A proposito del convegno sui centri storici di S. Lorenzello

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Accenni  sulla BELLEZZA e sui VALORI  tra il Paesaggio e i Centri storici, le Risorse naturali, con il Piano urbanistico, e la Land Art, la Rete culturale e i Modelli di sviluppo del Sannio titernino – telesino.

In questa area, su questi territori è maturata la consapevolezza, ma anche l’urgenza e la necessità di recuperare e valorizzare i valori degli agglomerati di particolare pregio storico-artistico e ambientale, strettamente legati alla storia degli uomini, tra pietre pregnanti di umanità che, nel tempo hanno “fatto” la Valle.

Gran parte dei comuni  tra il Taburno e il Matese sono impegnati per trovare il giusto equilibrio alla pianificazione territoriale intercomunale per la nascente “ Città del Sannio Telesino” con

l’ approccio progettuale alla costruzione di un unico progetto urbanistico. Percorso impegnativo in quanto le armature insediative sono certamente diversificate ma costituite da una unica rete territoriale, senza perdere la tradizione storica che le ha finora contraddistinte.

Grande occasione si presenta con la formazione degli strumenti urbanistici, con i PP.UU.CC.- Come è accaduto a Castelvenere.

E in questi centri attraversati da secoli di storia, scrigno di tesori costituiti dal nucleo antico, di alto valore architettonico nell’insieme e di testimonianze  d’arte in esse contenute che deve riqualificarsi l’insieme di edifici da salvaguardare e ristrutturare. E’ la bellezza.

Non solo insediamenti urbani storici ma anche strutture insediative  e storico- monumentali con zone di particolare interesse paesaggistico-ambientale – i vigneti e gli uliveti –  e poi bacini e corsi d’acqua ( il Grassano), parchi e acque minerali e la paleontologia di Pietraroja.

Ricchezza di beni culturali in questo territorio denso di episodi di valore storico – architettonico come a Telese Terme ( la Torre tardo-longobardica), a S. Salvatore Telesino con Telesia e l’Abbazia del SS. Salvatore, a Castelvenere ( la palafitta) con tracce del passato e densi della storia degli uomini, dei luoghi, delle comunità e le tante chiese di Cerreto Sannita, S. Lorenzello, Faicchio,  Cusano Mutri e Guardia S.

Ed è sempre bellezza.

Da queste risorse storiche e naturalistiche si cerca il contatto giusto tra metodi tradizionali di piano e nuovi strumenti per ottenere qualità architettonica con basi teoriche e metodologiche di pianificazione pur sempre legati alle indicazioni dettate dagli strumenti sovracomunali ma con particolare attenzione  al patrimonio storico con le diversità e caratteristiche  di forma e di spazio, con l’impiego di materiali che pongono verità al contesto ambientale  ed esaltano lo straordinario percorso che dalla idea conduce all’impatto visivo.

Bisogna liberarsi del “discorso di piano” comunale legato rigidamente alle norme, e avere una prospettiva più aperta e partecipativa finalizzato alla indagine e al recupero dell’architettura classica, alla qualità dello spazio urbano e al rapporto coerente e funzionale tra il piano urbanistico, l’architettura, la più nobile delle arti e il progetto.

E viceversa come quando il progetto per il recupero sul realizzato viene contrapposto al piano, ossia l’architettura all’urbanistica.

A S. Lorenzello,qualche anno fà è stato redatto un progetto da un gruppo ( alquanto demagogico) di professionisti   sul “ Recupero del Centro Storico “ che coinvolgeva la struttura urbana laurentina ricadente nella Zona “A”- racchiusa tra via Sasso ad ovest, a Nord via Cesolle e Muro Filippo, ad Est con via Massone e a Sud- Est con via Fusco e via Surripe.

Gli interventi riguardavano:

  • – la pavimentazione stradale,
  • – due collegamenti tra piazza Cestari e vico Panella e ancora tra via Sasso e vico Avantisanti,
  • – la realizzazione di botteghe artigianali e il risanamento di tutti i sottoservizi ( fogna, acquedotto e illuminazione ect.).

