In ricordo di Vincenzo Pacelli

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Un grande studioso, Vincenzo Pacelli, nato a San Salvatore Telesino 75 anni fa, ci ha improvvisamente lasciato il 13 febbraio scorso. La sua attività iniziò oltre mezzo secolo fa accanto a Ferdinando Bologna, uno dei grandi storici dell’arte del Novecento italiano, per poi proseguire autonomamente con le grandi ricerche e gli importanti e fondamentali studi sul Caravaggio (di cui è diventato uno dei maggiori esperti mondiali) e i tanto amati artisti napoletani del ‘600. Ho avuto la fortuna di seguire tante lezioni di Vincenzo all’Università, l’ho seguito nei sopralluoghi di studio nelle più importanti chiese di Napoli, l’ho accompagnato sulle impalcature dei cantieri di restauro e negli archivi storici, come quello del Banco di Napoli, e mentre lo osservavo, comprendevo il rigore con cui interpretava il suo impegno di studioso e di insegnante. “Vai in giro per i musei, per le chiese, per le mostre e le dimore d’Italia e d’Europa, anche le più remote, osserva, analizza, ascolta, valuta e capirai in profondità il valore della Storia dell’Arte”, mi diceva ed io ho seguito il suo consiglio ed a distanza di tanti anni, devo riconoscere che ciò che ho appreso da lui mi ha consentito di penetrare in profondità i diversi “messaggi” e “linguaggi” che nel corso dei secoli gli artisti ci hanno trasmesso con le loro opere. La passione e il rigoroso impegno profuso da Vincenzo Pacelli nelle sue ricerche, gli consentì l’attribuzione definitiva al Caravaggio del “Martirio di Sant’Orsola” della collezione di Banca Intesa-San Paolo di Napoli, riuscì a risalire alla “mano” del maestro lombardo attraverso una minuziosa analisi iconografica  ed iconologica del dipinto ed a una serie di importanti materiali documentari. Nonostante siano passati trent’anni da quando ho lasciato la scuola di specializzazione in Storia dell’Arte dell’università di Napoli, i miei rapporti con Vincenzo Pacelli sono rimasti costanti. Aveva un legame forte ed affettuoso con San Salvatore a causa della presenza in loco prima di entrambi i genitori e poi della mamma centenaria, venuta a mancare meno di 3 anni fa.

Quando arrivava mi telefonava perchè aveva piacere, prontamente ricambiato da parte mia, di discutere del contenuto dell’ultima opera data alle stampe. Non c’erano soltanto i grandi artisti tra i suoi interessi, ma anche pittori meno noti con cui entrava in contatto nel corso della sua instancabile attività di studioso. Era un turbinio di idee ed il suo ultimo, monumentale lavoro su Caravaggio, che abbiamo presentato nell’abbazia benedettina di San Salvatore nel maggio scorso, ne è la dimostrazione. Un lavoro a più mani da lui coordinato, in cui le opere del grande artista sono state analizzate, servendosi anche degli strumenti della Medicina, della Musica e della Diagnostica Artistica. Guardo nella mia libreria i numerosi volumi e i saggi dettagliatissimi di cui è stato autore ed ogni volta che li riapro e mi soffermo a rileggerli, immediatamente ritrovo conferma della sua conoscenza minuziosa e particolareggiata di eventi, opere e circostanze che contribuiscono a definire le scelte e l’operato di un artista e del movimento che lo ha visto protagonista. Non è certamente questo il contesto per ripercorrere in modo analitico il considerevole contributo che Vincenzo Pacelli ha offerto al mondo storico-artistico italiano, mi auguro, però, che il suo rilevante impegno di studioso e la sua memoria non si disperdano nella effimera leggerezza della nostra contemporaneità.

Domenico Tescione

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