Storia, pregiudizi e Forche caudine

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Un pregiudizio è una “ opinione errata perché concepita non per conoscenza precisa e diretta del fatto o della persona, ma sulla base di voci e opinioni comuni, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore “

Se esaminiamo le tante ipotesi finora fatte sulla localizzazione delle Forche Caudine, risulta evidente che hanno come comune denominatore un pregiudizio che le discosta decisamente dal pensiero di Tito Livio: poichè l’esercito Romano ha percorso la Via Appia-Traiana per raggiungere Luceria, è lungo questo percorso che vanno cercate le Forche.  Il più categorico è stato sicuramente Mommsen che, dopo aver inopinatamente spostato il punto di partenza da Caiatia sul Volturno a Calatia lungo l’Appia, sentenziò : “… Per arrivare in tempo non si poteva prendere che una via… là dove in continuazione della via Appia fu poscia costruita la via romana che da Capua, per Benevento, sbocca verso l’Apulia”! Eppure non è assolutamente così sia perché gli exploratores non avrebbero mai scelto per impiantare un castrum un sito privo della vitale acqua… Romani apud flumen castra ponunt… requisito fondamentale per dissetare migliaia di uomini e centinaia di animali al seguito (Psuedo Hyginus – De munitionibus castrorum), poi perchè Livio lo scrive chiaramente: “Duae ad Luceriam ferebant viae”. Individuare i due percorsi significa individuare il punto ove ci sono le Forche Caudine.  Importante, inoltre, è pure capire il significato del toponimo Furculas Caudinas.

Esaminiamo i due punti, partendo dal significato di Furculas Caudinas.

  • Furculas- plurale di “furcŭla”, l’osso biforcuto presente negli uccelli a forma di V. Come toponimo Furculas indica delle gole  con  pendii ripidi e scoscesi, a forma di V., che spesso portano a valichi montani. Sono tanti i toponimi “composti” che indicano strade che attraversano zone con tali caratteristiche  “forca d’Acero, Forcella Staulanza…”.  «Caudinas» perché ubicate e/o accessibili dalla pianura campana abitata dai Caudini.
  • Per Livio le vie per andare da Calatia a Luceria erano due «Duae ad Luceriam ferebant viae ». Quali erano? La prima “altera praeter oram superi maris“ era la nota, conosciuta e sicura via utilizzata per andare verso il mare Adriatico (Superum) e che, una volta ristrutturata, diventerà la Via Traiana. Aveva però un difetto per le esigenze dei romani: era  “longior-più lunga”. L’“altera per Furculas Caudinas, invece, era brevior -più corta”. Due percorsi distinti e separati che non ammettono confusione: “..altera”, “o l’una, o l’altra”  e che danno una certezza: il percorso “brevior” era alternativo alla Via Traiana ed attraversava una zona detta Forche Caudine.

Tutta la vicenda si basa sugli interessi contrastanti di Romani e Sanniti: gli uni volevano guadagnare tempo per evitare di arrivare a Lucera troppo tardi, gli altri volevano dare ai milites una sonora lezione visto che stavano sottraendo loro sia i vitali pascoli intorno al Volturno, sia quelli Pugliesi controllabili appunto da Lucera.

Teatro della vicenda.

L’esercito romano era accampato in un castrum a Caiatia, probabilmente in quel «CASTRA ANNIBAL» che troviamo sulla Tavola Peutingeriana lungo il Volturno proprio a valle di Caiatia.  E’ evidente che trattasi di un Castrum  Romano passato poi nella memoria collettiva come Castrum  Annibale perché, come per il Ponte di Annibale a Cerreto Sannita, sulle Forre del Titerno, fu fatto dai Romani ma detto di Annibale perché di li sarebbe passato.

I sanniti erano invece accampati « circa Caudium», cioè «pressappoco nei pressi» di Caudium o del territorio Caudino, sotto il comando di Gaio Ponzio, uomo «valente, coraggioso e colto». Il problema era: come battere un esercito più forte e ben organizzato? Affrontare i Romani in campo aperto sarebbe stato un suicidio! Occorreva studiare una «trappola perfetta» nella quale attirarli,  un terreno non adatto alle loro capacità, e poi intrappolarli in gole selvagge.  “Telesinus” non poteva non conoscere palmo palmo la sua zona, per cui l’Embratur (condottiero) dell’esercito sannita, studiò la mossa giusta per dare scacco matto ai romani: mosse come pedine dei finti pastori che si fecero catturare ed “estorcere” notizie preziose (per i Sanniti, ovviamente!): 1- Attenti, la vostra preziosa alleata Lucera è stata accerchiata da tutti i Sanniti che stanno per conquistarla; 2- Se volete fare prima per evitare che capitoli, lasciate stare la conosciuta e sicura Via Superi Maris e, attraversando le Furculas Caudinas, tagliate attraverso i monti che non sono presidiati come al solito dai Pentri che sono accorsi in massa a Lucera. Una via “brevior” che vi consentirà di arrivare prima ….

Poiché i tempi di marcia di una legione romana erano di 3-4 miglia al giorno, accorciare anche di una decina di miglia  significava arrivare in soccorso dei preziosi alleati 3-4 giorni prima!

Gli argomenti proposti furono irresistibili per l’esercito romano che si avviò lungo il Volturno, per imboccare la scorciatoia  furbamente suggerita.

Ma come individuare questo percorso più breve per Lucera? Quale era questa “aliam viam brevior” rispetto alla Via del mare? Se la via più breve tra due punti è la retta, basta tracciarne una tra Calatia (quella che sia!) e Luceria per vedere che…si taglia il Tifernum Mons, il Matese,  lungo le Gole del Titerno!

Sono queste delle tipiche valli a forma di “furcula”, accessibili dalla pianura caudina antistante Faicchio, e attraversate da un tratturo a tratti scavato nella roccia “cavam rupem” che collegava, attraverso Pietraroja e Terravechia di Sepino, la Pianura Campana-Caudina con quella Dauna.  Un percorso facile da raggiungere: bastava risalire prima il Volturno e poi il Titerno, ma normalmente superprotetto, da Monte Pugliano a Monte Cigno, trattandosi della porta di accesso al territorio Pentro.    Attraversare queste gole leggendo il testo di Livio, sembra di essere accompagnati da una guida del TCI. Le coincidenze sono veramente imbarazzanti. Il tutto…sotto dei monti dai quali le rocce cadono facilmente giù, allora come oggi, senza alcuna necessità (ma come avrebbero fatto?) per i Sanniti…anzi, per i Pentri, di portarle prima su per poi spingerle giù per eseguire ben due blocchi contemporaneamente…. “saeptas deiectu arborum saxorumque ingentium obiacente mole invenere…”. Operazione praticamente impossibile, come dice l’esperto militare ing. Flavio Russo: “pura follia pensare che sia stato possibile bloccare in due punti la gola di Arpaia e sconfiggere l’esercito Romano nella pianura antistante….”.

ll capolavoro dell’astuto condottiero “telesino” fu instradare un esercito organizzato per la pianura in uno stretto sentiero tra due gole che fossero pure ad una certa distanza tra loro e facilmente bloccabili con massi fatti cadere dall’alto. Costretto a camminare in fila indiana, i romani furono intrappolati senza poter applicare le loro tattiche di guerra! Il resto…è storia conosciuta!.

Renzo Morone

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