Sette anni di attesa

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Si avvicina la presentazione della pellicola del giovane regista beneventano Valerio Vestoso, prevista per sabato 22 luglio

La vita di ogni guardiese è scandita da una data che ricorre ogni sette anni. E tale lunga attesa sta per giungere alla sua conclusione. In questo mese che anticipa il rinnovo dei Riti penitenziali, si configura come necessario un momento di riflessione e condivisione della memoria religiosa, storica e antropologica di un popolo.

«Cogliere l’essenza dei riti»: è questa l’idea del lavoro di reportage che sarà reso noto al pubblico sabato 22 luglio, alle ore 18.30, presso l’Ave Gratia Plena, nel centro storico della cittadina guardiese.

«Il documentario intende offrire uno strumento in grado di aiutare la percezione dell’evento attraverso precise ed efficaci informazioni, evitando semplificazioni ma senza presumere di giungere a conclusioni definitive». Così si legge nel libro che accompagna il documentario nato da un’idea della parrocchia, in particolare di Don Giustino Di Santo e Nicola Pigna, curato e realizzato dal Centro Studi Sociali Bachelet ONLUS.

45 minuti di interviste sul campo a figuranti, donne che aiutano i battenti nel loro rito di espiazione, penitenti stessi protetti dall’anonimato, ragazze del coro, organizzatori. Il tutto sapientemente unito in una trama narrativa a musiche, canti tipici e al suono inconfondibile di quei due campanelli ritrovati accanto alla statua dell’Assunta in un tempo lontano inghiottito dai secoli.

A creare il filo conduttore del documentario sono tre esperti a confronto: Amerigo Ciervo, docente di filosofia e storia, rigoroso ricercatore di musiche e di culture popolari del Sannio; Silvio Falato, studioso della tradizione e della lingua locale; Mons. Fausto Carlesimo, che al rituale ha già dedicato alcune interessantissime pubblicazioni.

I tre studiosi rappresentano tre punti di vista differenti che osservano i Riti, si scambiano idee e s’incontrano intorno ad un tavolo in cui sono presenti i segni di penitenza collettiva: una corona di spine, la disciplina in metallo e la spugnetta di spilli rispettivamente usate dagli incappucciati per percuotere le spalle e il petto.

Sullo schermo il primo piano  emblematico di chi ha voluto condividere la propria testimonianza si alterna a immagini di repertorio per poi tornare nella Basilica dell’Assunta: chiesa che custodisce l’effige mariana e luogo sacro in cui tutta la comunità, con ruoli diversi, si unirà per compiere la propria azione fideistica. Come testimoniano penitenti intervistati, si tratta di una fede indubbiamente «particolare», la quale parla lo stesso linguaggio e viene esternata attraverso un atto sacrificale che accomuna bambini, donne ed anziani.

«Penso che tutti prima o poi s’innamorano. L’amore non si può spiegare o no? Ci sono cose che non si spiegano. E così è questa nostra fede»: dichiara una donna intervistata che spiega i Riti con una semplice ma realistica similitudine sui sentimenti e sul loro mistero.

A cucire la trama di questa storia intensamente vera, è il trentenne regista beneventano, Valerio Vestoso, già conosciuto a livello nazionale ed internazionale. A comporre la colonna sonora, invece, due talentuosi musicisti sanniti, operanti anche all’estero, Corrado Ciervo e Luigi De Cicco. L’organizzazione generale del lavoro è stata affidata a Patrizia Lombardi, presidente del Centro Studi Sociali Bachelet ONLUS, il coordinamento ad Ada Mancinelli e la consulenza scientifica ad Amerigo Ciervo.

Ilaria Sebastianelli

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