Il caso San Lupo

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Il territorio sanlupese è, senza alcun dubbio, interessato da cospicue circolazioni idriche sotterranee. In questo senso, infatti, l’intera area del Matese meridionale è posta al raccordo tra i rilievi montuosi e la fascia collinare pedemontana. Ad ogni modo, il bacino territoriale è rappresentato dai sedimenti carbonatici mesozoici caratterizzati da una elevata permeabilità per fratturazione. Questo reticolo idrografico ortoclinale sostanzia la tipologia produttiva dell’agricoltura tradizionale (cfr. sorgive superficiali).

Comunicazione del Fronte Antieolico Sannita
Spett.le ATO CALORE IRPINO

“La programmazione eolica interferisce chiaramente con il Bacino Imbrifero del Matese meridionale. Per quanto concerne la problematica specifica si evidenzia quanto segue:

  1. a) che l’individuazione del reticolato idrico del Matese meridionale risulta essere oggetto di un’attenta valutazione da parte dell’Università del Molise;
  2. b) che le numerosissime sorgive superficiali presenti nell’agro produttivo di San Lupo stanno a dimostrare la fragilità carsica del suindicato territorio (mappa acque San Lupo, il link: https://www.google.com/maps/d/edit?mid=1TgHgotyO5S5Iv6l3OQ3A31KxJVgenJDA&ll=41.26445034139153%2C14.629626349999967&z=12– in evidente contrasto con l’impianto eolico, il link: https://www.google.com/maps/d/edit?mid=1jysPqJRrpCDcsOQ2k8Z6MRS6FjQ&ll=41.28493052262655%2C14.633907099999988&z=14);
  3. c) che l’area rientra nella perimetrazione del Parco Nazionale del Matese;
  4. d) che, infine, nell’area montana di San Lupo insistono indiscusse falde acquifere.”

Acqua, il petrolio del futuro.
di Mario Tozzi.

Nei prossimi 20 anni la quantità media di acqua pro-capite diminuirà di un terzo rispetto a oggi, contribuendo, fra l’altro, ad aggravare i problemi della fame nel mondo. La sola protezione degli ambienti di acqua dolce (fiumi, laghi, zone umide) sarebbe sufficiente a salvaguardare una risorsa che garantisce una quantità di servizi alla sopravvivenza umana, oltre a placare la sete, coltivare i campi e fabbricare oggetti. Ci piace pensare che le parole di Ratzinger possano essere intese nel senso di un nuovo approccio ecologico alla gestione delle acque, delle sorgenti e dei grandi fiumi che riduca innanzitutto gli sprechi.

Purtroppo le cose non andranno così e le guerre per l’acqua, lungi dal terminare, incrementeranno. La maggior parte dei grandi fiumi è suddivisa nel territorio di nazioni diverse e chi si trova a monte ha in mano il rubinetto di chi sta a valle. La costruzione delle nuove grandi dighe sul Tigri e l’Eufrate (che nascono in Anatolia) farà sparire dalla carta geografica la culla delle civiltà storiche cancellando per sempre la Mesopotamia. E sono anni che il Colorado non termina più la sua corsa in territorio messicano come aveva fatto per millenni, visto che tutta l’acqua è trattenuta dagli Stati Uniti per le proprie esigenze idriche e energetiche. E ci sono anche casi opposti: l’acqua del Nilo è ancora assegnata per trattato internazionale quasi per intero all’Egitto, qualche cosa al Sudan e niente all’Etiopia, dove però si alimenta il 75% dell’acqua del fiume sacro. Considerando che le piogge in territorio egiziano contribuiscono solo per il 3% alla portata del Nilo, e che dunque tutta l’acqua viene dall’estero, cosa accadrebbe se l’Etiopia reclamasse la sua parte?

Ormai sappiamo che c’è un modo migliore di gestire le risorse idriche, alternativo a quello delle grandi infrastrutture, che assecondano i bisogni dei grandi gruppi economici ma non quelli del diritto universale all’acqua per tutti. Dal 1950 al 2000 la disponibilità annuale pro capite di acqua nel mondo è andata decrescendo dai 16.800 metri cubi ai 6.800 mentre la popolazione umana è andata crescendo nello stesso periodo, da quasi 3 miliardi a oltre 6 miliardi. Oggi oltre un miliardo di individui non hanno accesso all’acqua potabile e il 41% della popolazione mondiale (2,3 miliardi di persone) vive attualmente lungo i bacini di fiumi sottoposti ad un vero e proprio stress idrico. E’ vero che l’acqua non è presente in modo omogeneo sul pianeta Terra e di fronte ad aree che ne sono ricchissime – e nelle quali dell’acqua si fa uso e abuso – ne esistono molte altre che ne dispongono in quantità insufficienti, tanto che la continua riutilizzazione per usi diversi della poca acqua a disposizione la rende anche veicolo di infezioni e malattie. Tuttavia ogni essere umano avrebbe teoricamente a disposizione qualche migliaio di litri al giorno, se l’acqua fosse equamente distribuita e non la sprecassimo così tanto. Dalle parole è venuto il momento di passare ai fatti.

Raffaele Pengue e Domenico Rotondi

 

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