La statua di San Pio, un’Opera d’Arte incompresa dai più!

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…….. “ Benevento alla ribalta locale e nazionale per le sue performances monumentali e urbanistiche. Una rubrica del Venerdì di Repubblica del 14 febbraio titola – Padre Pio come Mazinga vince il primo premio tra i monumenti horror  e giù tutta una serie di giudizi meritevoli di tale onorevole classifica.

L’autore è il giornalista Filippo Ceccarelli  che ha raccolto dalle pagine FaceBook le voci persino dei devoti al santo di Pietrelcina che propongono “l’abbattimento dell’articolato manufatto che ritrae Padre Pio come Moloch alieno, robot transformer, spaventapasseri, acrobata, sciatore, motociclista con capelli al vento, Mazinga o Goldrake con tanto di alabarda spaziale”. L’installazione è dunque meritatamente entrata nella classifica dei Monumenti dell’orrore promossa da Repubblica.it…….”

Evidentemente, il collega, Filippo Ceccarelli, non aveva proprio niente di meglio da fare, eppure, si è dedicato per tanti anni alla politica, per passare a scrivere libri dedicati al cibo e, addirittura, a vincere premi dedicati alla satira ma, questa volta la sua “satira” non ha fatto ridere nessun sannita. Già l’aver fatto sondaggi su FB, ci sembra assurdo e riduttivo, un’inchiesta che rasenta il ridicolo, visto che su Fb scrive chiunque e soprattutto persone prive di competenza in materia d’arte contemporanea’ Che la Statua di San Pio (2001) ad un primo impatto visivo, possa non piacere, è giustificato  ma, definirla e tacciarla di “Monumento dell’orrore primo in Italia” è tanto irriguardoso nei confronti dei contenuti dell’Opera, quanto nei confronti degli Artisti che ci hanno lavorato e della città di Benevento. Nel 2001, il Comitato “Pro Messaggio di Padre Pio” con la collaborazione di: Amministrazione Comunale, Amministrazione Provinciale, Istituto Autonomo case Popolari, Autorità Religiose, Alcuni Tecnici beneventani, numerosi Fedeli, alcune ditte beneventane come: Alfa marmi san Gennaro Vesuviano, cave Riunite Fiorditufi Riano, Cave sannite srl, Chiusolo Clementina, CIMEL di A. Varricchio, De Sciscio Antonio Trasporti, Ecologia Falzarano, Edilizia Sannita, Fanfulla Impianti srl, Ferrone Angelo, Ferrone Antonio Movimento Terra, Fusco Paolo Leonardo & Roberto, Iazzelli Luigi & Coretti Pompea, CG sas di Pisaniello & C, IMEVA, Impresa Callisto, Impresa Siciliano, Impresa Viola Antonio, I.S.P.A. srl Pietrelcina, Italtecno, L.A.I.F. srl, Nave Davide, Ocone Domenico e Renato spa, Parente Ettore, Ricambi Auto Pastore, Seieffe spa, Sidermeccanica spa, Sidersap spa, Terlizzi Pellegrino e Ciullo CFranco, Tomaselli Autoveicoli e Caltrasped srl, decisero, animati da una profonda devozione nei confronti del santo dalle Stimmate, di realizzare un’opera che lo ricordasse. Si decise così di dedicare “Un’Area Sacra A.S. Pio da Pietrelcina e all’Amore Misericordioso di Dio”! La realizzazione dell’opera, ideata dall’architetto Benedetto Aloia, fu affidata allo stesso architetto coadiuvato dallo Scultore Ernesto Pengue, dagli Architetti Eleonora Aloia e Giuseppe Scocca, con la collaborazione dell’Ingegnere Giuseppe Pedicini e il Geometra Agostino Gigante.

L’Opera presenta: Il Monte OREB– La collinetta su cui sorge il memoriale ci ricorda il Monte Oreb, dove Mosè, pastore si trova davanti al Roseto che arde senza consumarsi segno del Dio vivente il quale gli parla per annunziare il riscatto del suo Popolo dalla schiavitù dall’Egitto, segno del Dio amore inestinguibile, pronto a rivelarsi a tutti gli uomini che lo cercano col cuore umile e sincero.

