Panem et circenses

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Ci sono voluti 50 anni di lotte risorgimentali, due guerre mondiali intervallate da oltre 20 anni di dittatura fascista, una dolorosa lotta di liberazione e migliaia di morti per portare l’Italia ad avere una costituzione democratica e repubblicana e gli italiani ad essere sottoposti ad una legge invece che all’arbitrio dei potenti. La nostra costituzione  è la vera casa di ogni italiano, edificata per noi da coloro che hanno sofferto e si sono battuti per la libertà. E’ stata faticosamente e coscienziosamente edificata per dare ad ogni cittadino una libertà vera, entro cui esercitare pienamente i propri diritti compiendo con convinzione il proprio dovere, con forti contrappesi tra i vari poteri per evitare gli spettri del passato. Tutti gli articoli che la compongono risentono fortemente di questi due principi fondamentali.  Il bicameralismo perfetto, il numero dei deputati e dei senatori, la legge elettorale proporzionale, il ruolo delle regioni, delle province e dei comuni, tutto era in funzione di una democrazia compiuta.

Fino a trent’anni fa, fino a quando le sorti dello Stato sono state rette dagli uomini della costituente nessuno ha sentito il bisogno di apportare modifiche alla carta costituzionale; se qualcosa non andava, la responsabilità era solo degli uomini, della loro miopia politica, delle loro debolezze e delle loro miserie. Le colpe per alcune disfunzioni dello Stato non erano della Costituzione, ma del reale esercizio della politica e dei politici.

Con l’avvento delle nuove generazioni, di chi non aveva vissuto i momenti tragici della storia nazionale o era poco più che un bambino, senza più quel reale  retroterra culturale ed ideologico che aveva ispirato la Carta Costituzionale, si è avvertita la smania compulsiva di modificare la Costituzione: il male dell’Italia non era più la politica ma la Costituzione, che con i suoi  “cavilli”,  “lacci e lacciuoli” non permetteva il reale esercizio del potere.

E così è partito l’attacco per smantellarla. Per primo si è proceduto a cambiare la legge elettorale: in una democrazia rappresentativa impadronirsi della rappresentanza significa automaticamente impadronirsi del potere. Matterellum, Porcellum e Italicum sono i sistemi elettorali che le maggioranze di turno si sono cuciti addosso per continuare ad avere una posizione dominante ed inamovibile nel governo della nazione e per vanificare la sovranità popolare. Non eleggiamo più i nostri rappresentanti nei due rami del parlamento; affidiamo a un “governatore” regionale il compito di nominare degli assessori, che rappresentano il più delle volte interessi forti, con consiglieri regionali ridotti al ruolo di confermatari delle decisioni altrui; non eleggiamo più il consiglio provinciale, terreno di scontro tra i vari gruppi politici trasversali; si vuole ridurre il numero dei parlamentari indicato dalla Costituzione, una quantità non spropositata e cervellotica, come qualcuno va blaterando, ma che riflette la reale possibilità di dare ad ogni realtà territoriale la sua rappresentanza.

Sotto attacco, in questo momento, è il bicameralismo perfetto, non un dogma di fede, ma uno strumento che fino ad oggi ci ha preservato da ogni tentativo di imporre un governo autoritario. Il nuovo Senato si interesserà di poche cose, marginali rispetto al reale esercizio del potere, sarà composto da 100 senatori indicati dalle Regioni e quindi dai politici su una indicazione vaga e ancora tutta da definire dei cittadini. Il popolo è passato dall’esercizio della sovranità alle indicazioni e a notificare quello che i potenti, le lobby affaristiche, le grandi concentrazioni di interessi decidono. Siamo passati dal bicameralismo perfetto al bicameralismo vuoto, dalla democrazia compiuta ad una democrazia formale, dalla sovranità popolare al sovrano popolare.

Cosa resta al popolo?   O lottare politicamente per non farsi scippare la democrazia, oppure   PANEM ET CIRCENSES, qualcosa da mangiare e qualche gioco con cui trastullarsi be(o)tamente.

Angelo Mancini

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