Gli interventi riguardanti la pavimentazione sono stati suddivisi nei tre periodi storici che lo caratterizzano:

  • l’area medioevale
  • quella rinascimentale
  • e quella post-rinascimentale del 1688.
  • La prima con riquadri di pietra locale rigorosamente legati alla ricostruzione filologica e culturale.
  • La seconda con pavimentazione a “ spina di pesce” interpretando in tal modo la fioritura -artistica e letteraria e il libero sviluppo di pensiero.
  • La terza composizione dopo il terremoto del 1688, nel periodo post-rinascimentale e alle soglie del neoclassicismo la pavimentazione si sarebbe ispirata alla perfezione classica.

Non ultimo è il legame, nell’edificato storico, con un materiale come la pietra che nel tempo ha caratterizzato e testimonia modalità di intervento e d’uso del manufatto architettonico. Viene voglia di assimilare queste testimonianze di architettura  alla land art nella visione dell’arte contemporanea, ma realizzata nel tempo, su territorio naturale, con edifici incastonati  nel paesaggio, nel rapporto diretto tra arte e vita. Tanta arte e tante vite con affinità concettuali di origini medioevali.

Quanta bellezza.

E’ land art quando il nucleo storico è conficcato nella roccia, quando spunta dalla stessa e agisce sul paesaggio affacciandosi sullo stesso. Scopo della land art sostiene Gillo Dorfles che indaga la società attraverso la cultura  e l’estetica, non è tanto “ imitare la natura ma integrarsi in essa”.

E l’arte è sempre più riflessione, sistema, linguaggio.

Ogni edificio del centro storico è un’opera d’arte ( si ama indicare sugli elaborati tecnici: qui l’opera). Tanti edifici, ovvero il contesto, il nucleo, diventano universo di culture, idea di società, ricerca artistica di respiro internazionale, in un afflato di amore per l’architettura in pietra.

E’ di questi giorni un tentativo di valutazione sul patrimonio che va dai monumenti alla letteratura, ai beni culturali come il Colosseo e Tintoretto, la dolce vita e Macchiavelli, da Bernini alla Traviata. La cappella Sistina di Michelangelo. E quindi, Caravaggio, Dante e Petrarca. E l’impero romano? Come valutarli?

Certamente il nostro patrimonio  vale più dei 200 miliardi che la Corte dei Conti ha cercato di quantificare , con una richiesta di danni – in risposta alle Agenzie di rating – nel 2011, S.&P- Standard’s & Poor,r . Moody’s e Fitch, quando si valuta l’affidabilità creditizia di un paese come l’Italia e ci declassano alla BBB di rating- e poi ci sono le bellezze immateriali fatte di opere d’arte e di beni architettonici.

Poiché solo Dio ha il potere di unire il dono della grazia all’uso di un segno esteriore o visibile, come sosteneva don Milani che “ sia la cultura il nostro ottavo sacramento”.

Ma per gli approfondimenti bisogna ricorrere ad un progetto di “rete” culturale; bisogna coinvolgere le scuole, quindi le nuove tecnologie, i centri di ricerca come ora dopo il recente terremoto, e promuovere incontri con gli architetti e gli artisti più vicini alla “paesaggistica”, che abbiano conosciuto l’ambiente e avuta confidenza con la natura.

Il fenomeno è soprattutto sociologico; deve essere analizzato e proposto in termini di modelli di sviluppo economico, quei modelli di cui si parla tanto in questi giorni,.E’ da approfondire il saggio che il prof. De Masi pubblica per la Rizzoli:

Mappa Mundi modelli di vita per una società senza orientamenti. Si, senza orientamenti. “ il lavoro manca, la creazione di nuovi prodotti si è spostata nei paesi che oggi rappresentano le uniche economie in ascesa. In questo libro Domenico De Masi ci offre una sintesi dei modelli elaboratiogni latitudine e ci accompagna in un viaggio tra i valori e i disvalori della nostra e delle altre culture.

S. lorenzello- 7 febbraio 2014

 Vincenzo Vallone 

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