La CROCE si staglia nel celo per 12 metri, con una disposizione abbracciante i 4 punti cardinali, per ricordarci che per tutte le creature di ogni angolo della terra, c’è il Dio fatto uomo ad attenderle a braccia aperte, per renderle partecipi dell’infinito Amore Trinitario.

Il VOLTO SINDONICO –  E’ un volto sfigurato per le torture, ma profondamente sereno che si offre, per la meditazione, agli assetati di verità, è un volto roteante da Oriente a Occidente, da Meridione a Settentrione indicante la salvezza universale. Ai suoi piedi sentiamo sciogliersi con noi  le barriere della solitudine, della paura e della fatica di Perdonare e di Amare!

Il SEPOLCRO VUOTO – Ci ricorda la Risurrezione di Cristo, esso è stato costruito con 4 coppie di “U” di forma gigantesca che ci rimandano alla preghiera che Gesù rivolse al Padre, prima della sua Passione, morte e Risurrezione: “Un Unum….” Affinché – per i suoi meriti  infiniti – fossimo tutti una cosa sola con la Trinità Santissima, nel tempo e nell’eternità”.

P. PIO – In questo nostro tempo, dominato dal materialismo, la raffigurazione di Padre Pio vuole ricordarsi che il corpo con la morte va verso il disfacimento in attesa della risurrezione, mentre l’anima entra nell’eternità, e s’immerge nell’amore trinitario. Ecco, allora, l’anima di Padre Pio, individuala nel suo Volto luminoso incorniciato dal Sudario svolazzante, quale vessillo della morte e Risurrezione di cristo. L’espressione del volto e delle braccia aperte, esprimono anche esortazione. P. Pio, infatti, rivolgendosi a ognuno di noi, dopo averci invitato a riflettere sul Volto martoriato del Cristo che ci ha spalancato le porte del Cielo, con parole accorate dice: “L’Eternità esiste figli miei, ed io dopo le tribolazioni terrene, vi sono immerso. Ricordatevelo e agite di conseguenza”.

Cosa dire a chi, passa veloce sotto la statua e tenta di vedere qualche cosa che piace allo sguardo, evitando di comprendere col cuore e con la mente! Sono certo che, se tutti si soffermassero un attimo per comprendere sia il messaggio dell’opera sia la sua bellezza celata, non ci sarebbero più polemiche sterili e giudizi avventati, a cominciare dagli amici de “Il Venerdì di repubblica” che abbandonassero i post di FB e s’immedesimassero nella realtà tangibile e nei sentimenti di tutti gli uomini di buona volontà.

 Luigi La Monaca Presidente Provinciale di Ekoclub International

                                                       

1 commento

  1. L’opera d’arte una volta era facilmente comprensibile perchè aveva una missione da compiere: trasmettere un messaggio. educare. E perchè ciò avvenisse il messaggio doveva essere universale, comprensibile a tutti. Oggi, invece, trasmette una emozione, una senzazione, un modo personale di interpretare la realtà, con messaggi spesso criptici e non facilmente comprensibili a tutti. Noi possiamo dire: nom mi piace, non mi da nessuna emozione, ma non penso sia giusto liquidare il frutto dell’arte di un uomo con un semplicistico: è brutto, solo perchè non comprendiamo il messaggio che l’artista vuole trasmettere.Sarebbe come assistere ad una partita di baseball senza conoscerne le regole: sai che noia! Concludo con una considerazione molto…ardita: una volta c’era l’artista, che attraverso la sua arte lanciava un messaggio che l’uomo qualunque facilmente riceveva: era il colloquio tra due mondi che rimanevano comunque distanti: uno dava, l’altro riceveva. Oggi l’artista con la sua opera lancia un segnale che ognuno recepisce secondo il suo stato d’animo, la sua cultura…sono due mondi che interagiscono tra loro, e forse l’arte sta proprio in questa relazione di sentimenti. Per dirla tutta: una volta l’arte era difficile da fare, ma facile da comprendere. Oggi, invece, è più facile da fare, ma più difficile da comprendere. Ma sempre arte è. Secondo me. Molto secondo me.

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