Silvestro Jacobelli, G. Giotto, l’Addolorata e San Giovanni Evangelista

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Spesso si stampano libri bellissimi e costosissimi, che si desidera avere non tanto per arricchirci culturalmente, ma perché c’è un buco nero nella biblioteca che sembra proprio stare lì ad aspettare di essere…occupato. Soddisfatto il nostro senso estetico, poi lo lasciamo lì a riempirsi di polvere e a fare da specchietto per le allodole della nostra…cultura.   E’ il destino, penso, dello splendido volume Sannio e Barocco, edito dalla SEI, e dato alle stampe nel 2011. Solo ora l’ho colpevolmente aperto, solo ora ho scoperto che….

Silvestro Jacobelli è un noto artista locale, nato e battezzato nella chiesa di San Martino il 5 aprile 1724.  I genitori erano fabbricanti di tegole e la loro fornace ancora resiste a monte della Madonna delle Grazie. Il ragazzo, mentre si recava a scuola al Santuario dai Padri Cappuccini, soleva fermarsi per istrada a plasmare la creta. Notato per questa sua attitudine, fu mandato a Napoli per studiare scultura.

Al suo ritorno a Cerreto la sua attività è attestata da una ceramica, alta cm. 40 e raffigurante San Michele arcangelo e il diavolo con data 1744,  e da due statue lignee conservate a Cerreto ed una esposta nel Museo di Arte Sacra di Sant’Agata.

Nel pieno della sua attività, fu chiamato da Ferdinando IV perché si recasse in Messico, avendo avuto il re richieste di un valente scultore in legno: qui Silvestro acquistò fama e ricchezze e di lui e dei suoi figli si parlò e si ebbe notizie a Cerreto fino al 1830: poi non si seppe più nulla. Nel 2000, quale Presidente della Pro Loco, feci fare delle ricerche anche dal Ministero della cultura messicano.  Cerreto, tempo fa, memore che la storia va ricordata, gli dedicò una strada.

Gian Giotto Borrelli è un affermato critico d’arte. Tra l’altro è ricercatore in ‘Storia dell’Arte Moderna’, insegna Storia dell’arte medievale e moderna’ nel Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Demoetnoantropologici e nel Corso di Laurea di Turismo per i BB CC  presso l’Università degli Studi suor Orsola Benincasa. E’ anche titolare dell’insegnamento di ‘Storia delle tecniche artistiche’ al biennio della magistrale in Storia dell’Arte presso la medesima Facoltà etc. etc. La premessa è d’obbligo per dimostrare che il “pulpito da cui viene la predica” è decisamente di qualità.  L’attività di studio e di ricerca di Gian Giotto Borrelli è incentrata sulla storia della scultura e delle arti decorative a Napoli e nel Meridione in età barocca, sulle quali ha pubblicato numerosi saggi. In uno di questi: Un viaggio alla ri-scoperta della scultura lignea nel beneventano, pubblicato appunto in Sannio e Barocco, egli narra: “…spostandoci a Cerreto Sannita, nella Cattedrale, vi è un bel gruppo con Cristo crocifisso, l’Addolorata e San Giovanni Evangelista., che sembra composto  unendo alla figura principale, già attribuita a Nicola Fumo, le altre due.  L’opera è databile tra la fine del 600 e l’inizio del 700, quando il borgo, devastato dal terremoto del 1688, fu ricostruito a valle, per iniziativa del Vescovo  De Bellis e dei Carafa (…ecco il motivo della ridenominazione di strade e piazze, anche a costo di modesti disagi iniziali: sono la nostra storia, come già avevano saggiamente fatto precedenti amministratori dedicando una strada anche, e appunto a Silvestro Jacobelli e ad altri concittadini ). E’ chiaro quindi che, dopo la sciagura del terremoto del 1688 , Cerreto diventò un fervente cantiere artistico che  colpì la fantasia del giovane Silvestro.  A Cerreto sono anche presenti due opere di uno scultore, Silvestro Jacobelli, di origini locali, benché educatosi a Napoli,  come dimostrano la Madonna in trono, nella chiesa di San Rocco, (1757), sciupata da ridipinture, e la più matura e armonica Madonna  con Bambino (1758) in S.Maria di Costantinopoli. Quest’ultima, rievocando un’iconografia- quella, appunto, della Madonna di Costantinopoli, presenta sulla base una sorta di plastico che sintetizza Cerreto Vecchia, (come avevo ipotizzato anche io nella Passeggiata nella storia edito dalla Pro Loco),  a indicare una richiesta di protezione che raramente compare in queste rappresentazioni. Per analogie formali credo che a lui sia possibile assegnare anche le due figure ai piedi del Crocefisso in cattedrale…”.

Bella ed interessante opinione che, comunque farà apprezzare ancora di più le splendide statue in legno conservate nella sacrestia della Cattedrale ed attribuite ad un nostro valente artista del ‘700.  E’ proprio vero: Cerreto è come uno scrigno senza fondo che rivela, lentamente, il suo tesoro.

Lorenzo Morone

 

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