Dalla difesa dei diritti dei lavoratori alla difesa dell’eolico

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Nel convegno svoltosi l’altro ieri presso la sede della CGIL di Benevento le confederazioni di Benevento ed Avellino, in sincrono, lanciano un anatema contro lo stop agli impianti eolici che la Regione Campania ha avuto l’ardire di instradare legalmente la regolamentazione dell’installazione attraverso l’individuazione dei siti non idonei.

L’affermazione di Rosa Galdiero, Segretaria generale della CGIL Benevento di “voler candidare la città di Benevento alla produzione di un’economia basata sull’idrogeno utilizzando “il dono” delle pale eoliche anche al fronte di innalzare il livello occupazionale per far ripartire così un’economia destabilizzata”, suona come una beffa per i territori dell’Alto Sannio ed evidenzia in tutta la sua drammaticità lo scollamento tra il più grande sindacato italiano, i territori del Sannio, dell’Irpinia e le realtà lavorative e produttive delle aree interne.

E’ anche chiaro, però, che la CGIL non ha nessuna reale conoscenza della vastità del problema eolico nelle provincie di Benevento e Avellino.

E’ del tutto evidente che la CGIL non conosce le dinamiche evolutive dell’eolico installato tra il Sannio e l’Irpinia. Aree su cui grava il maggior peso della devastazione eolica in Campania.

Ma è evidente, anche, che l’analisi della problematica è stata sviluppata esclusivamente per gratificare le personalità politiche che non hanno certo a cuore lo sviluppo sostenibile dei territori con le risorse naturali. Cosa di cui abbiamo già da tempo avuto conferma

Appare ancora inspiegabile il perché si voglia continuare a sfruttare a fini eolici il nostro territorio dove non soffiano venti adeguati per puntare ad una massiccia produzione di energia da fonte eolica. Né tantomeno la installazione, nel solo Sannio, di oltre 700 pale eoliche ha invertito i dati relativi alle dinamiche demografiche ed economiche della Valle del Fortore nella stessa provincia di Benevento dagli anni ’90 ad oggi. D’altra parte il settore della produzione eolica è tra quelli a bassa intensità occupazionale ed invece non viene affatto tenuto conto di quanta disoccupazione ha prodotto in agricoltura la trasformazione del territorio da agricolo ad area industriale.

Dubitiamo che la CGIL abbia verificato, dagli anni ’90 ad oggi, quale sia stato il decremento demografico e di reddito pro-capite nei paesi che sono stati interessati alle installazioni eoliche.

Se minimamente fosse a conoscenza di quanto consumo e cementificazione del suolo ha prodotto l’eolico. Quale siano stati i guadagni delle società eoliche, che sfruttano quei territori e quanto hanno guadagnato i contadini che sono stati espropriati delle proprie terre…

Tutto questo alla CGIL poco importa e lancia una proposta che se si concretizzasse deciderebbe la definitiva morte delle aree montane dell’Alto Sannio, lo spopolamento esponenziale dei paesi nonché l’abbandono dei terreni agricoli e dei pascoli montani.

Finora nel Fortore le società eoliche hanno guadagnato miliardi di euro a fronte di una generalizzata riduzione dei redditi pro-capite ed un’emigrazione, specialmente giovanile, provocata dalla mancanza di posti di lavoro. Infatti i paesi interessati dall’eolico, dal 1991 al 2014, hanno visto un’emorragia di popolazione di oltre il 25% (dati ISTAT).

Immensi territori, oramai inutilizzabili per altri usi, sono scandalosamente colonizzati da pali eolici e su cui le multinazionali dell’eolico continuano a chiedere autorizzazioni che la Regione Campania concede aggirando strumentalmente leggi, regolamenti Comunitari, vincoli paesaggistici e archeologici.

A che serve presumere di valorizzare il nostro Sannio attribuendo marchi “DOC-DOP-IGP ecc….” quando si permette alle società eoliche di inquinare gli stessi territori con cemento armato, acciaio, generatori lubrificati con olii inquinanti, onde elettromagnetiche, elettrodotti aerei ed interrati?

Queste argomentazioni non sono state esposte quando, enfaticamente, la segretaria generale della CGIL esaltava “il dono dell’eolico” per il Sannio e l’Irpinia.

Perchè non sono state invitate al convegno le associazioni che stanno combattendo una guerra per proteggere i territori, le risorse naturali, le biodiversità, le attività agricole e agro-pastorali? Certo, con un “parterre” così illustre con il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, il presidente di Confindustria Biagio Mataluni, il sindaco di Benevento Fausto Pepe, Vincenzo Petruzziello, Segretario generale Cgil Avellino e Rosetta D’Amelio, Presidente Consiglio Regionale Campania non si poteva certo parlare dei diritti dei contadini, degli allevatori a cui sono stati sottratti terreni di proprietà o con pascoli permanenti gravati da Usi Civici.

Non si poteva certo parlare delle autorizzazioni concesse in aree SIC, su Habitat Prioritari, in prossimità di siti archeologici, a ridosso del Regio Tratturo, ecc … ecc … Tutte problematiche ignorate dalla segretaria generale della CGIL di Benevento che, pare, abbia a cuore solo ed esclusivamente l’eolico e la centrale ad idrogeno.

Magari sarebbe stato utile invitare le associazioni che lottano contro la devastazione che e che immaginano uno sviluppo delle aree interne compatibile con il territorio e le sue risorse ambientali. Oramai, dopo anni di lotte, non ci meravigliamo più poiché anche la CGIL, svestitasi dei panni del difensore dei diritti dei lavoratori, si veste dei nuovi panni del difensore delle multinazionali dell’energia e delle lobby eoliche che si appropriano dei territori montani lucrando sui terreni dei contadini, dei pastori e degli allevatori.

Giuseppe Fappiano

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