Diritti e fritture

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Domenica 4 Dicembre si vota, ma questa campagna referendaria ha già dato un responso negativo: la costituzione invece di unire gli italiani li sta pericolosamente dividendo e il veleno introdotto nella nazione da una riforma, approvata solo con la forzatura di un voto di fiducia al governo, rischia di rimanere per molto tempo nelle coscienze dei cittadini. Siamo già divisi storicamente su tante cose, proprio non abbiamo bisogno di ulteriori elementi di divisione. Votare No appare, allora, l’unica soluzione per rasserenare gli animi e iniziare una discussione seria e serena su qualche cambiamento da apportare .

Non aiuta a questo scopo l’iper-attivismo del governo. Ricordiamo che durante la fase costituente il governo De Gasperi non si presentò in aula quando si trattò di discutere ed approvare gli articoli costituzionali. Oggi, invece, il Governo Renzi è pesantemente sceso in campo pretendendo arrogantemente di fare le regole, giocare la partita e fare da arbitro: un vulnus mortale alla democrazia. Votare No significa porre un limite al potere dei governanti che è poi la ragione stessa  dell’attuale Costituzione.

La Costituzione, allora, non ha niente a che vedere con la governabilità, come i fautori del Sì vanno sostenendo; quest’ultima la si ottiene con una buona ed obiettiva legge elettorale  che stiamo aspettando da oltre 20 anni e che è rinviata solo per questioni di bottega. La sovranità di ciascuno di noi si attua attraverso il voto; perdere il diritto al voto come già succede con le province, le città metropolitane e il Senato, dove ogni cittadino potrà solo indicare un possibile candidato, un semplice desiderio non una scelta, significa perdere la nostra sovranità, diventare inesorabilmente sudditi di qualcuno.

La Costituzione non ha niente a che vedere con la funzionalità di Camera e Senato. Quest’ultima dipende dai rappresentanti scelti dal popolo e siccome in questi ultimi 20 anni essi sono stati scelti dalle segreterie dei partiti, la responsabilità del malfunzionamento è da attribuire ai partiti e non alla Costituzione. Non è, quindi, il numero dei deputati e senatori, ma la loro scarsa o inesistente preparazione politica , il loro essere cooptati al potere per fedeltà o familismo, che ha determinato la situazione critica che viviamo. Il numero dei deputati e dei senatori non è cervellotico, ma è tale da poter rappresentare ogni entità territoriale italiana. Ridurne il numero significa ridurre la rappresentatività popolare, consegnarci nelle mani di pochi inamovibili visto che l’Italicum è una variante peggiorativa del Porcellum

Votare No significa, allora, inchiodare i partiti e i governi, attuali e quelli immediatamente precedenti, alle loro gravi responsabilità.

La Costituzione non ha niente a che vedere con i contratti lavorativi. Qui il governo mostra tutto il suo disprezzo per i cittadini:  promette un obolo caritatevole, ma in cambio  chiede di privarsi del  potere democratico.  Se basta una frittura di pesce per votare Sì, allora ci si considera mendicanti e non cittadini.

Votare NO, allora, è l’unico modo per riaffermare la nostra dignità di persone libere e sovrane del nostro destino

Angelo Mancini