San Sebastiano. La ‘Sistina’ della valle Telesina

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Passando sulla strada non si percepisce la grandezza decorativa della chiesa, la sua facciata è, per cosi dire, anonima, normale quasi austera, e nulla lascia immaginare cosa possa esserci all’interno … l’occhio distratto non percepisce neanche l’elegante portale di arenaria grigia ormai quasi corroso dal tempo, il sovrastante lunotto decorato e quel vecchio portone di legno rugoso.

Come spesso accade con i tesori, una volta dentro si apre lo scrigno delle meraviglie.

Il primo impianto di San Sebastiano sorse, per opera della Confraternita di Santa Maria della Pietà, nel 1515 …’ alquanti massari e parecchi foresi del burgo Portella ‘… ottennero la concessione di un terreno demaniale per edificare una piccola cappella che svolgeva funzioni religiose fungendo anche da luogo di riunione della stessa confraternita. Il luogo prescelto era molto vicino alle attività dei maestri conciatori di pelli.

In quel periodo, infatti, Guardia deve la sua ricchezza alla fiorente attività commerciale legata all’industria della concia delle pelli. Nel 1535 la chiesa fu abbandonata dalla confraternita di Santa Maria della Pietà, per le evidenti pressioni e insistenze dei cuoiari che se ne volevano impossessare con l’intento di intitolarla a San Sebastiano, il loro santo protettore.

Nel 1623 la potente corporazione dei cuoiari chiese e ottenne dal l’autorizzazione di fondare, sotto il titolo di San Sebastiano martire, un monte di pietà. Quest’operazione riuscì a incrementare le rendite destinate alla manutenzione della gestione della chiesa e consentì l’utilizzo di ulteriori somme per l’ampliamento di San Sebastiano.

L’evento che segnò in modo decisivo la storia di questo splendido manufatto avvenne il 5 giugno 1688 la vigilia della Pentecoste. Le testimonianze riportano scenari apocalittici: nelle piazze e viuzze del paese, immerse nella quiete pomeridiana, risuonarono d’un tratto i cupi boati dei crolli, seguiti dai gemiti dei feriti e moribondi, le grida di terrore degli scampati che fuggivano come forsennati verso le campagne o si attardavano presso le macerie delle proprie case piangendo i familiari sepolti. Un denso polverone si alzò fino ad oscurare il sole. Ben presto si poté avere la visione esatta della gravità della sciagura: Guardia era stata letteralmente rasa al suolo dal terremoto.

Superate le prime difficoltà, i maestri dell’arte della concia non disarmarono, fecero di necessità virtù, e in pochi anni ricostruirono sia la chiesa che il campanile. Ma  non si fermarono, volevano fare le cose in grande, pensavano a un tempio che ricordasse la loro corporazione e per abbellire e decorare la chiesa che tanto amavano, chiamarono, da Napoli gli artisti Domenico Antonio Vaccaro e Paolo De Matteis.

Il periodo d’inizio 700 con la concomitante presenza a Guardia del Vaccaro e del De Matteis produce per San Sebastiano e per l’intera comunità il momento più alto di splendore e di rinascita artistica e culturale.

Il 5 luglio del 1722 la corporazione dei conciatori ricevevano a Guardia il vescovo Francesco Baccari, che consacrava ed inaugurava la loro splendida chiesa. L’evento fu seguito da otto giorni di festeggiamenti.

Questa sequenza di avvenimenti ci restituisce e ci fa ben capire, l’atmosfera di fermento, di ricostruzione, di rinascita artistica e culturale che si doveva respirare a Guardia in quel periodo, quello che Piero De Blasio nel suo libro ‘Guardia la Bella’ chiama molto opportunamente ‘l’epopea dei cuoiari’.

Propongo  al lettore che ha voluto sin qui seguirci la visione di questo video che ho realizzato nel  Marzo 2009  per il progetto www.ritisettennali.org

Giovanni Lombardi

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