Una via o una piazza per Bettino Craxi

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Da ben 15 anni le spoglie del Presidente Craxi riposano nel piccolo cimitero cristiano che si trova sotto le mura della medina di Hammamet e le tante anime belle che animano il teatrino della politica italiana girano la testa dall’altra parte per far finta di  non vedere.

A distanza di tanti anni dalla morte nessun amministratore locale ha avuto la forza e il coraggio di intitolare un luogo pubblico a Benedetto (Bettino) Craxi per onorare la memoria di quel grande socialista che aveva liberato il partito socialista dalla subalternanza al Pci per condurlo su posizioni democratiche, europeistiche e atlantiche; una via o una piazza per onorare la memoria di quel grande uomo di governo, quel grande uomo di Stato che ha speso la sua vita per il bene dell’Italia ed è stato ignobilmente infangato e condotto a morte prematura lontano dalla sua patria. Un grande  statista che per un quarto di secolo ha rappresentato la punta più avanzata e più coraggiosa del socialismo democratico e riformista in Europa e nel mondo e che per dirla con il quotidiano l’Unità del 1999 “…è stato tra i 5 o 6 personaggi che hanno fatto la storia d’Italia dal dopoguerra agli anni ‘90”.

Un grande  uomo di governo che nel 1984 con il cosiddetto “decreto di San Valentino” aveva quasi azzerato l’inflazione, che era a due cifre (dal 16% al 4%), che aveva portato l’Italia al quinto posto nell’economia del mondo con un tasso di svilupppo di circa il 3% annuo ed ottenuto per la prima (ed unica) volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla A, portando in questo modo il nostro Paese nell’ aristocrazia dei paesi industrializzati; che aveva vinto la battaglia del terrorismo; che aveva vinto la battaglia per le autostrade fortemente osteggiate dai comunisti  perchè ritenute strumento del capitale e per la tv a colori considerata troppo ricca per il nostro paese; che aveva gettato davvero le basi dell’Unione Europea e che, pur convinto filo-americano, non s’era fatto umiliare da Reagan a Sigonella (in occasione del sequestro dell’Achille Lauro), rivendicando il diritto di “padrone di casa”.

Un grande Presidente che arrivò alla guida del Paese in un momento di gravissima crisi strutturale (vale la pena, ricordare  che quando nell’agosto del 1983 il primo Governo Craxi iniziò ad operare la produzione industriale era crollata del 7% e le quotazioni azionarie precipitavano, al punto che, solo pochi mesi prima, si era stati costretti ad un intervento assolutamente eccezionale: la sospensione per tre giorni dell’attività di Borsa per evitare un vero e proprio tracollo) e che al programma dell’austerità (proposto da Enrico Berlinguer) considerata come la sola via d’uscita dalla crisi seppe contrapporre gli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione. L’Italia assistita diventa modello di sviluppo e di innovazione.

Un grande modernizzatore che non esitò a far votare “si” ai socialisti quando si doveva decidere l’ingresso dell’Italia nello Sme (primo passo verso la moneta unica, ferocemente osteggiata dal Pci). In conclusione, per aiutare qualche  volenteroso amministratore a  trovare più facilmente il coraggio necessario per  abbattere il muro  della malafede  vale la pena ricordare che:

  1. Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet suscitando il cordoglio di tutto il mondo democratico e il governo dell’epoca -presieduto dall’on. D’Alema-  propose di tributare a Bettino Craxi i funerali di Stato in Italia che la Legge prevede solamente per le più alte cariche istituzionali e per quelle personalità “che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché per quei cittadini che abbiano illustrato la nazione italiana”. Non furono celebrati perchè la famiglia Craxi si oppose!
  2. La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’articolo 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. In poche parole, la Corte europea ha sancito che i più elementari diritti e le regole del diritto furono violati pur di arrivare ad una condanna del leader socialista. In sostanza, il Presidente Craxi è stato vittima di un processo ingiusto e non venne messo in condizione di difendersi.
  3. Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore della Repubblica eletto nelle liste del Partito Democratico e prima con i DS) che condusse le indagini che portarono alla condanna del Presidente Craxi fu il primo a riconoscere che l’ex segretario del PSI non aveva mai intascato soldi a titolo personale e in un’intervista al “Foglio” del 22 febbraio 1996 affermava: “…La molla di Bettino non era il suo arricchimento ma la politica” ed ha  confermato in più occasioni (prima di morire) che Bettino Craxi aveva ragione quando affermava che tutto il sistema dei partiti della prima Repubblica si reggeva sul finanziamento illecito che è stato amnistiato sino al novembre ’89, depenalizzato se compiuto dopo il ’93 e colpito penalmente solo se commesso in quell’intervallo di quattro anni.

Una legislazione a singhiozzo con reati che appaiono e scompaiono a seconda degli anni (sic!). Solo chi è accecato dalla faziosità non riesce a capire che questo tipo di legislazione ha lesionato il principio di eguaglianza del cittadino davanti alla legge, anche del cittadino Craxi.

  1. La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Bettino Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi a combattere e vincere la dittatura di Salazar. Non ebbe d’altra parte alcuna remora nel denunciare con forza i regimi comunisti dell’Europa dell’Est e a impegnarsi nella difesa e nel sostegno economico del popolo palestinese. Tutti i perseguitati politici, prima o poi, sono arrivati in via del Corso a Roma per incontrare Bettino Craxi. Sacharov, Pliusc, Havel, il povero Pelikan; Jacek Kuron, Walesa, Dubcek, Ricardo Lagos, mille e più mille espatriati cileni; gli intellettuali scampati a Fidel Castro, Yasser Arafat, Kaddumi, Nemer, Hammad.

Ciò che desiderava per lui lo avrebbe voluto davvero per tutti. Anche per tutti coloro che ancora oggi, a distanza di tanti anni dalla sua morte, non riescono a liberarsi dal pregiudizio e dalla faziosità ideologica e politica.

Ciao Presidente.

Benevento 19 gennaio 2015

Amedeo Ceniccola  Presidente circolo “B. Craxi” – Benevento

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