Mobilitazione per la devastazione ambientale

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Il  Coordinamento Regionale rifiuti Campania e la Rete Campana Salute e Ambiente aderiscono e chiamano tutti a partecipare  al presidio lanciato dal Comitato No inceneritore di Giugliano per lunedì 14 ottobre, a partire dalle ore 9,00, sotto l’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania, via De Gasperi 28 – Napoli.

Nonostante la sospensione del bando di gara, votata nei giorni scorsi dal Consiglio Regionale, la comunità di Giugliano e tutti i comitati in lotta contro la devastazione ambientale, hanno deciso di mantenere la mobilitazione proprio nel giorno in cui  doveva avvenire l’apertura delle buste che, con  la dichiarazione di interesse da parte delle aziende, chiudeva la prima fase della gara per la costruzione dell’inceneritore di Giugliano.

Infatti, non fidandosi dei buoni propositi dell’ultima ora proprio da parte di chi ha varato gli inceneritori in Campania, i comitati pretendono l’immediato e definitivo ritiro del bando di gara ed una soluzione alternativa all’incenerimento (nei termodistruttori o nel cementifici, come proposto dal duo Fortini_Del Giudice dell’ASIA, non cambia) per i milioni di balle depositati su tutto il territorio campano.

Per questo è importante che la  mobilitazione riesca con un contributo massiccio dei cittadini e gli attivisti di Napoli, la città che, nonostante produca la maggiore quantità di rifiuti nella regione, dopo tante promesse e vanterie dei suoi amministratori ha una raccolta differenziata ancora al palo così come a zero sta la filiera del recupero dei materiali attraverso la filiera del riciclo.

Bloccare la costruzione dell’inceneritore di Giugliano significa bloccare la prosecuzione della gestione dei rifiuti che, cavalcando la politica dell’emergenza, attraverso le discariche e l’incenerimento ha consentito, in questi ultimi 30 anni, non solo alla camorra (a cui si vorrebbe addossare ogni colpa), ma alle imprese ed  ai politici, di arricchirsi avvelenando immensi territori,  compromettendovi ogni forma di vita.

Quanti in questi anni hanno lottato contro questo saccheggio, denunciando le responsabilità, le collusioni, gli effetti sulla salute, sono stati insultati, anche mediaticamente, con gli appellativi più infamanti,  manganellati, denunciati e perfino incarcerati da quelle forze dell’ordine e da certa magistratura che chiudevano più di un occhio su quanto accadeva e sui veri responsabili, lasciando nei fatti nell’impunità politica ed imprenditoria locale e nazionale.

Oggi, di fronte all’esplodere della protesta di intere popolazioni, molti rappresentanti politici e istituzionali  stanno cavalcando opportunisticamente l’indignazione della gente provando a rifarsi una credibilità ormai persa e, nello stesso tempo,  puntando ad incanalare la rabbia delle popolazioni su percorsi meno conflittuali e persino utili ai propri inconfessabili interessi.

Non è un caso che la paura di mangiare e bere cibo ed acqua inquinati, la giusta richiesta di bonifica e messa in sicurezza dei territori per tutelare la propria salute, il timore di molti contadini di vedersi sul lastrico per la mancata vendita dei loro prodotti, vengano utilizzate, da istituzioni e non, per lanciare il no food, che, dietro un apparente risoluzione del problema, apre in realtà le porte alle nuove frontiere di business a danno di salute e ambiente.

In altre parole si sta concretizzando il rischio che, invece di una bonifica vera e profonda dei territori inquinati, necessitata dall’interramento selvaggio di rifiuti tossici e non a decine di metri di profondità, si avvii una operazione superficiale e di facciata, lasciando inalterato il pericolo imminente di ulteriore inquinamento delle falde, con il solo scopo di distribuire subito milioni di euro ai vecchi e soliti noti ed aprire l’altro lucroso affare delle biomasse. Così chi ha voluto aumentare i profitti risparmiando sui costi di smaltimento dei propri rifiuti di produzione,  chi ha lucrato interrando per conto dei primi di tutto e di più  nelle nostre terre, chi ha legalizzato questi interramenti persino nelle discariche legali o ha legalizzato quelle abusive, continuerà ad arricchirsi anche con le finte bonifiche.

In conclusione ci ritroveremo con ettari ed ettari di territorio coltivato con piante che hanno il pregio di assorbire gli inquinanti in qualche decina di centimetri di terreno ma che saranno poi smaltite bruciandole, insieme a fanghi ed altre porcherie, in impianti per produrre energia a cui, con il decreto Clini del 2012, si garantiscono una enormità di incentivi pubblici. Loro guadagneranno e noi, con le emissioni,  ci riprenderemo tutti i veleni in un circolo senza fine.

Dobbiamo fermare tutto questo. La mobilitazione del 14 contro la costruzione dell’inceneritore di Giugliano, deve essere una tappa per la ripresa, in tutta la Campania, della lotta per l’eliminazione dell’attuale Piano Regionale dei rifiuti ed il varo di una gestione alternativa che, escludendo qualsiasi recupero energetico dai rifiuti, punti alla riduzione, al riuso, al riciclo totale della materia; per l’avvio immediato della caratterizzazione di tutti i territori campani e di un adeguato piano di vera bonifica. Partecipiamo tutti. Contrapponiamo i nostri interessi ai loro profitti.

Marilina Mucci per  Rete Campana Salute e Ambiente – CO.RE.Ri – Coordinamento Regionale rifiuti Campania

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