La croce lapidea sparita al Passo di Santa Crocella

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La notizia dell’inqualificabile gesto si era già diffusa sul versante molisano del Matese, ma la vogliamo riprendere anche dal versante campano di questo massiccio montagnoso, per condividere il sentimento di rammarico (quanto meno!) per la sparizione di un simbolo – la croce in pietra appunto – che dal 1960, per oltre 50 anni, aveva contribuito efficacemente a ricordare ai passanti sulla strada provinciale Cusano Mutri – Pietraroja – Sepino che in questo luogo, su questo valico di montagna, a 1.219 m s.l.m.,  c’era stato un antico e famoso monastero benedettino eretto nel 1140.

Il monastero, intitolato a Santa Croce, si trovava a circa 16 km da Cusano Mutri, proprio sul valico di Santa Crocella, nei pressi dell’edicoletta posta nell’ottobre 1960 con croce in pietra e lapide, sulla quale è scritto in latino: “crux parva ubi monasterium clarum” (piccola croce dove esisteva un illustre monastero).

Il valico di Santa Crocella è su una sella montana di grande suggestione paesaggistica, a circa 7 km dal centro abitato di Pietraroja, dove qualche anno prima del 1980 venne trovato il celeberrimo fossile di dinosauro “Scipionyx samniticus”, ai più noto come “Ciro”, famoso in tutto il mondo.

Il valico di Santa Crocella agevola l’attraversamento da un versante all’altro di questa zona montagnosa e si trova proprio sulla linea che fa da confine:

1) – tra i Comuni di Pietraroja e Sepino,

2) – tra le Province di Benevento e Campobasso,

3) –  tra le Regioni Campania e Molise.

A questa quota non fa mai caldo (anzi!) e spesso già a ottobre-novembre vi cade la prima neve.

I monti del Matese sono ricchi di vastissimi boschi (vere e proprie foreste), con una fauna d’eccezione che tra l’altro annovera il lupo e l’aquila reale. E cresce sempre più l’auspicio di vedere meglio gestito e tutelato questo prezioso ed attraente patrimonio naturale, con uno sguardo non solo al passato, ricco di storia, ma anche al futuro,  per le notevoli potenzialità turistiche – e quindi economiche – che questo patrimonio naturale è in grado di esprimere, specialmente se salvaguardato. Peraltro in un’area geografica economicamente depressa che – ribadiamolo ancora una volta –  ripone nel turismo buona parte delle sue speranze di sviluppo

Emidio Civitillo

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