Un aspetto inedito di Telese nel Medioevo

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“Civitas Thelesie – Il Comune di Telese nell’XII e XIII secolo” è il titolo della pubblicazione proposta da Nuccio Megaro, avvocato con la profonda passione per la ricerca storica. Il saggio, corredato dalla presentazione di Fulvio Di Mezza e dalla nota introduttiva di Maria Grazia Porceddu, propone un momento altamente qualificante e significativo della vicenda medioevale di Telese: l’esperienza comunale espressa e vissuta nel XII e XIII secolo a cui vanno riferiti e collegati le Assisa Seu Statuta nel testo pervenuto attraverso la collazione notarile del XV secolo da un originale più antico. Una esperienza la cui prima testimonianza storica risale al 1151 e segna, come afferma l’autore, “il prevalere della vicenda cittadina sulla vicenda feudale” nella cui confusa cronologia di Conti e baroni vari, si esaurisce, ancora oggi, la storia locale del periodo.

Ricorrendo ad una diversa interpretazione e ad una più adeguata storicizzazione della quasi totalità delle fonti utilizzate nelle numerose “storie di Telese”  e nelle varie compilazioni, Nuccio Megaro non si esime dal ribaltare modi, termini e schemi nei quali è stata ed è ancora concepita la ricostruzione delle vicende telesine, per aprire ulteriori spazi ad una ricerca consapevolmente più propositiva, impegnata a far conoscere insieme ai fatti, problemi e problematiche che coinvolgono il tessuto sociale della città.

I condizionamenti di una eredità culturale portata ad ignorare i fattori interni come “elementi storicamente qualificanti nella produzione degli eventi di maturazione civile” – spiega l’autore –  e quelli della eredità storica sul mito della Monarchia Normanno-Sveva, prototipo dello Stato unitario e centralista, ostacolo alla formazione ed allo sviluppo delle libertà comunali cittadine del meridione, hanno praticamente indotto gli studiosi locali ad escludere, nonostante le numerose testimonianze ed i riferimenti nelle fonti, una formazione di una realtà comunale nel naturale contesto Città/ Comune e trascurare la presenza in Telese, nel XII e XIII secolo, di una organizzazione municipale della società cittadina: la “Civitas Thelesie”, organismo politico, giuridico territoriale, libero dai vincoli feudali, protagonista di autonome vicende.

La storia del periodo medievale di Telese, pertanto, cessa di confondersi con la storia delle dominazioni. La Città che si forma e si sviluppa dall’VII – VIII secolo e si completa nell’XI, al termine di un ulteriore processo di ampliamento urbanistico iniziato nel IX secolo, non è più soltanto una “protagonista succube” delle vicende determinate da fattori esterni ed estranei. E’ protagonista di se stessa. Si pone come l’unica altra città di fondazione romana delle aree interne del Sannio storico che non dissolve nella campagna, come Caudium, Sepino o Saticula, il proprio tessuto urbano, né si trasforma in borgo o castello. Si rinnova su un impianto nuovo e distante dalla urbs romana, conserva le sue classi libere e ricostruisce la sua “identità cittadina”. Elementi incontrovertibili, determinanti nella conquista, da parte dei cives, della “qualità sociale” per la costruzione di una organizzazione municipale della società e dell’ordinamento giuridico che ne fissa le regole: gli statuti. Nel testo pervenuto nella collazione del 1426.

Coinvolte nella spirale delle distinzioni e delle differenze tra Nord e Sud che investono tutte le espressioni del movimento  comunale della Penisola, le 26 Assisa Seu Statuta della Civitas telesina sono state ritenute soltanto “ordinanze sui prezzi e sulle infrazioni con conseguente tariffario di multe” destinate a regolare i pochi “diritti elementari di amministrazione” concesse alle comunità minori e classificati tra i testi risultato di concessioni regie o feudali. Anche se nelle norme sono ben rilevabili istituti di diritto sostanziale pubblico e privato di matrice esclusivamente consuetudinaria. Dalla normativa statutaria invece, sono ricavati sia gli elementi strutturali fisici, quali territorio e popolazione, sia giuridici: Sovranità originaria e potere deliberativo autonomo, oltre le magistrature, gli organi e gli organismi, ed è possibile cogliere tutta l’area di originalità di un’esperienza che si collega direttamente, senza mediazioni, “al cambiamento qualitativo del rapporto sociale all’interno della comunità”.

Così come formulati, gli statuti di Telese si impongono come prodotto di un comune già formato ed attivo e rappresentano una “rara e genuina espressione di atomismo legislativo spontaneo e volontario”, riflesso di un dinamismo di vita municipale capace di esprimersi anche nel meridione della penisola prima delle interferenze dei poteri monarchici e feudali.

Telese per tanto, per tutto il XII e XIII secolo si impone – conclude Megaro –  come una delle tante citta meridionali che sperimentano l’esperienza comunale e partecipa a quel “fatto nuovo Italiano ed europeo” rappresentato dal Comune cittadino. E si propone come la città Italiana che diversamente dalle città del resto d’Europa, dove prevalgono gli aspetti mercantilistici, si attesta prevalentemente su posizioni politiche e giuridiche.

La ‘prima’, a Telese Terme, si è svolta nell’accogliente cornice del Bar Paiolo di Maria Assunta Di Carlo, dove i partecipanti hanno potuto dibattere e confrontarsi piacevolmente con l’autore.

Mariagrazia Porceddu

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