Lirica: il baritono di Alvignano

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Ha fatto il suo ingresso sul maestoso palco del Teatro dell’Opera di Roma con una carrozza stilizzata, nei panni settecenteschi di Lescaut (nella foto di Silvia Lelli con “Manon” Serena Farnocchia), fratello della protagonista Manon. Un’emozione. L’evento lirico dell’anno. Una performance di prestigio nel curriculum, già ricco di successi e impegni, del baritono di Alvignano Francesco Landolfi. Una partecipazione in un cast internazionale (la diva russa Anna Netrebko nel ruolo di protagonista, ndr.) e un’edizione illustre e nobile. Il Teatro romano che si deve a Domenico Costanzi, dopo oltre un lustro, ha riproposto infatti “Manon Lescaut”, il primo grande successo di Giacomo Puccini, in un’edizione con Riccardo Muti sul podio e sua figlia Chiara regista. Il Coro dell’Opera di Roma era diretto dal maestro Roberto Gabbiani. Scene a firma di Carlo Centolavigna, costumi di Alessandro Lai, luci di Vincent Longuemare. Quattro le scene, una per ogni atto e tutte accomunate da una caratteristica: il deserto, “luogo di solitudine, abbandono e sperdimento in senso sia ambientale che metaforico”, così lo ha definito la regista Chiara Muti. Una delle opere più rappresentate del compositore lucchese e che chiude l’epoca in cui dominava il melodramma verdiano anticipando il Novecento storico, ha “caricato”  di soddisfazione e orgoglio il percorso artistico e personale del giovane cantante lirico casertano, talento campano pronto e temprato già per il prossimo impegno, sarà Scarpia nella “Tosca”, altro capolavoro dell’autore toscano, nell’isola di Malta. 

Federica Landolfi

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