Inserimento degli impianti eolici sul territorio

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Con la Legge Regionale del  5 aprile 2016, n. 6.”Prime misure per la razionalizzazione della spesa e il rilancio dell’economia campana – Legge collegata alla legge regionale di stabilità per l’anno 2016″ è stata introdotta una misura importantissima circa la regolamentazione per l’inserimento degli impianti eolici industriali sul territorio della regione Campania.

Infatti con l’articolo 15, frutto dell’emendamento Iannace/Bonavitacola, finalmente la Regione Campania normalizza la sua legislazione   adeguandosi a quella nazionale già recepita da moltissime altre regioni interessate dal fenomeno dell’eolico.

L’abnormità del fenomeno eolico ha trasformando i territori del sud dell’Italia in enormi centrali di produzione di energia elettrica da fonte eolica.

E così, dopo Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, finalmente anche in Campania si può cominciare a discutere sul “corretto inserimenti degli impianti eolici sul territorio” così come esplicitamente previsto nel decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 10/09/2010.

Una legge che arriva con un ritardo di sei anni nei quali le società eoliche hanno fatto il bello e cattivo tempo sui territori periferici e montani della regione Campania.

Con l’accondiscendenza della politica e dei burocrati della Regione Campania si è autorizzato in lungo ed in largo superando ogni vincolo imposto  da leggi nazionali, europee e dal buon senso!

Ci troviamo, quindi, di fronte ad una situazione nuova in cui la regione Campania si dà sei mesi di tempo per recepire integralmente il DM 10/09/2006 ed individuare i siti non idonei.

Il lavoro non dovrebbe essere ne lungo ne difficile poiché, sulle direttive date dal suddetto Decreto Ministeriale e dagli atti adottati già dalle altre regioni, sarà abbastanza facile individuare le aree non idonee.

Detto questo, che è un’ottima notizia, ciò che impegnerà da quì in poi il Fronte Sannita ed i comitati sarà la battaglia per impedire che in quelle aree che già oggi si sa essere  “siti non idonei” (Aree SIC-ZPS di rete Natura 2000, Direttiva *Habitat Prioritari, Pascoli Permanenti, Usi Civici,  Zone Umide e poi le distanze da Aree Contermini, da siti archeologici, da aree urbanizzate e nuclei di case sparse, da fiumi, torrenti, sorgenti ecc…. ) non dovranno essere assolutamente interessate dalle installazioni di impianti già autorizzati.
E’ questa battaglia sarà la più  ardua poiché in un precedente Consiglio Regionale, attraverso “l’emendamento Viglione”  del Monimento 5 Stelle (integrato dal presidente De Luca) e  votato all’unanimità dal Consiglio Regionale si dava una linea di indirizzo per le installazioni eoliche facendo salvi gli impianti già provvisti di autorizzazione e blindando l’operato, spesso eccepibile, dei dirigenti regionali.

Per i comitati questa linea di indirizzo votata dal consiglio regionale è stata una doccia fredda poiché le battaglie fatte  in tutti questi anni erano proprio finalizzate a contrastare le autorizzazioni concesse senza aver recepito il DM del 2006, senza aver individuato i siti non idonei e senza l’approvazione del  Piano Energetico Ambientale Regionale.

Siccome pensiamo che ci sia ancora del buon senso nell’essere umano più che nei politici,  la domanda che facciamo a tutti i Consiglieri Regionali è:”Che senso ha permettere l’installazione di impianti eolici autorizzati su siti che saranno sicuramente individuati come non idonei?”

Quindi, a nostro avviso ci sono tutti gli elementi per rimettere in discussione tutto il sistema dell’eolico fin qui autorizzato ma non ancora installato anche perchè moltissime autorizzazioni rilasciate dalla regione Campania sono state oggetto di ricorsi, denunce ed impugnate sia amministrativamente sia penalmente con diffide ed esposti inviate alle procure della Repubblica di Benevento e Napoli.

Riuscire a salvare l’integrità dei territori dell’Alto Tammaro e del Matese Sud-Orientale e quel poco che resta del Fortore dalle autorizzazioni già concesse, ma non ancora messe in opera,  non può che passare attraverso l’unica strada che ci rimane se la politica rimarrà sorda: quella giudiziaria.

Strada intrapresa già da tempo poiché ci siamo già opposti a vari livelli e dove la legge non si è ancora pronunciata e dove si spera di trovare qualche magistrato sensibile alla salvaguardia dell’ambiente che sfili dai cassetti i nostri esposti.

Sappiamo che è una battaglia impari contro questi colossi  politico-economico-finanziari che sono  le società eoliche  ma noi non ci arrendiamo e continueremo a resistere in ogni  sede pur di difendere il nostro territorio dalle speculazioni, dalle devastazioni e dagli inquinamenti.

Giuseppe Fappiano

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