Personale di Elia Severino

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Da sempre l’arte, nelle sue diverse manifestazioni, accompagna gli esseri umani. Dai graffiti parietali alle moderne istallazioni degli artisti contemporanei, l’arte risponde al  bisogno fondamentale dell’uomo di esprimere la sua creatività.

Come la letteratura, la musica e la danza, l’arte è parte integrante di ogni popolo e deriva dal patrimonio di conoscenze, usanze e attività che gli uomini hanno maturato.

Pensatori e filosofi si sono costantemente interrogati su questa sublime esperienza dello spirito: da Platone e Aristotele all’ Idealismo di Shelling, che riconosce nell’arte il supremo organo della Filosofia. L’artista, mentre consapevolmente opera, agisce come una vera natura creatrice: il genio è guidato da un’ispirazione profonda che egli domina, lasciandosi dominare da essa.

L’arte è, inoltre, la prima delle tre vie di liberazione che Schopenhauer individua per uscire dal dolore. La prima e anche quella più facile da raggiungere: perché davanti all’arte, immedesimandoci nella vita altrui, smettiamo di vivere, smettiamo di soffrire, ci solleviamo dalle nostre angosce.

E’ proprio quanto accade in Elia Severino, che, attraverso le sue opere, agisce con quella intuizione produttiva che la Filosofia teoretica può solo riconoscere, ma non ripetere.

Per questo l’artista è una natura potenziata e realizza l’unità di ideale e reale: l’intelletto non può mai esaurire la comprensione dell’opera d’arte che è manifestazione dell’infinito.

Croce nel “Breviario di Estetica” parla della liricità dell’arte che è sintesi di sentimento e immagine: il sentimento senza l’immagine è cieco e l’immagine senza sentimento è vuota. Così è dei paesaggi della Severino che sono ugualmente lontani dal vano fantasticare e dalla tumultuante passione e si pongono come fantasia poetica che dà forma ai travagli del sentimento.

Nelle tele di Elia le immagini scorrono sotto lo sguardo attento dell’osservatore e scendono nel profondo, toccando le corde dell’anima. I colori giallo, ocra, marrone, grigio, bianco, rosso creano una sinfonia bellissima: la tavolozza è strumento duttile nelle sue mani che riescono ad offrire agli occhi e al cuore lo spettacolo sfaccettato e multiforme della vita.

Come non incantarsi di fronte alla “Veduta campestre” in cui il Samnium vetus dialoga con Roma in una osmosi creativa in cui il Pantheon “parla” e l’Arco di Traiano “risponde”, come fanno anche la Chiesa di Santa Sofia e la Torre longobardica.

Che dire della prosopopea della “Giustizia”, dolce figura femminile rivestita degli italici colori, con la sua bilancia?

E il viaggio del Sommo poeta che nella sua Comedìa, dopo aver superato, in compagnia di Virgilio, la voragine infernale e scalato la montagna del Purgatorio, si libra verso il Paradiso celeste con la sua Beatrice in un tripudio di cori angelici tra sublimi colori?

Colpiscono lo sguardo i caldi colori del “Grand Hotel” di Telese in un rigoglio di verdi silvani immersi in una notte serena lumeggiata da una falce di luna. Così come parlano al cuore i colori della vendemmia tra viti, tralci, pampini e uva matura, sfumature, queste, che rievocano la tavolozza caravaggesca.

Intimi, caldi e vivi si palesano i colori dell’ ”Interno” con un camino col suo fuoco scoppiettante e  sul quale si collocano pannocchie di mais e reste di agli.  I paesaggi, le aiuole fiorite, le eteree figure femminili danzanti partecipano allo spettatore la natura vigorosa e palpitante che è vita, è mondo, è storia.

Dalle opere di Elia Severino emerge, pertanto, l’immagine di un mondo vivo che parla al cuore dell’uomo, suscitando quell’ebbrezza panica che rimanda ai miti dannunziani, ai tripudi di “gocciole” e colori. La nostra artista con le sue pennellate, con la sinfonia di sfumature cromatiche   che ricordano tanta pittura francese “en plein air” esprime il senso dell’appartenenza, suscita emozioni, parla al cuore, sconvolge lo spirito. I suoi dipinti sono, perciò, il risultato di un insieme di fattori, ricordi, esperienze individuali, sentimenti collettivi, credenze mitologiche e religiose, aspettative, idee.

Ada Gagliardi

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