Il Sannio affascina poco

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Il Sannio è in ginocchio. Nessuno se ne era accorto. Chi da lontano come me, chi vive ad Amorosi e non sa di Paupisi o di Circello, la stampa locale, i media nazionali, il governo. Nessuno sapeva niente. Come nell’80 in Irpinia, il terremoto più devastante che ha colpito l’Europa nell’ultimo mezzo secolo. Nessuno se ne era accorto, ci vollero giorni per comprendere l’entità della devastazione. L’indifferenza verso l’entroterra campano, sannita o irpino che sia è storia recente. Un territorio impervio, poco adatto agli scorrimenti delle grosse strade, alle penetrazioni delle tav, alle vie di accesso al mare, ai porti, agli aeroporti, ai reporter delle tv di stato, dei padroni e dei servi dei padroni. #SaveRummo è il tormentone social di oggi; 35 anni fa i tempi erano meno social e Il Mattino titolò a caratteri cubitali FATE PRESTO, un’esortazione a muoversi indirizzata a tutti e recepita da nessuno. Andy Warhol, il genio della Pop Art, fu l’unico a intendere la potenza del messaggio; una richiesta che si è trasformata in un fallimento colossale; la ricostruzione più lunga, lenta, difficile e caotica che si sia mai vista. La pasta Rummo si salverà; la lenta lavorazione la salverà, il package accattivante la salverà; ha fascino da vendere la pasta Rummo, il suo appeal è meravigliosamente adatto a spopolare su facebook, su instagram, su twitter e in un qualunque altro dei posti inesistenti che frequentiamo.

Il Sannio affascina poco, i sanniti in generale affascinano poco; gente riservata, un po’ introversa, poco incline ai riflettori, poco in grado di negoziare, di distinguersi là dove conta. Il Sannio, a volte, sembra non piacere neanche ai sanniti. Io non ho mai conosciuto un sannita che non elogiasse la propria terra, che non manifestasse il proprio amore per essa, ma mai ho avuto il piacere di sentir parlare di un amore assoluto e incommensurabile, quello che ne giustifica il primato su tutti. Alla napoletana, alla romana, alla toscana per intendersi. Così finisce che poi non interessi a nessuno, finisce che anche per la stessa stampa regionale sei scomodo; la stampa che non vede l’ora di toglierti dalle prime 10 notizie, che è costretta per uno o due giorni a darti la prima pagina. I giornali devono vendere, devono maturare click perché la concorrenza è agguerrita e allora giù a spiegarci le minuzie della guerra dei  babyboss. Sempre in prima pagina tutta la cronaca più ordinaria e cruenta di una Campania martoriata e gomorroica che non ha molto spazio per le pietre piovute su Paupisi, per i morti di Pago Veiano e Montesarchio, per i pastori che non hanno più il gregge e i vignaioli che non hanno più la vigna. Finisce così che a Roma, prima di interessarsi, malvolentieri, a te, devono anzitutto capire, faticosamente, dove sei, chi sei e poi in uno scomodo scaricabarile devono capire chi dovrà in futuro addossarsi le responsabilità di non aver fatto nulla, di aver fatto poco e tardi. Il presidente del consiglio ha sfruttato un po’ dei 140 caratteri che twitter gli mette a disposizione per dire che il governo avrebbe fatto di tutto. Nessuno gli ha creduto e, del resto, nessuno se ne è granchè curato. Tutti diranno che il Sannio ce la farà perché il Sannio è fatto di gente operosa che non ha paura del fango e che sa prendere la pala in mano; la verità è che anche questa volta il Sannio non ce la farà; quello che è andato perduto non tornerà indietro. Ma in fin dei conti a chi importa?

Giovanni Franco

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