Le radici storiche, politiche e giuridiche della Città Telesina

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Il 21 dicembre 2013 si è insediato il Consiglio della Città Telesina, l’unione dei Comuni di Telese, Solopaca, Amorosi, San Salvatore Telesino e Castelvenere, in volontaria attuazione della L. n.135 /2012. Finalità e ruolo sono definiti dall’articolo 3 dello statuto approvato a suo tempo dai singoli consigli Comunali: lo svolgimento di una pluralità di servizi in una gestione associata, rivolta allo sviluppo economico sociale e culturale dell’intero territorio . Rinasce cosi, in forme nuove ma a carattere prettamente amministrativo una esperienza già vissuta e voluta nove secoli or sono, dalle comunità dei cinque paesi.   

Se infatti si guarda a due singolari documenti del XII secolo, da tempo noti agli studiosi e storiografi locali,  riportati in varie pubblicazioni sulle vicende medioevali di Telese e di molti paesi della valle: l’autonoma ricognizione delle proprie investiture feudali  del conte di Guardia Guglielmo di Sanframondo, e le Assise seu Statuta Civitatis Telesie nella collazione notarile del XV secolo, appare evidente e reale l’esistenza, all’epoca, di una unione politica, giuridica e territoriale, libera da legami e vincoli di vassallaggio, la cui estensione è pari alla sommatoria dei territori comunali delle attuali cinque comunità.

E’ la CIVITAS TELESIE, Comune Cittadino. Affermato ed operativo nel 1151, ma con la prospettiva certa di una più antica formazione, se si considera che i comuni Italiani, nel centro nord come nel sud, sono documentati quanto già esistenti ed attivi.

Risale appunto al 1151, la ricognizione con la quale “Eg0 Guillermo Sancti Fremundi,filius quondam Raonis, quem Sancti Fremundi fuit cognominatus,ortus genere normandorum,claro facio me quamplurima castella habere,inter quae castellum nomine Limata justa fines Civitais Telesie” (Io Guglielmo di Sanfremondo, figlio del fu Raone detto di Sanfremondo, di origine Normanna, dichiaro dì possedere molti castelli,  trai quali il castello di Limata ai confini con la Civitas Telesie”). Limata è oggi una contrada agricola in agro di San Lorenzo maggiore. I pochi resti del castello e del relativo abitato, sono distanti da Telese e da quello che all’epoca poteva essere il suo territorio. Il termine Civitas quindi, non identifica la Città nel senso di Urbs. Tantomeno una organizzazione territoriale della città stessa, inesistente ed inammissibile dopo il X secolo.

Nelle fonti storiche italiane, dall’XI secolo in poi Civitas è anche il Comune dei cives, che ovunque nella penisola  si estende al contado. Contiene, nel suo distretto delimitato dai fines, i confini,  Casali, sobborghi e centri abitati di minore spessore, perché fin dal momento iniziale, si organizza e si struttura sul modello della Civitas Romana e ricostruisce in forme nuove l’unione politica e giuridica della Città con il Territorio. Alla seconda metà del XII secolo e prima delle riforme di Guglielmo II di Altavilla sul rapporto monarchia- autonomie locali, risale invece la stesura degli Statuti  oggi esistenti. Documento che, oltre a confermare l’esistenza di un’organizzazione municipale in Telese con  giurisdizione anche sui casali e sugli abitanti del suo distretto, ne rappresenta l’ordinamento. Il rapporto Statuti/civitas del XII secolo trova conferma nella composizione del territorio del distretto dai casali di Solopaca, Amorosi, San Salvatore, Veneri (Castelvenere)  e dei casali con relativi contadi di Santi Janni, Sale, Rajeta Cave e Pugliano, che dal XIV secolo in poi si dissolvono nella campagna diventando semplici contrade agricole rispettivamente di Solopaca (Santi Janni) di  San  Salvatore (Sala,Pugliano e Cave) e di Catselvenere (Rajeta). Composizione, che a sua volta trova conforto nella situazione territoriale  della valle Telesina che emerge  dal Catalogo dei baroni, redatto appunto nel XII secolo. Mentre  la stesura  “alluvionale”, priva di un’organica disposizione delle norme nei capitoli e dei capitoli stessi, riconduce alla fase iniziale della legislazione statutaria e conferma che sono stati approntati prima che l’uniformità della organizzazione, l’obbligo delle concessioni, l’approvazione e la presenza nel testo delle sole consuetudines consentite, riducano le differenze locali e rendono la legislazione statutaria meridionale, uniforme e stagnante, con testi somiglianti sempre più gli uni agli altri.

