Città Telesina. Lettera di Scetta

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I processi storici, politici, sociali quasi sempre necessitano di tempi di “maturazione”. Talvolta lunghi, talvolta brevi.

Bisogna avere pazienza e tenacia; bisogna riflettere per capire, valutare. Poi, viene il tempo di uscire dagli indugi e affrontare le cose con spirito realistico, costruttivo e, se necessario, autocritico.

Credo siano maturi i tempi per una riflessione sulle origini, sul percorso, sulla valenza e, se vogliamo, sul destino delle Unioni dei Comuni che rappresentate.

Città dei Sanniti – Città Telesina. Si era partiti con tanto entusiasmo e tanto clamore che, via via, si sono affievoliti, quasi spenti, non tanto per volontà o per demerito delle amministrazioni, quanto, piuttosto, per la fumosità legislativa delle Unioni stesse concepite più per una estemporanea esternazione politica che per un progetto programmatico concreto.

A complicare le cose sono sopravvenute nuove direttive politiche regionali, nazionali e comunitarie per la progettualità, i finanziamenti, i servizi. Oggi si parla di “area vasta”, di “massa critica”, di aggregazioni di almeno 50.000 abitanti. E poi c’é la concorrenza spietata tra aree di una stessa regione, la contrazione delle risorse, l’instabilità politica ed economica europea.

Le nostre Unioni dei Comuni, se pur giovani, sembrano fuori del tempo, obsolete. Il governo stesso pensa a correttivi.

E, le nostre due Unioni, come tante altre, sono state concepite su criteri di appartenenza politica, di sola continuità territoriale e, in qualche caso per sino per amicizia e simpatia.

La nostra è una realtà parcellata e avrebbe avuto bisogno all’atto dell’aggregazione, di ben altro collante e di un pizzico di campanilismo in meno.

Sarebbe stato più opportuno “unire” sulla base di progettualità sostenibili a tutela di interessi comuni e successivamente allargare i confini delle unioni stesse a fare delle diversità un elemento di forza e non di disgregazione.

In altri termini avremmo dovuto concepire un progetto concreto che si sviluppasse in fasi successive che coniugasse storia, paesaggio, cultura, artigianato, agricoltura, vino, termalismo, servizi, il tutto finalizzato allo sviluppo economico ed occupazionale, all’offerta turistica, al turismo “lento”, all’enogastronomia, alla promozione e alla valorizzazione di un patrimonio enorme nel quale emerge, su tutto, la “vivibilità”.

In realtà, in quattro anni, si è prodotto ben poco e, non poteva essere diversamente proprio per quella mancanza di concretezza iniziale che ha prodotto, poi, scetticismo e disinteresse.

Dunque è necessario ripartire, rifondare, traendo insegnamento dagli errori pregressi.

Ho consultato molti sindaci e tutti sono concordi sulla opportunità di una svolta coraggiosa. Di una rifondazione che riparta dalla fusione delle due Unioni con l’annessione di altre comunità per superare la soglia dei 50.000 abitanti.

I presupposti ci sono, le potenzialità non mancano, le competenze sono tante, la necessità è reale. Bisogna valutare se c’è la concreta volontà di fare.

Certo, se dobbiamo concepire una Unione più vasta per fare solo una manifestazione inaugurale più folcloristica con tante fasce, con tanti gonfaloni, banda, giornalisti e televisioni, forse è il caso di desistere in partenza e ciascuno torni a bivaccare all’ombra del proprio campanile.

Come diceva Kevin Linch, “Una politica efficace opera al limite tra sogno e realtà” e una politica senza sogni cristallizza tempo e realtà.

Sono fiducioso che tutti i colleghi sindaci accoglieranno l’invito di un sindaco non più giovane ma che sogna ancora il nostro angolo di Sannio valorizzato per quello che merita e che gli è dovuto.

Si realizzera? Non so. Ma non possiamo non provarci. E’ un nostro dovere!

Non si realizzerà? Diremo “purtroppo” solo se avremo fatto ogni cosa con coscienza, lealtà, altruismo.

Mario SCETTA

 

P.S. Mi farò promotore, a tempi brevi, di un primo incontro tra i residenti delle due Unioni. Successivamente, se vi saranno le condizioni, estenderemo l’invito a tutti i sindaci per una riflessione più approfondita.

1 commento

  1. Parole splendide, come sempre, che condivido convintamente. Ma allora, proviamo a fare qualche cosa di immediato per le nostre terre. Visto che anche Castelvenere è nell’occhio del ciclone per i tanti automobilisti che, nella convinzione che gli autovelox siano uno strumento infernale che i comuni usano solo come…Bancomat, boicottano sempre di più le nostre zone e i nostri prodotti, si, anche il vino, eliminiamo quello che da poco proprio Castelvenere ha installato “lungo un rettilineo”, guarda caso, allo svincolo di Cerreto che immette proprio nella nostra zona. Sarebbe una bella apertura verso quei comuni (Guardia, Cerreto, Cusano, San Lorenzello, Pietraroja, Telese, San Lorenzo Maggiore etc….) che dagli autovelox sono solo danneggiati. Certe decisioni, a mio modesto parere, andrebbero proprio condivise. Se è vero, come è vero, che tutti questi Comuni sono sulla stessa barca, anche gli interessi sono simili. E, visto che ci troviamo, facciamo una azione comune per far si che l’ANAS (..e la Provincia) riparino BENE le nostre strade, sempre più somiglianti ad una gruviera, anche dopo i lavori tanto strombazzati appena fatti, già da rifare, e le ripulisca pure, perché sempre più somiglianti a discariche abusive che sicuramente non invogliano a venire nelle nostre zone e a comprare prodotti che nascono dalla terra…vino e olio in primis! L’accostamento SPAZZATURA-INQUINAMENTO non penso che lo faccio solo io! Dottore, la gente è stanca di essere sfruttata e trattata come sudditi e Lei, con la sua statura morale, ci può riuscire a dare una speranza a tutti!. Coraggio…insista.
    P.S.- per evitare il solito discorso della legalità, una proposta la faccio io: se è vero che la sicurezza del cittadino è lo scopo unico degli autovelox che nascono come funghi, allora tutti i Comuni si mettano d’accordo e progettino un sistema tipo TUTOR che calcola la velocità media e non quella di un attimo di….follia da esaurimento stradale. In fondo tutta la superstrada è nelle identiche condizioni, mica solo i tratti rettilinei ove uno, magari inconsapevolmente, pigia sul pedale per poche centinaia di metri. Il ricavato delle multe, poi, venga utilizzato per sistemare il fondo e pulire le piazzole di sosta. Così vivremo finalmente tutti felici e contenti. O no?

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