Sanniti: pastori-guerrieri o raffinati salottieri?

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Se, in assenza di una letteratura specifica, esaminiamo le tante ipotesi finora fatte sui Sanniti, viene fuori il ritratto di una “figura bidimensionale del pastore-guerriero, tanto ostinato e battagliero quanto, sostanzialmente, rozzo”.  Aniello Troiano.

Ma sono tante le scoperte che lentamente stanno demolendo questi pregiudizi e ci permettono di comprendere appieno il grado di civilizzazione e il livello culturale di questo popolo spesso sminuito. Se e vero che i Pentri furono i pastori-guerrieri dei monti facenti parte di quella popolazione che ha in Pietrabbondante il simbolo della propria grandezza, è altrettanto vero che, dall’analisi di quegli autentici gioielli che sono i reperti ceramici trovati a Saticula (vaso di Assteas) e a Montesarchio viene fuori un ritratto decisamente diverso dagli stereotipi. “Dalle oltre 3000 tombe scavate nell’area di Montesarchio, dice il Prof. Giampiero Galasso-Archeologo, viene fuori l’immagine che questo popolo trasmette attraverso i corredi funerari: quella di una società colta, dedita all’agricoltura, artigianato, commercio a lunga distanza, e non certo di un popolo rozzo e bellicoso. Dagli studi si rileva anche che nel periodo della II guerra sannitica legata all’episodio delle Forche Caudine l’area se non era già spopolata del tutto, di certo da quanto dicono gli scavi archeologici era poco abitata e mai un’arma è stata posta a corredo delle sepoltura per tutto il periodo che dal V fino alla fine del IV sec. a.C . Le oltre 100 tombe dell’Irpina Carife del V-IV sec. a.C., invece, hanno restituito cinturoni, pugnali, punte di lancia e così in altre località… Ma non a Caudium, non a Saticula….

Ad integrazione di quanto detto da chi, dal 1990 al 2007, ha seguito gli scavi tendenti alla ricerca di Caudium, interviene Luciano D’amico con una precisazione che mi sento di condividere in pieno: “Se cercate la Caudium sannitica intesa come entità urbana non si troverà mai perché non è mai esistita e lo stesso vale per Telesia. (…e io aggiungo Cominium!). Le città nasceranno nel Sannio con la sua romanizzazione”. Come avvenne per Sepino…e per i ponti di Fabio Massimo e di Annibale, lungo le Forre del Titerno, realizzati a partire dal I sec. a.C….ad accezione del “proto-arco” del ponte cosiddetto del Mulino, a mio parere realizzato verso il IV sec. a.C. e poi modificato con una sopraelevazione. Ma torniamo alla ceramica trovata a Saticula e nelle tombe di Montesarchio.

Dall’analisi di questa ceramica, una sorta di bucchero raffinato, spicca fuori per sofisticazione e diffusione territoriale l’assimilazione del simposio greco, la seconda parte del banchetto dedicata al bere, alle arti ed alla conversazione. Dobbiamo ricordare che in tutti i centri greci dell’Italia meridionale (Magna Grecia), furono molto abbondanti le importazioni di ceramica attica e, a partire dalla seconda metà del V secolo a.C., in concomitanza con la fondazione della colonia ateniese di Thurii (presso Sibari), si avviò una produzione di ceramica locale a figure rosse , con la nascita di fabbriche anche in Campania, innanzitutto a Paestum.

Ben presto le botteghe dell’Italia meridionale svilupparono uno stile originale, caratterizzato soprattutto da una vivace policromia per l’uso frequente di colori suddipinti, quali il bianco, il giallo e il rosso.

Il ritrovamento di numerosi crateri, i vasi destinati alla miscela del vino con acqua e miele,  posti nelle tombe caudine ai piedi dei defunti, e il famosissimo vaso di Assteas di Saticula, dimostrano un legame di tipo culturale e commerciale tra i Caudini ed i Greci, avvalorando così il ritratto dipinto da Galasso: “quello Caudino fu un popolo pacifico, dedito all’agricoltura ed al commercio, che ha lasciato tracce indiscutibili di cultura”.

Origine greca, come ho ipotizzato io? Al 100% sicuramente no, ma sicuramente una mescolanza di sangue, oltre che di cultura, ci sarà stata: ”… non erano di origine ellenica, dice Giampiero Galasso, ma che ad un certo punto il modello culturale di vita ellenico si diffonde in quest’area per -evidentemente- i continui e intensi contatti che Caudini e Greci della costa avevano reciprocamente avviato forse già dalla fine del VI sec. A.C., è più che certo.”.

Per concludere, io non dimenticherei, oltre a Pestum, due realtà politiche e territoriali distinte ma geograficamente confinanti come i Greci di Cuma e poi gli Etruschi, che sviluppano intensi rapporti di carattere commerciale grazie alla circolazione di specifici prodotti, in particolare la ceramica etrusca proveniente dall’area settentrionale della polis di Cuma: il bucchero. Certo è che il mondo Caudino è molto distante da quello Sannita-Pentro, tanto che Carlo Sigonio, lo storico modenese del 500, nel De antiquo jure Romanorum, Italiae, provinciarum, non include i Caudini tra le tribù sannite propriamente dette, quelle dei pastori-guerrieri abitanti dei monti e del nostro Matese. Se è difficile immaginare i Pentri, quel popolo guerriero, l’unico forse che, a detta degli studiosi, fece letteralmente tremare la potenza di Roma, oziare a tavola durante un colto Symposium, pasteggiando vino e miele, altrettanto difficile, secondo me, è immaginare i Caudini, così colti da aver realizzato ceramiche da Symposium incredibilmente raffinate, realizzare una trappola micidiale per sottoporre i Romani ad una umiliazione storica e, decisamente, poco nobile. Io  la storia, confrontando un pò le varie sfaccettature, la leggo così!

Lorenzo Morone

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