Contenimento del consumo di suolo: il Forum in audizione in Parlamento

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Dopo il successo del convegno a Roma del 25 ottobre di cui abbiamo dato notizia nel precedente comunicato, il 29 ottobre scorso, a due anni dalla sua fondazione, il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio (cui aderiscono 93 associazioni ambientaliste nazionali e 841 comitati locali) ha avuto un importante riconoscimento: è stato infatti invitato e ascoltato dai deputati della commissione riunita agricoltura e ambiente della Camera in relazione ai lavori su due proposte di legge sul contenimento del consumo di suolo.

Per chi volesse approfondire è possibile scaricare il documento consegnato alla Commissione al seguente link: https://app.box.com/s/0sok0hzi834wdpt2wcj8 (si tratta di un lavoro gratuito realizzato dal basso, come tutto quello che produce il Forum, da tanti cittadini che in poche ore hanno analizzato le proposte di legge in discussione e proposto le osservazioni e gli emendamenti del caso).

Grazie anche all’attività del Forum, il tema del consumo di suolo agricolo,già al centro della campagna “salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”, è quindi preso in seria considerazione nell’agenda politica del Paese, in conformità con gli specifici orientamenti dell’Unione Europea.

L’approvazione di una legge che arresti il consumo di suolo(l’ISPRA ha recentemente certificato un consumo di suolo di 69 ettari al giorno, 8 mq al secondo!), restituisca valore alle attività agricole e paesaggistiche e serva anche come misura di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico è percepita come sempre più impellente dalla politica nazionale (già l’ex ministro dell’Agricoltura Catania aveva presentato un disegno di legge, a suo tempo esaminato ed emendato dal Forum e poi approvato in Consiglio dei Ministri, e altre proposte sono state depositate in Parlamento nell’attuale legislatura).

Le nostre amministrazioni comunali continuano invece a ignorare le richieste dei comitati locali.

Il 18 settembre scorso, in occasione di un incontro fra l’amministrazione comunale e la consulta ambientale, abbiamo avuto modo di incalzare il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica chiedendo un riscontroall’ennesima nota di sollecito inviata per proporre lo svolgimento del censimento del patrimonio edilizio esistente sul territorio di San Salvatore Telesino, essenziale atto propedeutico ad ogni futura attività di programmazione urbanistica e di politica territoriale. In precedenza ne avevamo parlato con il Responsabile dell’Area Tecnica che, pur dicendosi disponibile, aveva subordinato ogni decisione in merito alla volontà del Sindaco e della sua maggioranza consiliare.

Purtroppo, da allora non è pervenuta nessuna risposta, né positiva né negativa, all’istanza reiterata alla nuova amministrazione il 30 luglio scorso, ai sensi della legge 241/90 e s.m.i., così come erano restate inevase quelle precedenti. E il giudizio su amministrazioni(quella attuale come quelle precedenti di San Salvatore Telesino) che non rispondono, in modo formale e motivato, alle legittime istanze dei loro cittadini, non potrà mai essere positivo, al di là del merito delle questioni.

D’altra parte, per inciso, anche sull’iter per la redazione del nuovo P.U.C., in perfetta continuità con il silenzio della precedente amministrazione, non è stata data ancora nessuna informazione e non è stato avviato nessun coinvolgimento dei cittadini, mentre si avvicina (salvo proroghe) la scadenza del 31 dicembre (termine per l’approvazione del piano, data oltre la quale subentrerebbero le norme di salvaguardia, con la decadenza del vigente PRG, e l’arrivo di un commissario ad acta).

La pianificazione urbanistica e le politiche di gestione del territorio dovrebbero (anzi, DEVONO) sempre far prevalere l’interesse collettivo (il cosiddetto “bene comune”) su quelli privati, e questo obiettivo non può essere perseguito senza un’ampia partecipazione dei cittadini, espressamente prevista e codificata dalle norme di riferimento, e che non dovrà essere vissuta solo come un formale e vuoto passaggio burocratico. Quindi abbiamo insistito affinché vengano pubblicati subito  tutti gli atti già in possesso dell’amministrazione e venga assicurata la massima trasparenza a tutto il percorso.

