La politica danneggia il cervello

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Secondo uno studio del professor Dan Kahan,  dell’università di Yale,  la passione politica è talmente forte  e radicata nell’uomo da impedirgli di pensare in modo corretto; danneggia il  cervello  rendendolo incapace di risolvere anche semplici operazioni aritmetiche.

In un esperimento, dei soggetti riescono perfettamente ad interpretare e risolvere una serie di operazioni per scoprire se le creme per la pelle sono dannose o meno, mentre non  riescono a risolvere i medesimi calcoli se l’interpretazione mira a stabilire se l’uso delle armi fa diminuire il tasso di criminalità. Molti soggetti, quando si rendono conto  che il risultato va  contro le loro aspettative, iniziano inconsciamente a sbagliare le operazioni per non giungere ad una soluzione contraria alle loro  idee politiche. La conclusione a cui lo studio giunge è che l’ideologia politica, l’appartenenza partitica, condiziona il nostro cervello, ne altera il  corretto funzionamento, facendoci  ignorare anche le prove più evidenti.

La faziosità, la mancanza di obiettività, la partigianeria è, dunque, un elemento  ineliminabile della politica?

La politica danneggia effettivamente il nostro cervello?

E’ opportuno, allora, tenersi lontano dalla politica?

Se accettiamo la definizione di Edgard Hoover, direttore dell’FBI per lunghissimi anni, secondo cui la politica è la fognatura dell’umanità, dove scorrono le istanze, i desideri più vergognosi dell’uomo, allora frequentare effettivamente quei cunicoli maleodoranti  diventa un rischio molto forte per la salute morale del nostro cervello.

Ma è da intendere in modo così spregevole la politica?

Ogni persona ha i propri sistemi valoriali, le proprie verità; tutto ciò che mina tale sistema viene giudicato pericoloso per il proprio  sé e rimosso dal proprio orizzonte cognitivo.

Questo meccanismo protettivo per i nostri stereotipi, i nostri pregiudizi, le nostre convinzioni, i nostri principi condiziona fortemente la nostra passione politica; non è quindi la politica che danneggia il nostro cervello , ma il nostro sistema di valori che danneggia la politica riducendola ad un prolungamento della nostra visione delle cose e dei rapporti umani. Il “veleno” che intossica le nostre menti , le nostre relazioni sociali e la nostra comunità, grande o piccola che sia,  non deriva dalla politica, ma dal nostro modo di intendere la realtà che poi inevitabilmente si riflette nell’azione politica. E’ l’essere di parte che rende la politica settaria e ingiusta, non il contrario.

Val la pena, allora,  riproporre il discorso di Pericle agli Ateniese per comprendere appieno cosa intendere per Politica

“Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore”.

Intesa e praticata in questo modo la politica non solo non danneggia il nostro cervello, ma risulta essere la più potente e necessaria medicina per i mali dell’umanità.

Angelo Mancini

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