Dopo l’olio …l’Europa tassa il vino italiano

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La settimana scorsa il Parlamento europeo ha dato una mazzata micidiale agli olivicoltori italiani dando il via libera (col voto favorevole di ben 12 parlamentari del PD e la benedizione di Lady Pesc, l’italiana-renziana Federica Mogherini alto rappresentante per la politica estera europea) all’importazione senza dazio di ulteriori 70 mila tonnellate di olio di oliva tunisino che si vanno a sommare alle 56.700 tonnellate annue che già importiamo a seguito dell’ accordo bilaterale Ue – Tunisia del 1995.
Nei prossimi giorni, l’Europa con la scusa di “semplificare” la normativa sul vino si accinge a dare un’altra mazzata a circa 45 mila cantine di piccoli produttori su 47 mila che vendono all’estero introducendo le accise sul vino che renderanno difficilissimo se non impossibile esportare sui mercati esteri il nostro nettare degli dei.
Si tratta dell’eliminazione delle agevolazioni doganali per i piccoli produttori di vino. Per dirla con Jacques Nadolski che è a capo della burocrazia agricola di Bruxelles: “… la Commissione europea vuole togliere le agevolazioni a chi produce meno di mille ettolitri all’anno”. Considerato che mille ettolitri sono circa 130 mila bottiglie, e tre quarti delle cantine italiane che esportano stanno sotto quella soglia di produzione, appare chiaro che l’Italia è il Paese più colpito da questo provvedimento. Senza contare che all’orizzonte si affacciano altre due tempeste: 6 miliardi in meno di contributi dall’Europa (l’Italia è il paese più penalizzato dalla Pac 2014-2020) e gli accordi di Partenariato Atlantico con gli USA che mettendo in discussione le DOC con la modifica del regime di etichettatura dei vini attualmente governato dal regolamento CE n.607/2009 rischia di dare il colpo di grazia definitivo alla nostra agricoltura ed, in particolare, ai nostri vitigni che evocano tradizioni e qualità del nostro territorio e con il risultato di mettere ancor più in ginocchio una produzione vinicola che riesce a malapena a garantire un reddito ai nostri coltivatori. Di fronte a questo scenario di crisi che interessa circa 2 milioni di famiglie la Politica non può stare a guardare, non può far finta di niente bensì ha l’obbligo morale e civile di assumere un’iniziativa forte e decisa per fronteggiare una situazione che diventa sempre più preoccupante.
Amedeo Ceniccola

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