“Stati d’animo, quelli che vanno”

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Recensione del racconto I treni che passano di Daniela Del Mese. Il mondo interiore non è confinato, come spesso si crede, in ciascuno di noi, delimitato dal profilo del corpo, ma si espande, per sua natura, nel mondo esterno: è ubiquitario! ed è questo uno dei motivi per cui rimaniamo meravigliati di fronte a certi paesaggi piuttosto che altri…abbiamo trovato all’esterno un posto in cui già siamo stati, cui apparteniamo profondamente, dall’interno.

I treni che passano è un racconto di Daniela Del Mese in cui il viaggio interiore della protagonista è sapientemente intrecciato con l’immagine esterna dei treni che passano…un continuo scambio di movimento, dall’interno all’esterno e viceversa…una sorprendente tenuta del lettore sul complesso vissuto della dinamicità della vita:

Adorava i treni. Amava guardarli passare, uno dopo l’altro, che non sai mai se quello che stai guardando in quel momento sia quello dei giorni passati o sarà quello dei giorni futuri. Mentre i passeggeri restano indistinti, anonimi. Infondo la gente che parte si somiglia tutta un po’ e la gente che ritorna si somiglia ancora di più. La gente che prosegue nel cammino, a volte, si riconosce.

Il treno fu passato e, come tutte le mattine, la sua giornata poté cominciare.

Valeria Rinaldi è la protagonista del racconto e basta leggere due o tre passaggi per vederla nascere come autentico personaggio, figura  a tutto tondo che si solleva dalla pagina per entrare a pieno titolo nell’immaginario del lettore.

Libera dalla stretta dimora di nascita (il ventre creativo della sua Autrice), la protagonista vive subito di vita propria e ci pare di poterla incontrare per strada, nel suo andirivieni tra treni, pensieri e relazioni, appena uscita dalla sua stanza. Eccola dunque, Valeria, nelle prime righe del racconto:

Era l’alba. Una pallida luce illuminava una croce. La chiesa era chiusa ma qualcuno già chiedeva miracoli, mentre altri elemosinavano spicci  e un po’ di attenzione.

Appoggiata alla finestra, Valeria osservava con quanta cura i “miracolandi” si tenessero a distanza dai mendicanti e con quanta cura questi ultimi pregassero affinché nessun miracolo avvenisse. Stasi.

Alla radio qualcuno parlava di un uomo fatto a pezzi da una donna. Valeria pensò che alcune persone preferiscono prendersi a pezzi, perché a prendersi intere ci vorrebbe troppa forza.

La sua tazza di tè fumava appannando il vetro della finestra, così le figure lungo la via diventavano macchie indistinte, che pian piano si mescolavano le une alle altre e non c’era più pezzo che tenesse, tutto parte della stessa immagine riflessa negli occhi di una ragazza intenta a bere il suo tè.

I  personaggi riusciti non appartengono né propriamente agli scrittori, né ai lettori. Essi sono abitanti di quella terra di mezzo che si chiama “narrazione”, da dove ogni tanto, arbitrariamente, ci vengono alla mente.

Come il tratto incisivo e preciso di un bulino, la penna di Daniela Del Mese taglia senza spreco di parole anche le relazioni più delicate e sfaccettate, ad esempio quella della protagonista con la madre:

Andò al telefono e compose IL numero.

“Pronto”, Valeria provò una piacevole sensazione di calore.

“Pronto mamma, sono Valeria!”, aveva una voce rauca come se avesse urlato, come se avesse fatto freddo, come se avesse fatto freddo mentre urlava, ma era tutta la vita che quella voce stava lì ed era da parecchio che faceva freddo.

“Tesoro, dimmi, ma in fretta che devo andare”. Dove sarebbe andata? Aveva sempre un piede fuori dalla porta, ma stranamente rispondeva sempre al telefono.

Un racconto decisamente da non perdere…

Da parte mia, un piccolo omaggio a questa promettente, giovane scrittrice:

un dipinto  U.Boccioni, Stati d’animo. Quelli che vanno, 1911 ( immagine di copertine)

e un pensiero:  …nei diari di viaggio delle donne si coglie che la nostalgia non è tanto nel desiderio del ritorno, ma nel viaggio come ricerca dello “spaesamento”.

Filomena Rita Di Mezza   Il racconto integrale in http://menadimezza66.blogspot.it/.

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