La quarta guerra sannita

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E’ il 30 Agosto ed un nuovo giorno illumina i monti e le valli dell’Appennino Campano, alle pendici del Matese sud orientale nell’alto Sannio beneventano.

Il mio viso inizia a riscaldarsi e sento le gote arrossirsi. Un leggero vento che spira da nord regala uno stato di benessere al mio corpo e la mia mente si dondola in una positiva condizione di bioenergetica. Mi sento libera ma radicata nella terra, la mia, che ritrovo dopo diverso tempo.

Improvvisamente vengo attirata da una colonna di vacche. Spuntano da dietro un crinale e ordinatamente scendono lungo la dorsale della montagnola. Man mano che si avvicinano il suono dei loro campanacci giunge sempre più imponente alle mie orecchie regalandomi una piacevole colonna sonora che accompagna il mutare dei colori attorno a me. Non sono sole, ad accompagnarle ci sono i loro guardiani, i cani pastori ed una decina di cavalli e puledrini allo stato brado.

E’ la scena che, ogni mattina, si ripete da migliaia di anni ed è lo sfondo che rievoca la mia puerizia. Cerco di orientarmi, di ricordare le indicazioni che mio padre mi dava quando andavamo a fare le nostre passeggiate. Lo sguardo si perde. Ad ovest, mi allungo fino alla catene montuosa più estrema che segna una immaginaria linea di confine con la provincia di Caserta. Nitidamente individuo Monte Vergine e le fila montuosa dell’Irpinia! A nord si staglia monte Mutria con tutta la sua imponenza di montagna sacra ai Sanniti. Si, sono nella terra dei Sanniti e mi emoziona l’idea di essere una di loro.

Mi volto verso est ed improvvisamente lo scenario cambia. La mia memoria non lo riconosce: lunghe distese di punti bianchi lungo i crinali delle dolci colline del Fortore…non sono vacche ma torri eoliche che da almeno vent’anni calcano la scena del Fortore e delle colline pugliesi che segnano l’orizzonte. Seguo con lo sguardo fino ai paesi al confine col Molise e mi accorgo che sono presenti lungo tutta la traiettoria. Capisco che non sono sfumature ma è una chiara prosecuzione di un disegno che si estende come una colonizzazione graduale di tutta la zona.

Ad un tratto, alle ore 9,00, la contemplazione del paesaggio circostante viene bruscamente interrotta da un rumore assordante!

All’improvviso le Vacche (circa 150 capi di bestiame) rompono le fila, sembrano disorientate. Il suono dei loro campanacci diventa sempre più ritmato quasi a voler sottolineare, come in un film, l’imminente cambio della storia, il colpo di scena…

Repentinamente sbucano una decina di pastori. Giovani uomini con in pugno il loro bastone, la pirocca! Odo le loro urla, quasi come un linguaggio criptato conosciuto solo dalle loro mandrie.

Sono agitati e cercano di impedire che le vacche si disperdano. Si dispongono intorno alle bestie ed assumono presto una forma di contenimento.

Cerco di capire cosa abbia provocato questo rumore e voltandomi di spalle, intravedo una montagnola con sopra una specie di monumento. Ci sono delle persone intorno, così mi avvicino per capire.

Col diminuire della distanza che mi divide da quel punto mi rendo conto che ci sono degli uomini con degli elmetti… non sono mimetici ma fluorescenti e quello che sembrava un monumento, magari innalzato in memoria dei Sanniti Pentri, è invece una Trivella.

Sono difronte ad un cantiere. Mi rigiro verso la mandria e scorgo delle vacche che avviano una nuova fila indiana, avanzando in modo sostenuto. Poi si raggruppano e invece di allontanarsi da quel rumore assordante gli vanno incontro. Mi trovo difronte a loro e dietro di me la trivella…mi assale un senso di impotenza e temo che vogliano venirmi incontro. Così mi sposto repentinamente ma loro seguono la traiettoria precedente. Non vengono verso di me, non sono io il loro obiettivo…vanno verso la trivella. Gli operai al lavoro si agitano ed iniziano a barricarsi all’interno di una sorta di recinzione fatta con nastro bianco e rosso. Quel colore sembra però attirare ancora di più le vacche che ben presto circondano tutto il sito.

Sono accerchiati ed i pastori non sanno cosa fare. Parlano ad alta voce tra di loro e decidono di assecondare le vacche che si fermano, stazionando proprio sulla collina interessata dai lavori.

Vi è un’improvvisa coesistenza di due situazioni che stridono, tra di loro chiaramente incompatibili. Da una parte il rumore meccanico, dall’altro il suono dei campanacci.

