Salvare il Sannio dallo scempio delle pale eoliche!

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C’è in atto un gravissimo accerchiamento al Sannio Beneventano da parte delle multinazionali dell’eolico. Sul già devastato territorio del Fortore, che è diventato un deserto: anche i topi di campagna sono scappati, si aggiungono altri nuovi progetti presentati alla Regione Campania e in attesa di autorizzazione.

La tragica novità e ch, saturate le aree del Fortore, l’aggressione si affaccia prepotentemente a tutta l’area del Matese Sud-Orientale e la Valle del Tammaro confinanti con  i Parchi Regionali del Matese e il Parco Regionale del Molise.

Ad oggi, infatti, sono in attesa di autorizzazione 34 impianti eolici che, se approvati, porteranno nel Sannio una foresta di oltre 500 pale di acciaio alte 150 metri. Altri 40 progetti sono stati già depositati dalle multinazionali del vento per altrettante 500 pale.  Se questi progetti fossero autorizzati il Sannio diventerebbe la centrale eolica più grande del mondo ma anche il territorio più degradato.

Subiremo un inquinamento senza precedenti che porterà con sé una serie di problemi esponendo cittadini e animali anche a possibili rischi della salute.

Un’aggressione senza precedenti al territorio, ambientali, silvo-pastorali, all’avifauna e alla fauna selvatica, ai beni archeologici tra cui spicca l’antico tracciato del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela.

La maggioranza della popolazione assiste silenziosa, spesso con condivisione, poiché amministratori senza scrupoli trasmettono informazioni strumentalmente false facendo credere che con l’arrivo delle pale eoliche il territorio diventerà ricco e prospero.

Ma non spiegano che il loro vero intento è di poter accedere a soldi freschi elargiti dalle società eoliche che serviranno a risanare buchi di bilancio prodotti dalla loro stessa incapacità amministrativa.

A fronte di questa narcotizzazione delle popolazioni da parte della politica, abbiamo ritenuto necessario costituire un movimento popolare fatto da agricoltori, allevatori, pastori, operatori agricoli, operatori turistici e semplici cittadini sensibili alla tutela del territorio impegnati in una strenua resistenza all’invasione delle multinazionali dell’energia. Resistiamo ad una mastodontica macchina da guerra che vuole sfondare le mura megalitiche dell’impegno civile che difendono i confini del Sannio Pentro!

Una lotta impari se non sarà la stessa popolazione a prendere coscienza e ad unirsi opponendosi a questo perverso progetto di una nuova colonizzazione del Sud!

Se il loro progetto si compisse perderemo definitivamente quelle bellezze naturali, i pascoli incontaminati, le sorgenti cristalline che hanno permesso fino ad oggi di ritagliarci uno spazio importante nel mondo per i nostri prodotti tipici unici e irripetibili.

E invece dobbiamo confrontarci quotidianamente con amministratori che occultano le verità e come Giuda tradì Gesù per quattro denari, così questi amministratori egualmente per quattro denari, svendono un territorio di immenso valore.

Non tutti conoscono il problema ed è gioco facile per un sindaco o un’amministrazione far passare per una cosa buona un bubbone tumorale per l’ambiente com’è l’eolico.

Nel Fortore c’è stata una devastazione generalizzata, senza che nessuno abbia trovato vantaggio tranne qualche figlio, nipote o parente di questo o quell’amministratore, di questo o quel politico.

Ma c’è un aspetto ancora più inquietante che bisogna evidenziare ma che sfugge alla totalità dei cittadini.
Oltre alla devastazione ambientale perseguita con l’installazione delle pale eoliche, c’è anche una devastazione delle tasche dei cittadini che, a prescindere se sul proprio territorio ci siano o meno pale eoliche installate, subiscono un prelievo forzato sulla propria bolletta dell’energia elettrica per finanziare le multinazionali.

E qui la nostra azione ha anche la finalità di informare i cittadini di cosa è veramente la speculazione che si nasconde dietro all’eolico. Lo stato italiano, con un prelievo forzato sulla bolletta dell’energia elettrica, impone a tutti i cittadini di pagare una quota pari al 22% dell’importo pagato per il consumo di energia elettrica.

