“La fortuna” bacia l’Ente e…l’AIRC

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L’arte di arrangiarsi, la veracità, l’ironia con cui affrontare la vita, anche quando essa si accanisce sugli sfortunati e gli indigenti. Sono questi gli ingredienti della commedia di Eduardo De Filippo, un genere che, a distanza di decenni, continua a far ridere ed appassionare il pubblico. Ne è una riprova l’entusiasmo con cui il pubblico crotonese ha accolto l’appuntamento con “La fortuna con l’effe maiuscola”, iniziativa patrocinata da Provincia e Comune di Crotone, sotto l’egida della locale Questura in collaborazione con l’associazione “E’ …solidarietà”. A richiamare i tanti giovani spettatori che hanno affollato il teatro Apollo in ogni ordine di posto, con un parterre istituzionale di tutto rispetto, formato dalle massime autorità locali, provinciali e regionali, e ripreso da emittenti regionali calabre, è stato senza dubbio il testo, che Eduardo De Filippo ed Armando Curcio scrissero ‘a quattro mani’ nel 1942. Un classico del teatro napoletano, dedicato ad una famiglia povera, “bersaglio” di diversi colpi di fortuna che innescano una catena di eventi funesti. La fatica del vivere, la lotta per procurare il necessario quotidiano, il desiderio di possedere denaro, fulcro della vicenda, sono resi in chiave comica con un ingrediente tipico del teatro di De Filippo: il sottile, sagace, realistico umorismo.

Nella commedia l’elemento comico scaturisce anche nelle situazioni di dolore e disperazione e l’ambiente stesso, seppure misero e meschino, grazie alla genialità dei due autori, strappa risate. Straordinaria l’interpretazione dell’attore protagonista, il nostro carissimo amico Questore, Dott. Luigi Botte, che ha divertito ed entusiasmato gli spettatori con le sue battute, le espressioni colorite ed i modi di fare caratteristici della cultura napoletana e del teatro ‘eduardiano’ in particolare.

Per la platea crotonese l’attore Laurentino ha interpretato Giovanni Ruoppolo, un povero squattrinato che conduce una vita di miseria, stenti e sventure con la moglie Cristina ed il figlio adottivo Erricuccio, in una bettola umida. Mentre il figlio, un po’ tonto ma sempre pronto a battibeccare col burbero padre, trascorre la giornata a ritagliare figure umane da fogli di carta, e la moglie, in preda ai crampi della fame ed al freddo, cerca di far passare il tempo spettegolando con le vicine di casa, Giovanni cerca come può di portare qualche soldo a casa, accendendo qualche debito e svolgendo lavori di ricopiatura di documenti per un avvocato. Una vita misera, la loro, che però come sempre accade nella commedia napoletana non impedisce battute di spirito, scherzi e risate, quelle genuine che solo chi apprezza le piccole cose è in grado di fare.

Ma la sventurata vita della famiglia Ruoppolo conosce la fortuna per ben due volte nella stessa giornata: prima l’avvocato propone a Giovanni una lauta ricompensa in cambio del riconoscimento di un uomo, orfano di madre e mai dichiarato dal padre naturale, che per sposare una ricca donna ha bisogno di un cognome. Mentre Giovanni e sua moglie sono in giro per investire l’acconto ricevuto per l’affare, però, arriva a casa Ruoppolo un notaio con una notizia ben più sconvolgente: il fratello di Giovanni, emigrato in America anni prima, è morto ed ha lasciato al suo unico congiunto una vera fortuna in eredità, all’unico patto che egli non abbia figli. Nel caso contrario i 50 milioni, la villa a Capri ed i preziosi gioielli andranno a suo figlio. Impossibilitato ad aspettare il rientro del fortunato ed inconsapevole erede, il notaio lascia il messaggio ad Erricuccio, raccomandandogli di interdire al padre il riconoscimento di quel giovane per cui era stato ingaggiato.