Come già evidenziato nella mia ricerca sulla formazione, affermazione e organizzazione strutturale della CiviTas Telesie, di prossima pubblicazione, Il testo delle Assise seu Statuta, cosi come pervenuto, s’impone come “Una genuina espressione di atomismo legislativo spontaneo e volontario, riflesso di un dinamismo di vita municipale capace di esprimersi anche nel meridione” Adeguatamente interpretati e storicizzati, consentono di cogliere tutta l’are di originalità di una esperienza che senza mediazioni si collega al cambiamento sociale allo interno della Comunità e segna il prevalere della vicenda cittadina sulla vicenda feudale.

E’difficile, anche in considerazione di quando affermato dal più recente moderno pensiero storico che indica altri rapporti tra la monarchia normanno-Sveva e le autonomie locali e tra queste e le esperienze comunali del centro nord, persistere sulla concezione che rappresenta tale istituzione monarchica come epigona dello stato moderno, autoritario e centralista, ostacolo delle libertà comunali. E di conseguenza, persistere nella tradizionale suddivisione  e differenza tra i  Comuni del centro nord e le autonomie meridionali documentate dal X° secolo in poi, prima ancora della nascita del comune di Milano (documentato come primo comune italiano) e nei primi anni del regno, prima delle riforme di Guglielmo II. Non è quindi una “illusione storica” l’esistenza in Telese, nel 1151, di un’organizzazione municipale della città, nel ricordo della tradizione Municipale Romana, risultato della continuità cittadina e della presenza di classi libere. In una città che si completa già nell’ XI secolo, a conclusione di un interessante processo urbanistico iniziato con la Telesis nova longobarda del IX secolo che si forma  per l’ampliamento dell’agglomerato già sede del Vescovo e dove, tra il VII e l’ VIII sec. si insedia il Gastaldo. Conserva la fisionomia completa di città della ormai decaduta ed inadeguata Telesia Romana, e  si impone,per tutto il periodo tardo antico e successivi,come l’altra unica città di antica fondazione romana delle aree interne dell’antico Sannio storico,oltre la capitale Benevento,che non dissolve nella campagna il proprio tessuto urbano,ma si rinnova in luogo diverso,e su un diverso impianto.

Carmine Megaro

3 Commenti

  1. Apprezzo sempre moltissimo chi si dedica con tanta passione e competenza nella ricerca delle nostre radici storiche e culturali. Davvero complimenti. Questo intervento però, avendo tracciato una direttrice in un’esperienza sociale tanto antica ha voluto anche dare un significato ben preciso alla recente unione dei comuni.
    Ammesso, e sono certo, che esiste un supporto scientifico che attesti una radice storica dell’unione territoriale di un determinato bacino della valle telesina, si può senz’altro affermare che la storia è stata un fallimento. L’unione territoriale a cui si cerca di dare un significato alla Civitas Telesie, si è tradotta nei secoli in uno sparuto gruppetto di isolate comunità, ognuna della quali con una sua lingua-dialetto, perfetta marcatrice dell’identità culturale di una comunità molto frammentata. Si provi a pensare cos’è stato il cinese per il continente asiatico o l’inglese per quello americano ma anche il napoletano per la Campania costiera. Partendo da questa sommaria analisi, credo che la recente iniziativa politica, e sociale insieme, vada vista da un’altra angolazione, più modernista e certamente slegata da qualsiasi esperienza del passato.
    Il prof. Forte, nell’occasione di una magistrale conferenza sull’argomento dell’unione dei comuni a Castelvenere, ha ben chiarito quali sono del direttrici da seguire. Il tempo in cui viviamo, impone essere un numero per avere un’identità e questi numeri, rendono le nostre realtà territoriali ridicole ed inopportune. L’unione dei comuni è una stretta esigenza per una necessaria visibiltà, per essere un’identità precisa nel mondo in cui viviamo. E si badi bene che l’unione non è una semplice congiunzione territoriale, sarebbe un errore gravissimo, esattamente quello fallimentare del passato. L’unione è un concetto che si estende alle risorse umane e territoriali, sempre al fine di avere una ‘squadra’ che possa competere in un contesto , che ci piaccia o no, completamente globalizzato.

  2. Anzitutto voglio complimentarmi con l’autore per il suo escursus storico; è sempre piacevole conoscere il proprio territorio e la propria storia. Credo, tuttavia, che quanto scritto sia più una riflessione che un intervento. Una riflessione che non ritengo un collegamento diretto tra l’unione dei comuni e la Civitas Telesie e viceversa, ma due esperienze indipendenti tra loro che vedono coinvolte le stesse realtà locali in un unico soggetto politico e giuridico che non è, affatto, la ‘sommatoria’ di diverse e distinte realtà territoriali; pertanto, io personalmente condivido in pieno quanto esposto dall’ Avv. Megaro.

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