Modificare il PUC di Benevento per l’area di Pezzapiana

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L’alluvione del 15 ottobre scorso a Benevento, prodotta dall’esondazione del fiume Calore, ha dimostrato che in determinate zone è molto pericoloso costruire edifici commerciali e residenziali, al pari di infrastrutture viarie. In particolare per alcune zone della città, come quelle di Pezzapiana e Ponticelli, è necessario ripensare alla loro strutturazione urbanistica attuale e futura. La LIPU ha già più volte segnalato negli anni passati le poco attente previsioni del Piano Urbanistico Comunale (PUC) per quegli ambiti urbani. Ad esempio si dovrebbe sapere – proprio ora che una parte della popolazione (quella forse che comprensibilmente reagisce più emotivamente a quanto accaduto visti anche i danni materiali subiti) chiede un radicale intervento lungo i corsi d’acqua – che il PUC prevede di realizzare altri tre ponti sul fiume Calore: uno che dall’inizio via Vittime di Nassiriya, in corrispondenza con la rotonda sul torrente S. Nicola, condurrebbe nella piana alluvionale di Pezzapiana, e altri due che da quest’ultima farebbero approdare in un’altra piana alluvionale, quella di Crocella Pacchiana di fronte al Cimitero di Benevento. Tali ponti sono urbanisticamente previsti nello spazio di appena 1 km lungo il fiume Calore portando a 6 gli attraversamenti fluviali in meno di 2 km, per la precisione 1.800 metri, e addirittura a 7, se si arriva a contare anche l’attuale Ponte Vanvitelli, in 2.300 metri di percorso fluviale. Quella dell’influenza dei ponti sul deflusso dei fiumi durante gli eventi di piena è stata studiata e rivela delle criticità notevoli. Ecco quindi che i tre nuovi ponti previsti a Pezzapiana, con le strade che li congiungono, potrebbero anche significativamente condizionare il deflusso delle acque del Calore in caso di piena e determinare allagamenti pure in zone della città, come la parte nord-occidentale del rione Ferrovia, che non sono state toccate dall’alluvione del 15 ottobre scorso. Tutto ciò per cosa? a che servono altre due strade che arrivano al Cimitero, oltre a quella transitante per Ponticelli? e a cosa serve inoltre realizzare una rotonda al centro della piana di Pezzapiana, dove dovrebbero convergere nel nulla tre strade? Sì, perché quella piana è stata definita nel PUC come zona E1, ossia quella con maggior grado di tutela ambientale per la presenza del fiume, e poi però si disegnano in questo verde intenso della tavola urbanistica due ponti (il terzo è previsto più a monte in vicinanza del viadotto ferroviario), tre strade e una rotonda. Il tutto divide questa ancora bella e funzionale, ai fini idraulici, piana alluvionale in tre spicchi così come si fa ad esempio per l’infrastrutturazione di aree industriali o commerciali, tipo ASI o PIP.

Purtroppo però non ci possiamo fermare a questo, perché il PUC adottato dal Comune di Benevento ed approvato dalla Provincia quasi tre anni fa, riserva ancora sorprese per l’area di Pezzapiana, ossia l’ampliamento della zona commerciale al di là della strada dove è ubicato il Brico “Maio” e la stazione di servizio carburante, proprio sulla linea di deflusso delle acque in caso di piena. Infatti l’alluvione del 15 ottobre, allagando tutta la parte di Pezzapiana che è compresa nell’area della grande ansa fluviale del Calore, ha dimostrato che questo con portate considerevoli di acqua tende a tagliare la curva del fiume per recuperare il letto fluviale nei pressi del ponte di via dei Longobardi: ancora oggi tronchi di alberi, sterpaglia e anche strutture sradicate dal parcheggio dell’ipermercato “I Sanniti”, trasportate dal fiume centinaia di metri più avanti nella piana, stanno lì a dimostrare quanto si afferma. Andando sul posto si può vedere come questo materiale in alcuni punti sia stato fermato da pali di sostegno di linea elettrica, dalle strutture del parcheggio dell’ipermercato, da sporadici alberi che si trovano nella piana e da tre capannoni commerciali mai usati. A questo punto, anzi, è lecito chiedersi perché questi tre capannoni commerciali, posti difronte all’ipermercato, stiano ancora all’impiedi visto che ai committenti è stato revocato il permesso di costruire per l’ubicazione a meno di 150 metri dal fiume non segnalata in progetto. Oramai sono passati più di 10 anni da quella revoca, ma per una serie di motivi quell’abuso edilizio non è stato ancora riparato, speriamo che sia fatto presto. E pensare che qualcuno, ingiustamente ed irrazionalmente, dà agli alberi le colpe per quello che è accaduto, mentre quei capannoni hanno impattato gran parte dell’acqua che è uscita dall’alveo per una naturale disposizione delle linee di deflusso del fiume come avviene per i casi di piena eccezionale.

Marcello Stefanucci (delegato LIPU-Benevento)

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