Ricordiamo che, secondo quanto stabilito dall’articolo 2 della legge regionale n. 16/2004 (NORME SUL GOVERNO DEL TERRITORIO), obiettivo della pianificazione territoriale e urbanistica è, in primis, la promozione dell’uso razionale e dello sviluppo ordinato del territorio urbano ed extraurbano mediante il minimo consumo di suolo. Arginare il consumo di suolo e tutelare le aree libere e agricoleè quindi un obbligo di legge, ma servirebbe anche a ri-orientare il mercato immobiliare verso il recupero e il riuso dell’enorme patrimonio edilizio esistente e attualmente sfitto, vuoto o non utilizzato, imprimendo nuove energie al comparto dell’edilizia in unafase, probabilmente irreversibile, di forte contrazione.

Il 60% del patrimonio edilizio italiano dovrà essere riqualificato per rientrare nei parametri previsti dalle direttive europee già recepite e in evoluzione al Parlamento Europeo, e gli interventi di riqualificazione energetica potrebbero mettere in circolo almeno10 miliardi di euro di risparmi grazie a piani di efficientamento.

In ogni caso, ridurre il consumo di suolo poggia le sue ragioni sulla Costituzione, e in particolare sugli articoli 9 (che indica tra i compiti della Repubblica la tutela del paesaggio e il patrimonio storico artistico della nazione) e 44 (che impone un “razionale sfruttamento del suolo”, anche a costo di porre “vincoli alla proprietà terriera privata). Inoltre nel 2006 l’Italia ha anche ratificato la Convenzione europea sul paesaggio.

Si possono anche intuire le ragioni di una “non condivisione” da parte dei nostri amministratori locali rispetto alla nostra richiesta di censimento del patrimonio edilizio esistente, finalizzata a monitorare abitazioni e fabbricati produttivi vuoti, sfitti e non utilizzati con lo scopo di rilevare la realtà delle strutture edilizie già presenti nel territorio e monitorare lo stato attuale dell’offerta edilizia prima di assumere iniziative di pianificazione urbanistica, ma vorremmo che fossero esplicitate (ammesso che siano esplicitabili) e che fosse data la possibilità di discuterle.

Probabilmente fra le ragioni di questo dissenso dei nostri amministratori locali rispetto alle iniziative per arginare il fenomeno del consumo di suolo(che a tutti gli effetti deve essere considerata una risorsa non rinnovabile) e quindi assumere le decisioni conseguenti in sede di pianificazione urbanistica, c’è anche la possibilità di utilizzare i proventi degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti (possibilità introdotta come deroga “transitoria” nel 2001 e purtroppo sempre prorogata).

Ma per non essere incoerenti con se stessi, dovrebbero evitare di inserire promesse e impegni sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio nei loro programmi elettorali e nelle relazioni programmatiche di mandato.

Volendo rispondere anche a chi ci chiedeva “da dove tiriamo fuori certe teorie”, oltre a richiamare la normativa vigente e le proposte di legge in discussione, rinviamo al testo di Luca Martinelli (dal titolo Salviamo il Paesaggio – Ed. Altreconomia) regalato a tutti i consiglieri comunali e riportiamo utilmente un sintetico estratto della mozione approvata dall’Assemblea nazionale del Forum Salviamo il Paesaggiodel 4 maggio scorso a Bologna.

“Le organizzazioni aderenti al Forum … VOGLIONO ribadire con forza – chiedendo di condividere a tutti i livelli (politico, istituzionale, associazionistico, privato) – il concetto che il suolo libero e il suolo fertile sono beni comuni degli italiani, fondamento di tutte le funzioni eco-sistemiche che stanno alla base della vita di ognuno, dai quali si ricavano prima di tutto cibo, salute, sicurezza ambientale e bellezza, un immenso patrimonio culturale collettivo e condiviso, di questi tempi la più grande opportunità economica per la Nazione. Unarisorsa insostituibile e non rinnovabile, sulla quale si può costruire il futuro del Paese e si possono creare tante opportunità di lavoro per le nuove generazioni.

