“Sogno o son desto?”

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Noi tutti sogniamo tutte le notti, più volte a notte, anche se alcuni non hanno dimestichezza con il ricordo dei propri sogni, e, peccato per loro! perchè ciò significa che rinunciano ad un’ampia fetta della propria vita che, di certo, non si limita a quella cosciente e diurna, piccola isola nell’universo mentale. Un universo, già!, perchè anche attenendoci al solo dato quantitativo,  il cervello è costituito da circa cento miliardi di neuroni e ancor più connessioni. Si comprende facilmente che è quanto meno da ingenui ridurre la sua attività alla scarna, benchè indispensabile, vita razionale, cosciente e diurna. Tra l’altro noi   sogniamo anche di giorno, ad occhi aperti oltre che chiusi! dunque la dimensione onirica, assurda, strana, notturna, è una parte immensa della nostra  esistenza e rinunciarvi sarebbe come dire che le stelle di giorno non esistono,  solo perché la luce del sole -ergo della coscienza- le oscura.

I sognatori, come le persone un po’ folli e gli innamorati corrono il rischio di essere risucchiati dalla potenza del mondo onirico, ma il mio rammarico, piuttosto, è il rischio contrario: viviamo in un mondo spaccato in due, dove da una parte ci sono persone per le quali è sempre e solo “giorno senza stelle”; per esse non c’è tempo e non serve a niente incuriosirsi per cose strane come i sogni, che non rientrano nei  codici tecnologici, razionali e produttivi attraverso i quali i test di selezione odierni decidono se si è adatti o no a stare bene al mondo. Per questi individui le esistenze virtuali in rete prendono il posto dei sogni, sono più immediatamente gratificanti e, direi,  un surrogato della mente onirica meno impegnativo.

Dall’altra ci sono persone che ancora si lasciano sorprendere dalla stranezza dei sogni che, in quanto elementi sovversivi della  esistenza, sono misteriosi, sfuggenti, privati,  e ci incalzano per ricordarci che  c’è qualcosa che avviene dentro di noi nostro malgrado,  che c’è dell’altro:  che è sempre possibile scegliere un altro modo di vivere. Certo, però, per trarre forza dai sogni bisogna essere coraggiosi e creativi,  mezzi matti, cuori spezzati in grado di sopportare la dimensione tragica della vita e non tutti sappiamo navigare tra quei cento miliardi di neuroni. Molti di noi, oggi, sguazzano in cifre decisamente più basse, dichiarando che i sogni sono solo “strani”, “tipici di sognatori, mezzi matti e cuori spezzati”.

Pronunciare il titolo del film “La la land” mi ricorda il divertimento di recitare una filastrocca, il piacere di giocare con le sue le parole, legato più alla sonorità che al significato delle stesse, spesso legate in modo assurdo, irrazionale, bizzarro. In effetti, il film trascina in un vortice di leggerezza e colori, di atmosfere sognanti dove tutto diventa possibile a dispetto della realtà, che spesso non è affatto  facilitante la realizzazione dei sogni. Frasi giocose intrecciate con il dolore e la delusione, abiti meravigliosi e scenografie surreali, melodie romantiche e malinconiche suonate insieme al jazz, tutto questo è armonicamente sotto i nostri occhi e gli altri sensi, e il godimento che se ne trae è la prova inconfutabile che il sogno è l’unica vera chance nella vita, perchè può raddoppiarla, moltiplicarla, invertirne la  direzione e mutarne il significato. Si può vivere la vita a più livelli, come nel jazz, ognuno suona la sua diversa musica a partire dal  “la” di un altro, eppure quelle musiche possono stare bene insieme, creare un nuovo sorprendente effetto.

F.R.Di Mezza

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