Mitica escursione a Punta Campanella

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Non ha deluso le aspettative la prima escursione di Trekking Culturale Telesi@. Una giornata da raccontare per le insolite emozioni vissute dai partecipanti. Nel gruppo di escursionisti di domenica 9 novembre presenti tutte le componenti della scuola: studenti, genitori, docenti e personale ATA. Meta scelta Punta Campanella, l’estremità della Penisola Sorrentina con i suoi paesaggi spettacolari in un’area naturale marina protetta. Con il bus ci lasciamo il Vesuvio alle spalle ed entriamo nella Penisola Sorrentina dal lato nord quello che parte da Castellammare di Stabia. Il nuovo tunnel inauguato da poco ci collega alla preesistente galleria che porta direttamente a Seiano. Non abbiamo visto la classica litoranea che da Castellammare va a Vico Equense e che presenta molti belvedere adatti a piccole soste in auto e per fissare il lucchetto dell’amore alla ringhiera per poi buttare le chiavi a mare. Subito dopo Seiano ci appare comunque uno skyline di Vico Equense sulla destra e poco dopo lo splendore del panorama di Sorrento; dopo averla attraversata ci addentriamo nel comune di Massa Lubrense con le sue numerose frazioni come Sant’Agata sui due Golfi, Marina della Lobra e Marina di Puolo; tra le tante, Nerano vede la nostra discesa dal bus per iniziare l’escursione su di sentiero che si presenta con una ripida salita per i primi 500 metri di percorso. Nonostante la pioggia incessante e continua, gli escursionisti affrontano tutte le insidie del terreno reso scivoloso dalla pioggia. Sull’altopiano del monte San Costanzo, in attesa dei ritardatari più lenti, alcuni approfittano per addentare un panino, alcuni per farsi un selfie con dietro il panorama della Costiera Amalfitana ed altri semplicemente contemplano la bellezza del paesaggio. Ci appare, in primo piano, la Marina del Cantone, antico borgo marinaro oggi frequentato da numerosi turisti. Dopo la sosta sul belvedere, all’improvviso il gruppo è investito da nuvole che prima lo attraversano e poi decidono di stazionare creando una cortina di fitta nebbia. La pioggia accompagna i valorosi escursionisti fino alla pineta San Costanzo dove è stabilita la pausa pranzo. Sul posto ci raggiunge Enrico, su di una motocarrozzetta “Ape”, il gestore del Chiosco San Costanzo di Termini, altra frazione di Massa Lubrense, con al seguito i cestini-pranzo pattuiti. Enrico, per fare il suo lavoro, si bagna completamente in pochi minuti mentre noi eravamo già fradici da un pezzo… Ripensandoci, la pioggia meno gradita è stata quella iniziale e che ci trasforma dallo stato asciutto a quello bagnato. Le successive precipitazioni non si notano anche perché, riprendendo il cammino, si apre uno scenario indimenticabile sulla Baia di Jeranto, la baia delle meraviglie. Qualche problemino per chi soffre di vertigini perché il panorama è doppiamente mozzafiato sia per l’incantevole bellezza sia per il senso di vuoto che offre alla vista. Il crinale del monte Santa Croce prima ci illude con una comoda e leggera discesa e poi ci impegna oltremodo per la ripida curva che la natura ha disegnato verso il mare. La discesa a Punta Campanella è davvero difficoltosa, ma adatta al gruppo di studenti già esperti perché formati nelle passate escursioni. Anche gli adulti, meno elastici e temerari dei giovani, portano a termine l’impresa agevolmente eppure… quella Torre di Minerva sembra sempre più lontana per ogni metro percorso verso giù. La pendenza è tale che si può fotografare l’escursionista che ti precede con il solo sfondo del mare… Punta Campanella era chiamata promontorio Ateneo dai greci i quali vi edificarono un tempio alla dea Atena. In seguito i romani vi praticarono il culto della dea Minerva. Oggi sul promontorio c’è la Torre di Minerva che aveva una funzione di allarme in caso di attacchi di pirati e faceva parte di una serie di torri di avvistamento costruite lungo tutta la Penisola Sorrentina. Su questa torre veniva fatta suonare una campana in caso di allarme e questa è l’origine del nome di Punta Campanella. L’ultimo tratto in discesa è il più impegnativo perché ripido, scivoloso e pieno di pietre taglienti. Qualche caduta senza conseguenze e si giunge alla meta: Punta Campanella. Un quarto d’ora di sosta per un piccolo e meritato riposo;  dopo uno sguardo al mare, alle luci del tramonto e ai faraglioni di Capri, si riparte per Termini, la frazione di Massa Lubrense dove ci attende il bus che con la sua aria calda ci riporta a casa. La stanchezza non ci fa apprezzare la Penisola di notte: “torniamo a Surrient” ma senza vederla perché tutti, a parte l’autista, chiudiamo per un po’ gli occhi, esausti.

Giovanni Forgione

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