Basta faziosità: Craxi merita una via

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Da ben 16 anni le spoglie del Presidente Craxi riposano nel piccolo cimitero cristiano  di Hammamet e a distanza di tanti anni dalla morte nessun sindaco ha avuto la forza di intitolare un luogo pubblico a Benedetto (Bettino) Craxi.  E’ davvero uno strano Paese questo. Abbiamo  decine e decine di vie dedicate a Lenin,  a Che Guevara,  a Ho Chi Min,  a Mao Tse Tung  e  persino a Stalin. Ma per vedere una via dedicata a Benedetto (Bettino) Craxi dobbiamo andare in… Tunisia.

Evidentemente in Italia ci si vergogna di un grande  statista che per un quarto di secolo ha rappresentato la punta più avanzata e più coraggiosa del socialismo democratico e riformista in Europa e nel mondo. Ci si vergogna di un grande  uomo di governo che nel 1984 con il cosiddetto “decreto di San Valentino” aveva quasi azzerato l’inflazione, che era a due cifre (dal 16% al 4%), che aveva portato l’Italia in testa ai paesi d’Europa sia come tasso di sviluppo  (circa il 3% annuo) che come ritmo di generale progresso (ora ne siamo il fanalino di coda) ed ottenuto per la prima (ed unica) volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla A, portando il nostro Paese nel gruppo dei Sette grandi paesi industrializzati del mondo; ci si vergogna di un Presidente che aveva gettato davvero le basi per l’ Europa dei Popoli e che, pur convinto filo-americano, non s’era fatto umiliare da Reagan (a Sigonella) per rivendicare la sovranità territoriale italiana.

Un grande Presidente che arrivò alla guida del Paese in un momento di gravissima crisi strutturale (vale la pena, ricordare  che quando nell’agosto del 1984 il  Governo Craxi iniziò ad operare la produzione industriale era crollata del 7% e le quotazioni azionarie precipitavano, al punto che, solo pochi mesi prima, si era stati costretti ad un intervento assolutamente eccezionale: la sospensione per tre giorni dell’attività di Borsa per evitare un vero e proprio tracollo) e che al programma dell’austerità (proposto dall’on. Berlinguer) seppe contrapporre gli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione. L’Italia assistita diventa con il governo Craxi modello di sviluppo e di innovazione.

In conclusione, per aiutare qualche  “coraggioso” sindaco a spezzare le catene della damnatio memoriae  è doveroso  ricordare che:

  1. Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet suscitando il cordoglio di tutto il mondo democratico ed il governo dell’epoca -presieduto dall’on. D’Alema-  propose di tributare a Bettino Craxi i funerali di Stato in Italia che la Legge prevede solamente per le più alte cariche istituzionali e per quelle personalità “che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché per quei cittadini che abbiano illustrato la nazione italiana”. Non furono celebrati perché la famiglia Craxi si oppose!
  2. La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. In poche parole, la Corte europea ha sancito che i più elementari diritti e le regole del diritto furono violati pur di arrivare ad una condanna del leader socialista.
  3. Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore della Repubblica eletto nelle liste del PD e prima con i DS) che condusse le indagini che portarono alla condanna del Presidente Craxi fu il primo a riconoscere che l’ex segretario del PSI non aveva mai intascato soldi a titolo personale e in un’intervista al “Foglio” del 22 febbraio 1996 affermava: “…La molla di Bettino non era il suo arricchimento ma la politica” ed ha confermato in più occasioni che Bettino Craxi aveva ragione quando affermava che il sistema dei partiti della prima Repubblica si reggeva sul finanziamento illecito che è stato amnistiato sino al novembre ’89, depenalizzato se compiuto dopo il ’93 e colpito penalmente solo se commesso in quell’intervallo di quattro anni. Una legislazione a singhiozzo con reati che appaiono e scompaiono a seconda degli anni (sic!). Solo chi è accecato dalla faziosità non riesce a capire che questo tipo di legislazione ha lesionato il principio di eguaglianza del cittadino davanti alla legge, anche del cittadino Craxi.
  4. La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Bettino Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi a combattere e vincere la dittatura di Salazar. Non ebbe d’altra parte alcuna remora nel denunciare con forza i regimi comunisti dell’Europa dell’Est e a impegnarsi nella difesa e nel sostegno economico del popolo palestinese. Tutti i perseguitati politici, prima o poi, sono arrivati in via del Corso a Roma per incontrare e ringraziare Bettino Craxi. Sacharov, Pliusc, Havel, il povero Pelikan; Jacek Kuron, Walesa, Dubcek, Ricardo Lagos, mille e più mille espatriati cileni; gli intellettuali scampati a Castro, Yasser Arafat, Kaddumi, Nemer, Hammad.
  1.  Craxi ha servito le ragioni della libertà, oltre ogni convenienza ed opportunità tanto che il suo epitaffio dice: “La mia libertà equivale alla mia vita”.

Ciò che desiderava per lui lo avrebbe voluto davvero per tutti. Anche per tutti coloro che ancora oggi, a distanza di tanti anni dalla sua morte, non riescono a liberarsi dalla faziosità ideologica e politica.

Ciao Presidente.

Benevento 19 gennaio 2016

Amedeo Ceniccola

 

 

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