Tale importo serve a finanziare i così detti Certificati Verdi.   I Certificati Verdi sono il vero motivo che rende economicamente vantaggioso per una multinazionale del vento installare pale eoliche anche in aree dove c’è poco vento e dove la conformazione del terreno non è adeguato così com’è l’area del Matese Sud-Orientale.

Sulla bolletta alla voce “Servizi di rete” si nascondono una serie di somme a carico del cittadino e tra queste anche “l’occultata” componente “A3”. L’elemento “A3” costa ad una famiglia media, che consuma circa 2.700 kW l’anno la cui bolletta è di circa 520,00 euro, un importo pari a circa 110,00 euro. Paghiamo cioè circa il 22% in più rispetto al consumo reale che in questo periodo di grave crisi non è una somma marginale che incide sul bilancio familiare.

La cosa si fa più corposa se parliamo di utenze industriali a bassa o media tensione e che, spesso, possono mettere in crisi anche le attività artigiane.

Quindi, una pasticceria che usa corrente a bassa tensione pagherà, su una bolletta di 8.000 euro, circa 200,00 euro di A3; una piccola azienda artigiana metal meccanica che consuma 120.000 kW, a fronte di una bolletta di 24.000 euro, pagherà per la sola A3 circa 7.000 euro; una piccola azienda di lavorazioni plastiche che consuma 480.000 kW di energia a media tensione, pagherà, a fronte di una bolletta di 90.000 euro, circa 22.000 euro di componente A3.

Questo fiume di soldi, pari a circa 12 miliardi di euro per il 2013, prelevato dalle tasche degli italiani serve a finanziare direttamente, attraverso il Gestore per i Servizi Elettrici, i Certificati Verdi che sono l’incentivo che le multinazionali incassano per ogni MW di energia elettrica prodotta.

Veri e propri aiuti di stato alle industrie dell’energia ma a costo zero per lo stesso stato italiano poiché quei soldi sono prelevati direttamente in bolletta dal Gestore dei Servizi Elettrici. In soldoni, una società che produce rinnovabili per 1 MW di energia prodotta guadagna circa 75 euro cui si aggiungono circa 95 euro come incentivo proveniente da certificato verde.

Quindi un MW di energia costa agli italiani circa 170 euro. Da qui in grande interesse delle multinazionali del vento spagnole, inglesi, tedesche norvegesi ecc… che trovano il loro interesse a installare in Italia e, nello specifico, nel nostro Sud ritenuto area economicamente degradata quindi più facilmente penetrabile attraverso elargizioni alle amministrazioni locali.

Ma oltre al danno ambientale c’è anche la beffa perché quell’energia serve ad alimentare le grandi industrie. Quindi energia che sarà trasportata e utilizzata nelle aree industrializzate dell’Italia settentrionale.

Si continuerà, in diverse forme quella colonizzazione dell’Italia meridionale iniziata nel 1860 con il massacro delle popolazioni, l’occupazione delle terre seguita poi con lo sfruttamento della forza lavoro, sradicata dal sud e trasferita al nord. Proseguita, poi, con l’interramento dei rifiuti tossici delle stesse industrie del nord inquinando questa terra e si completa con sfruttamento dei territori devastando in modo definitivo con l’installazione delle pale eoliche.

Bisogna fermare questo progetto di colonizzazione dei nostri territori e si rende necessario che la politica attivi una moratoria per bloccare i progetti in fase avanzata di autorizzazione presso la Regione Campania.

Le nostre richieste sono:

  •  Sospendere le aste per i certificati verdi previse nel Decreto Ministeriale 6 luglio 2012;
  • Moratoria  alla Regione Campania su tutti gli impianti eolici autorizzati ed in fase si autorizzazione fino a quando al stessa Regione Campania non recepirà linee guida nazionali nell’individuazione delle aree non idonee alle installazioni di impianti eolici:
  • Individuazione, da parte della regione Campania delle aree non idonee alle installazioni di impianti eolici con il coinvolgimento delle comunità locali e le associazioni locali, .

   Giuseppe Fappiano  per il  Fronte Sannita per la difesa della Montagna

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