…VOGLIONO segnalare che il settore agricolo e il settore turistico, due grandi asset strategici del Paese, generatori di cultura, benessere e ritorno economico, che sono stati troppo spesso relegati in secondo piano da chi progetta il futuro dell’Italia, non possono prescindere dalla salvaguardia dei territori liberi dal cemento, non consumati, non compromessi per sempre a scapito della collettività per inseguire soltanto interessi privati.

INVITANO a prendere atto che il ciclo economico fondato sul cemento che consuma nuovo suolo (libero e/o agricolo) è terminato, come ben evidenziano i dati sugli immobili costruiti negli ultimi anni e rimasti invenduti o mai immessi sul mercato (670mila, secondo Nomisma). Nel 2012 le compravendite nel settore immobiliare sono state 444.018 e segnano un meno 25,8% rispetto al 2011 (Agenzia del territorio),… la contrazione dei consumi di cemento tocca, a fine 2012, il meno 45% rispetto al “picco” del 2006, e un meno 22% sul 2011 (Aitec), come confermato anche dalla scelta del principale operatore dell’industria del cemento, che nell’ultima assemblea degli azionisti, a metà aprile, ha annunciato che ridurrà da 17 a 8 il numero degli impianti attivi sul territorio nazionale, consapevole di un trend ormai incontrovertibile.

… prendendo atto delle recenti dichiarazioni di autorevoli rappresentanti di primarie associazioni datoriali e sindacali (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confcooperative e Fillea Cgil in primis) che sollecitano, concordemente con i nostri appelli, la necessità di riorientare il mercato edilizio verso il recupero del vasto stock immobiliare attualmente sfitto, vuoto o non utilizzato in luogo delle nuove edificazioni, INVITANO il mondo politico ed amministrativo a concentrarsi su una concreta valorizzazione del patrimonio esistente come leva sociale e anche economica – tenendo conto del sempre più urgente fabbisogno di edilizia residenziale pubblica e sociale, dunque, ponendo la pubblica amministrazione alla guida della fase di transizione senza condizionamenti da parte del libero mercato.

RICORDANO che la crisi economica attuale è anche frutto del “connubio perverso” tra finanza e mercato immobiliare che ha trasformato le costruzioni in beni di investimento. …si continua a ritenere il “mattone” una leva di “crescita” mentre la grande quantità di invenduto mette in evidenza che è saltato il rapporto tra domanda e offerta e che continuare in questa direzione non può che aggravare la congiuntura negativa …”.

Infine, riteniamo sia utile anche riportare brevemente due concetti tratti dagli interventi del Vicepresidente della Corte Costituzionale Paolo Maddalena e del Prof. Dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Francesco Vallerani al convegno “zero suolo, zero Paese” di cui abbiamo dato atto nel precedente comunicato.

“Popolo, territorio e sovranità sono i tre elementi fondativi dello Stato. Il suolo appartiene quindi al popolo sovrano come proprietà originaria collettiva tutelata dalla Costituzione. … lo ius aedificandi è un diritto collettivo all’integrità del territorio non collegato al diritto di proprietà privata, con la quale invece, oggi, pare identificarsi. È lo Stato che concede tale diritto a determinate condizioni contemplate dalla Costituzione” (Maddalena).

“L’attaccamento delle persone ai luoghi in cui vivono, lavorano, si svagano, corrisponde a un’immagine di sé. C’è una stretta connessione tra identità personale e ambiente esterno. … veder distruggere luoghi belli e significativi per la nostra vita, quindi, determina un impoverimento esistenziale che genera malinconia. È come se morisse una parte di noi. In questo senso,contrapporsi a certi progetti che si percepiscono come lesivi dei luoghi che amiamo, significa combattere per tutelare la propria identità e qualità dell’esistenza; per evitare la perdita di senso profondo di appartenenza ai luoghi, la soluzione è prendersi cura dei luoghi” (Vallerani).

Pierluigi Santillo

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