavoro in campagna, così come sui nostri monti le utilizzavano i pastori. Costruzioni che però non sono lasciate lì, monumenti senza vita, ma riutilizzabili grazie ad un intelligente Piano Paesaggistico Territoriale con il quale la Regione indirizza le operazioni di recupero edilizio, restauro e ristrutturazione, con attenzione alla problematica del “riuso”. Il risultato è sotto gli occhi di quanti scelgono il magico Salento per le loro vacanze. Ottimo, proprio ottimo!

Ma non bisogna andare in Abruzzo o nel Salento per vedere queste costruzioni a secco, questi Tholos. Basta salire, come Haidi, sui nostri monti, avendo gli occhi non predisposti solo per tartufi, virni e/o beccacce, ma disposti a vedere quelle che sembrano solo pietre abbandonate e muretti a secco da demolire e riutilizzare…altrove, ma che in realtà hanno un cuore e dimostrano chiaramente che non sono solo cumuli da spietramento, ma pietre…parlanti.

Purtroppo,  poichè mai nessuno dei depositari della conoscenza ha parlato prima d’ora di tali manufatti, è evidente che essi “tamquam non essent”, come dicono i colti avvocati adoperando la sinteticità del latino: e come se non ci fossero, per cui…per cui la loro “valorizzazione” sta avvenendo anche qui con la realizzazione di un Parco. Parco e basta? Noooo…c’è un piccolo, geniale aggettivo che lo definisce: Parco eolico. Penso che sia stato lì concepito per valorizzare, illuminandoli, gli antichi tratturi e gli insediamenti che, realizzati da sanniti Pentri, come e più che in Abruzzo, sono stati adattati e utilizzati dai pastori con un’impennata a partire dalla “eversione della feudalità”, agli inizi dell’800.

Questo Parco che stanno realizzando in “zona SIC”, è la dimostrazione tangibile che non è vero che la Campania pensa solo alla costa. Infatti la Costiera Amalfitana, pur essa zona SIC, è stata inopinatamente esclusa, chissà perchè, da questa prospettiva di sviluppo. Mi aspetto grandi proteste in costiera perché, quando c’è da investire in certi “parchi”, si pensa solo alle zone interne!. Bello, vero? O no?. Io dico una cosa: non sono contrario “ a prescindere” a questa fonte energetica alternativa, ma manco questa zona supervincolata, con tanti segni del passato, possiamo risparmiare dall’invasione eolica? Ma qualcuno di quelli che concede i pareri favorevoli, ha mai visto cosa si vuole distruggere? Tre Regioni, tre zone ricche di manufatti coevi, tre modelli di “sviluppo”. Quale vi intriga di più? A me sembra un clone della storia degli autovelox sulla Caianello-Benevento: il beneficio di pochi si trasforma in danno per tanti.

Renzo Morone

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