Eolico:costituito il comitato interregionale

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Sulla spinta dei comitati e delle associazioni Sannite, l’8 settembre, a Santa Croce del Sannio, in presenza di un folto pubblico, associazioni, comitati e amministratori pubblici, si è costituito il comitato interregionale che ha come obbiettivi di opporsi all’eolico selvaggio, alle trivellazioni e per la costituzione del parco Nazionale del Matese che abbracci la Regione Campania e la Regione Molise. Oltre a questi obbiettivi, il comitato interregionale si impegnerà nella dura battaglia con il governo per obbligarlo a dirottare i 14 miliardi di euro che le società di produzione di energia da fonte rinnovabili ricevono ogni anno, per l’adeguamento sismico delle costruzioni che ricadono nelle aree a forte rischio sismico.

Queste le motivazioni che hanno spinto i rappresentanti delle popolazioni che abitano gli Appennini Molisani e Campani a unirsi per fare corpo unico per difendere il territorio da attacchi speculativi. La strategia oramai è chiara: svuotare i piccoli centri appenninici e periferici, spostare le popolazioni verso le città così che speculatori, lobby dell’energia rinnovabile si possano appropriare di immensi territori e farne un uso speculativo per costruirci discariche, inceneritori, pozzi petroliferi, impianti eolici ed un immenso serpentone sotterraneo di  centinaia di migliaia di chilometri di cemento, plastica e rame che attraverserà centinaia di migliaia di appezzamenti di terreno pregiato espropriati ai contadini. Tutto ciò anche con la complicità di amministratori locali, regionali e nazionali che si fanno votare per essere eletti e poi rispondono alle esigenze di multinazionali dell’energia, lobby e faccendieri.

Noi popoli appenninici, sempre più determinati a rimanere su questi territori, non permetteremo che ciò accada.

E non è venuto meno nemmeno il supporto di alcune istituzioni (pochissime sensibili al problema) anch’esse decise a sostenere, per quanto di loro competenza, nelle sedi opportune l’opposizione popolare.

Ma il motivo più importante dell’evento di Santa Croce del Sannio è stata la presenza del Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale che avendo avuto notizia del disastro che si stava compiendo nelle aree appenniniche campane e molisane, ha voluto contribuire mettendo a disposizione dei comitati e delle associazioni e dei rappresentanti istituzionali presenti la propria esperienza in fatto di difesa della costituzione e, quindi dei territori. Nelle due sedute, quella mattutina e pomeridiana, si è discusso di trivellazioni e di eolico con il contributo “operativo” di associazioni, comitati ed istituzioni.

Il Contributo del Presidente Paolo Maddalena si è incentrato principalmente sull’Art. 42 della Costituzione:” La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti [44, 472]. La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità”

Sviluppando, poi, il ragionamento sul concetto di proprietà pubblica e bene comune:” I beni comuni si rifanno a pratiche antiche come quelle degli usi civici che abbiamo dimenticato in decenni di neo liberismo sfrenato. Ormai diamo per scontato che le cose appartengono allo Stato a al privato, ma queste sono categorie del ‘900 che vanno superate, il bene comune è qualcosa che supera questa dicotomia, ma funziona solo se è la comunità a prendersene carico, non basta l’istituzione. Bisogna ripristinare il termine di eguaglianza e di parità che devono essere determinate dalle libere scelte dei popoli e non dalle speculazioni finanziarie. In assoluto, il bene comune non può essere perseguito se l’ordinamento giuridico protegge soltanto l’interesse privato e, quindi, la proprietà privata: occorre un’azione popolare decisa per ripristinare la logica giuridica, sociale, economica. Senza dimenticarci ciò che diceva Rousseau: «il popolo non si corrompe, ma si inganna»

E noi “popoli ingannati” dalla politica, dagli interessi economici, dalle lobby speculative che trovano i loro referenti nelle istituzioni che partono dal parlamento fino ad arrivare al più sperduto comune del Sud Italia, non siamo disposti a cedere il nostro diritto costituzionale garantito dall’art. 42.

Giuseppe Fappiano

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