Pietraroja e la peste del 1656

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A Pietraroja, allo scopo di ricordare per sempre una terribile epidemia di peste di 360 anni fa, otto anni dopo una bruttissima carestia, furono incise nella pietra due scritte.

Le due scritte vennero scolpite alla base dei due stipiti della porta di destra (guardando la facciata della chiesa) delle tre porte dell’antica chiesa parrocchiale. A sinistra è scolpito fu la peste 1656” e a destra fu la carestia 1648”.

Dette scritte non richiamano facilmente l’attenzione dei visitatori perché non sono di lettura molto facile, anche a causa del fatto che vennero scolpite su pietra che ha subito l’usura del tempo. Le due scritte, forse pure per la posizione scomoda di chi le realizzò, vennero scolpite in maniera poco raffinata, ma comunque si riesce a leggerle in modo soddisfacente ed hanno bene assolto la funzione di tramandare ai posteri il ricordo di quei tragici eventi.

Appresi di queste due scritte per la prima volta quando ero giovane studente.

Me ne fu parlato in modo pacato, ma con un velato senso di tristezza, che mi fece rimanere impressi nella mente quel racconto e la tragedia vissuta allora dalla gente di Pietraroja e paesi limitrofi (e non solo), a causa di una terribile epidemia di peste che peraltro veniva da lontano.

Infatti la peste del 1656 colpì parte dell’Italia e in particolare il Regno di Napoli. A Napoli la peste provocò circa 240.000 morti su un totale di 450.000 abitanti; anche nel resto del Regno il tasso di mortalità oscillò fra il 50 e il 60% della popolazione.

Una storia molto brutta, che riguardò i nostri antenati.

Nei documenti storici risulta anche scritto che:

  • … dal racconto di un testimone di allora, … “Napoli, da giardino d’ Europa, divenne teatro di orrori mai visti. Nel terribile luglio del 1656 le cataste per le strade della città erano fatte di cadaveri e nei roghi bruciava carne umana, non immondizia.”
  • L’azione di prevenzione fu spesso sottovalutata o addirittura ignorata da parecchie autorità locali, ecclesiastiche e laiche, che adottarono comportamenti ambigui, quando non irresponsabili, perché preoccupate in primo luogo della tutela delle proprie esigenze  personali.

Ne sono stati citati diversi esempi, tra cui:

  • Il comodo, ma imbarazzante riparo trovato, per meglio difendersi dal contagio, dal cardinale Filomarino nella certosa di San Martino a Napoli, in posizione isolata, circondata da vasti giardini che la separavano dal resto della città.
  • Il governatore di Benevento, sempre per meglio difendersi dal contagio, «rinchiusosi in casa, non dava udienza che dalla finestra e da sé faceva tutto, fino a lavare i piatti della sua cucina».

Le succitate scritte scolpite a Pietraroja, paesello montano molto noto, che si trova in una zona dei monti del Matese a grande vocazione turistica, sono state da me leggermente evidenziate nelle immagini allegate per una più agevole lettura durante la visualizzazione.

http://emidiocivitillocusanomutri.blogspot.it/2016/11/pietraroja-bn-e-la-peste-del-1656-che.html

 

Emidio Civitillo

 

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