Una serie di circostanze avvenute nel condominio, tra cui le vicende coniugali di tradimento e gelosia degli inquilini di sopra, faranno trovare il povero Erricuccio faccia a faccia con la pistola impugnata dal marito cornuto. Il giovane, per lo spavento, perderà temporaneamente la parola e con essa la possibilità di impedire al padre di rovinarsi con le sue stesse mani: Giovanni verrà messo al corrente troppo tardi dell’eredità e per di più scoprirà di aver riconosciuto come figlio un vero mascalzone. Una volta saputo dell’eredità, infatti, il furbo uomo in cerca di un cognome, invece di rinunciarvi in favore del vero destinatario, meritevole di ogni forma di compassione e solidarietà per la vita di stenti fino a quel momento condotta, manifesterà l’intenzione di voler approfittare della favorevole circostanza.

E mentre il pubblico si duole per la sfortuna del povero Giovanni Ruoppolo e della sua famiglia, quasi pronto a salire sul palco per fargli un’offerta spontanea, ecco che l’astuzia tipica dei napoletani torna a galla e trionfa. L’uomo, infatti, davanti allo stupore di amici, parenti, poliziotti e notai, snocciola il suo piano: denunciarsi per aver dichiarato il falso nel riconoscere il figlio e finire in carcere per 5 anni, questo sì, ma recuperando la sua eredità. Tanto più che, come sottolinea il personaggio di De Filippo, ‘la fortuna con l’effe maiuscola si paga’ e lui, scontando 5 anni di prigione, conta di pagare in anticipo per poi godersi i suoi milioni! Mai tentare di fregare un napoletano, sembra voler dire De Filippo in questa commedia: sarà lui a fregare te e pure in modo geniale!

Impossibile per la platea dell’Apollo restare più di un minuto senza ridere: tra le battute di spirito, le situazioni comiche e la mimica degli attori, lo spettacolo è un susseguirsi di gag. Spassosissimo, infine, Peppino Festa, nei panni di Erricuccio, protagonista di momenti di pura ilarità, soprattutto quando, temporaneamente muto, tenta di convincere il padre a non prestarsi al riconoscimento fasullo del figlio e prova a spiegargli la storia della morte del fratello in America e dell’eredità aiutandosi con la mimica e coi suoi origami.

La commedia in tre atti con un’unica scena è ricca di personaggi. Numerosi sono stati gli attori (Luigi Botte, Patrizia Zambataro, Raffaele Verrillo, Lucia Fraenza, Marinetta Melillo, Maria Concetta Gambuti, Giuseppe Festa Lavorgna, Graziano Lavorgna, Lorenzo Masotta, Manuela Santillo, Luca Guarino, Antonio Lavorgna, Marco Federico Lavorgna, Pietro Pelosi) che, sotto l’attenta regia dell’instancabile Lucia Cassella, assistita dalla giornalista Milena Mancini, con il coordinamento di Alfonso Guarino, hanno interpretato la commedia umana in cui i valori veri risiedono nella gente più umile e meno considerata. Il riscatto in questa commedia non è quello sociale ma quello umano. Doppia soddisfazione, dunque, per il Laboratorio d’arte e cultura ‘Karol Wojtyla’ dell’Ente Culturale Laurentino San Lorenzo Martire ‘Nicola Vigliotti’, che ha incassato un grande successo di pubblico ed il ricavato interamente devoluto alla ricerca sul cancro.

Un organizzazione perfetta da parte dello staff della Questura crotonese e della locale sezione dell’AIRC, che hanno riservato all’Ente Laurentino un’impeccabile ospitalità in terra calabra, con un pranzo di Gala alla presenza, tra gli alti funzionari, del Prefetto di Crotone, Maria Tirone, dal quale è scaturito un secondo invito a ritornare con una nuova rappresentazione teatrale.

Soddisfazione, infine, è stata espressa dal presidente dell’Ente Culturale Laurentino, Alfonso Guarino che, ringraziando quanti hanno collaborato per l’ottima riuscita dell’iniziativa, ha rimarcato l’importanza del Teato, invitando i giovani, speranza per il futuro, a creare laboratori teatrali.

<< Una trasferta – commenta entusiasta il presidente del sodalizio laurentino Guarino – che ha ottenuto un notevole successo. Un momento di grande riconoscimento che ripaga soprattutto il grande impegno portato avanti dagli attori e da tutti coloro che lavorano a questo progetto. Un risultato – conclude – che ci sprona a fare sempre di più e meglio >>.

Milena Mancini Responsabile Comunicazione Ente Culturale S. Lorenzo Martire ‘N.Vigliotti’

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