Omaggio alla Compagnia Instabile di Puglianello e Morcone

0

Pablo Picasso dedica questo quadro agli acrobati, più precisamente alla famiglia degli acrobati.  Osservate attentamente:  sono presenti due temi di grande portata, quello del legame, simboleggiato dalla famiglia, e quello dell’ acrobazia, l’arte di sviluppare l’istintivo bisogno di fare legami (come è per la scimmia o il neonato), sapendo afferrare a volo la venuta dell’altro, sapendolo attendere proprio lì dove si sta dirigendo, sapendolo tenere stretto, forte, con una presa salda, senza mai dimenticare che sotto c’è il vuoto.

Sto guardando le prove  dello Spettacolo e il quadro di Picasso si sovrappone alla realtà, con insistenza. In effetti,  non saprei raccontarvi diversamente l’atmosfera che si respira qui dentro, perché quello che sto guardando, quello che guarderete, non è propriamente uno spettacolo, né il prodotto di qualche “teatro terapia” che dir si voglia: qui,  come nel quadro di Picasso, siamo altrove: siamo innanzitutto in uno spazio di delicata intimità.

C’è, infatti, sicuramente l’aspetto pubblico, l’esibizione, curata con passione e maestria da tutti i partecipanti, anche quelli che lavorano dietro le quinte e che non vedremo in scena, vale a dire gli operatori sanitari che svolgono ordinariamente le loro mansioni, assicurando “l’equilibrio della Struttura”.

C’è poi l’aspetto artistico, l’impegno creativo, per garantire uno spettacolo coinvolgente e dignitoso.

Ma ciò che maggiormente colpisce è l’aspetto più interiore della vicenda, che come tutte le cose di dentro si sente, si respira, più che mostrarsi.

Una signora canta il Paradiso dei calzini, di Vinicio Capossela…si schermisce prima di iniziare, dicendo con aria da prima donna che non può farci niente, è più forte di lei, quando canta questo pezzo, si emoziona troppo. Bruno le si avvicina, afferra a volo la nota giusta per quel piccolo vezzo di malinconia e via…si parte: un aggancio perfetto!

E’ un bambinone quel paziente di oltre trent’anni che ora si dondola con un sorriso beato, gli occhi socchiusi e la testa inclinata verso l’alto: dove starà andando? cosa sta pensando? non lo so…ma si lascia cullare da quella musica con una tale dolcezza, da ricordarmi quando la sera le mamme accompagnano i loro piccoli nel regno del sonno, cullandoli con una filastrocca… “Dove vanno a finire i calzini, quando perdono i loro vicini…?”, ma potremmo anche dire: “dove vanno a finire i bambini, quando perdono i loro vicini?”

Arriva  un medico mentre già si suona e si avvicina ai bonghi, aspetta il momento giusto e anche lui…via!, è partito, sul ritmo degli altri a suonare il suo ritmo, una acrobazia agilissima, mentre mi passano davanti due donne, una evidentemente prostrata, la figura vacua della depressione… l’altra, in abiti bianchi come la prima, come un’ombra, la segue. Un’ immagine dolorosa, preoccupante, ma al contempo non allarmante in quel contesto, perché sostenuta da una rete sottile di sguardi e intese. Di lì a poco, infatti, il duo diventa un trio, una dottoressa ha lasciato  il coro, con una discrezione che è tutta un’arte deontologica e segue le due donne…le segue dove? giù, naturalmente, dove le segue ogni giorno in terapia: Vengo anch’io…no tu no, vengo anch’io, no tu no, ma perché? Perché no! Enzo Iannacci, un altro brano, un’altra scena, che ci lascia  sospesi tra realtà e finzione, come è nella follia certo, ma forse anche nella vita, perché come diceva Cesare Musatti: “un matto non è che faccia sempre il matto, a volte finge a volte no”.

Una violinista si avvia con me all’uscita e mi racconta che anche quest’anno sono venuti tutti i musicisti dell’orchestra: “sa”, aggiunge, “la cosa bella in questa esperienza è che si rompono tutti gli schemi e le gerarchie di un’Orchestra classica… non è più così importante se sei primo o secondo violino, è capace che un maestro suoni con il suo più giovane allievo”.

Primo secondo violino, medici pazienti, registi e attore, musica e recitazione, sanità  e follia follia e sanità…

Saluto da lontano il dr. Volpe, troppo preso a recitare per vedermi…mi pare di sentire che dica:

“io non sono che una volpe tra centomila volpi…”.

Ha ragione la violinista: qui, saltano tutte le gerarchie!

 Filomena Rita Di Mezza

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.