Sul posto giungono le Forze dell’ordine, vengono identificate le persone ed i pastori avanzano le loro rimostranze. Il loro linguaggio semplice, a tratti in dialetto, il loro stato di agitazione legato alla paura di un disordine tra le vacche, fa sì che venga disposta la sospensione dei lavori per consentire accertamenti. Giunge sul posto anche una giovane avvocata allertata dagli allevatori e tutti insieme, rappresentanti delle parti e forze dell’ordine si avviano verso valle.

La Trivella si arresta e nel mentre le mucche decidono di disporsi in una specie di girotondo. Giungono sul posto decine di abitanti della zona. Tutti pastori ed allevatori, persone a cui quelle terre sono state demandate da generazioni. Gridano che sono terre gravate da Usi civici, terre che la natura ha concesso ai pascoli di altura, ai pascoli permanenti…e chi di competenza ha poi concesso anche le fida pascolo agli allevatori! Terre del Volgo, terra della terra, terra della cultura.

Le vacche sembrano supportare la tesi, imperturbabili. Qualcuna si sdraia ma restano lì!

Sotto il sole cocente di mezzogiorno la gente decide di rimanere, in attesa che qualcuno riferisca loro qualcosa. Data l’altura non ci sono alberi e non c’è ombra. Un vecchio pastore, che chiamano ZI’ PEPPE, il più anziano forse dei presenti, si sdraia all’ombra di una grande pietra, l’unica, e calandosi la paglietta sul volto dice che non se ne andrà da lì finquando non se ne andranno anche le Trivelle.

Giungono sul posto tre donne che imbracciano dei voluminosi cesti. Li poggiano a terra ed iniziano a tirare fuori formaggi e salumi. Dicono che sono i prodotti della loro terra. Giunge anche un fuoristrada guidato da un giovane uomo. Ha portato da bere. Ci sono litri e litri di acqua e dice di averla presa alla fonte che si trova poco distante da lì, è l’acqua della “fontana della lepre” urla!

Le persone si rifocillano ed in uno spirito di solidarietà offrono da bere e da mangiare anche agli operai rimasti sul cantiere. Sono tutti in attesa che salga la voce dalla valle. Per una volta il potere si trova sotto ed il volgo in alto!

Ma la vera decisione l’hanno presa le bestie. Sono lì, senza acqua, ad attendere insieme a tutti gli altri…sono tranquille.

Nel cuore del pomeriggio, si sentono delle auto risalire lungo la strada. Tutti si affacciano dal versante che guarda la strada. Sembra essersi creata una torre di controllo, proprio come accadeva nell’antichità. Giungono notizie ufficiose: l’avvocata degli allevatori, l’avv. Fusco, li raggruppa, parla con loro e dice che non c’è nessun provvedimento ufficiale. E’ in stretto contatto telefonico anche con la Sua collega, L’avv. Alessandra Sandrucci e Pinuccio Fappiano, rimasti in città per studiare la documentazione ed essere pronti a contrastare l’emergenza. Ha il volto tirato ma la voce è rassicurante. Dice che bisogna aspettare ma che loro sono fiduciose!!! Visibilmente provati da una giornate pesante e calda, gli allevatori decidono di non demordere, di restare lì ad oltranza e con loro resta anche l’avvocata. Le vacche si rianimano e quelle che si erano sdraiate si rialzano. Poco dopo giungono anche i capi del cantiere eolico.

Dopo un’altra ora, durante la quale i capi del cantiere tentano di ripristinare i due “fronti” richiamando all’ordine i propri operai e tentando di allontanare bruscamente gli allevatori, insorgono contrasti verbali seguiti da momenti di silenzio…poco dopo il capo del cantiere chiama l’avvocata, dice di aver deciso di andare via, senza attendere alcun provvedimento. Decide di far smontare il cantiere e chiede di consentire il passaggio dei mezzi ma ancora di più chiede di far creare un corridoio tra le mucche in modo da poter sgombrare il sito dai mezzi pesanti.

Un urlo di gioia si alza nell’aria, i pastori incitano le vacche e le dispongono su due fila. Nell’arco di mezz’ora i mezzi se ne vanno passando nel corridoio delle mucche, quasi a rievocare il passaggio dei romani sotto il giogo dei sanniti. Tra lacrime, abbracci e suon di campanacci si alza un applauso.

Il sito è sgombro, le vacche hanno sconfitto il nemico. Sono state loro le vere protagoniste di questo caldo 30 agosto 2017.

Qualcuno parla della quarta guerra sannita, della rievocazione delle forche caudine in cui il nemico, I SIGNORI DELL’EOLICO, dopo una dura resistenza ha abbandonato il campo, umiliato dalle vacche!!!

EVVIVA IL SANNIO, EVVIVA LE VACCHE!

Giuseppe Fappiano

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