Le miniere di bauxite di Cusano Mutri

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I fianchi del Monte Mutria racchiudono una imponente massa di bauxite, che rivela al saggio un contenuto di alluminio fino al 75% ed oltre. La consistenza del minerale – si dice – non è stata però mai compiutamente studiata ed accertata.

Gli strati rocciosi contenenti il minerale (la bauxite) da cui si ricava l’alluminio, affiorano spesso in superficie e da sempre, dal loro colore rosso più o meno intenso, vengono chiamati le “pietre rosse” dalla popolazione locale, specialmente da quella che frequenta le zone montagnose.

Le miniere sono state tenute in concessione dal più grande complesso industriale italiano: la Montecatini S.p.A.  Però prima di appartenere alla Montecatini S.p.A., la bauxite del Monte Mutria aveva già una storia.

La prima concessione per lo sfruttamento minerario del Monte Mutria fu data dal Comune di Cusano Mutri nel 1902 all’ingegnere Michele Monti, il quale si obbligò a corrispondere un canone annuo di ben lire mille, pari a circa 7 milioni di lire dell’anno 2000, secondo un calcolo tratto una tabella di valutazione convenzionale, che consente calcoli approssimativi.

Dopo tre anni il Monti desisteva dall’impresa, rivelatasi troppo complessa per le proprie disponibilità finanziarie (il Monti – si commentò –  si era incontrato con un “monte” più grosso di lui!).

Seguì una lunga stasi e solo nel 1921 la società “Monte Mutri”, costituita dai fratelli Mazza, ottenne una nuova concessione. Nel 1922 la “Monte Mutri” divenne società per azioni a carattere regionale, con un capitale di due milioni e trecentomila lire.

Venne iniziato lo sfruttamento e venne costruita una teleferica della lunghezza di circa 3.300 metri, capolavoro di ingegneria industriale, con la quale si traportava il minerale scavato dal Mutria fino al fondovalle di Cusano Mutri, in località “Pezzalonga”, vicino alla strada comunale “Madonna delle Grazie”, in Contrada Triterno, nei pressi della strada provinciale Cusano Mutri – Cerreto Sannita.

Anche quella volta l’impresa si rivelò troppo grande per i mezzi disponibili e la società fallì miseramente nel 1936.  Dal 1939 la Montecatini S.p.A. fu la nuova concessionaria del giacimento, che mantenne però in “posizione ausiliaria” per oltre 20 anni. Alla fine la Montecatini ritenne di non poter convenientemente sfruttare il giacimento a motivo dell’alto costo del trasporto dal luogo di scavo a quello di lavorazione, che si trovava a Porto Marghera (Venezia).

La bauxite di Cusano Mutri, una volta trasportata a valle con la teleferica, veniva poi trasportata con autocarri a Napoli, da dove raggiungeva Porto Marghera (Venezia) via mare con la nave.

Il trasporto era pertanto lungo, laborioso e soprattutto assai costoso, per cui il minerale proveniente dall’estero a prezzo decisamente più vantaggioso portò all’abbandono del minerale del Mutria.

La teleferica, ormai in disuso da molti anni e destinata a rimanere inutilizzata, nel 1963 venne smontata e il metallo (corde d’acciaio, piloni, carrelli, ecc.) venne rottamato.

Colpisce ancora oggi il fatto che le basi di cemento dei possenti piloni della teleferica, a distanza di poco meno di un secolo, non mostrino il benché minimo segno di deterioramento e risultino ancora intatte, a conferma dell’eccellente materiale usato per costruirle.

 Emidio Civitillo

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