Provincia di Benevento: fondi per Sant’Arcangelo, Cimitile: nessuna “distrazione”

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Unisannio studia i digestori. Ma i conti non tornano – Da “Il Sannio Quotidiano” del 7 Giugno 2013  (Nicola De Ieso) –  “Non è nelle intenzioni della Provincia di Benevento utilizzare i fondi per la bonifica della discarica di Sant’Arcangelo per altri progetti”. È quanto precisa in una nota il Commissario straordinario della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile. Lo spunto è stata l’accusa del Comitato ‘Telesini a 5 Stelle’ – e firmata dal cardiologo Michele Clarizia – secondo cui l’ex assessore all’Ambiente, Gianluca Aceto, ha chiesto alla Regione di utilizzare 10 milioni di euro su quattro progetti di impianti per il trattamento dell’umido piuttosto che per mettere la parola fine alla discarica.

Ma i conti non tornano.  “Le risorse finanziarie previste per la bonifica del sito discarica di Sant’Arcangelo Trimonte – scrive Cimitile – non sono state distratte per altri fini. Restano quindi confermati i 10 milioni di euro stanziati attraverso fondi nazionali così come si evince dalla Delibera CIPE n. 8 del 20 gennaio 2013. D’altronde, anche la Regione Campania, nella recente delibera che programma e impegna oltre 61 milioni di euro per bonificare 49 siti regionali di discarica oggetto di procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, ha ricordato che l’intervento per la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte era già stato attivato attraverso fonti di finanziamento nazionali”.

Bene, vuol dire che ci sono altri 10 milioni da utilizzare per la discarica, perché per quei 10 a cui si riferisce il documento dei grillini ci sono documenti regionali che confermano e uno studio di fattibilità dell’Università del Sannio di un mese e mezzo fa.

Anzitutto il nostro giornale non ha mai usato il verbo “distrarre” – che peraltro costituirebbe un reato – ma “dirottare”. Fare una scelta politica è del tutto legittimo. Altra cosa è l’efficacia, ma lo vedremo dopo.

Nella Delibera della Giunta Regionale n. 385 del 31 luglio scorso, a pagina 6 recita testualmente: “modificare il piano di riparto delle risorse di cui all’art. 3, comma 1, del D.L. 26.11.2010, n. 196, convertito, con modificazioni, in legge 24.1.2011, n 1, approvato con DGR 604/2011 sostituendo, al punto 13 dell’Allegato l’“Intervento infrastrutturale – discarica di Sant’Arcangelo Trimonte”, di importo pari a € 10.000.000,00 con il seguente: “Impiantistica da realizzarsi nella Provincia di Benevento – rif. nota Amministrazione Provinciale di Benevento n. 5811 del 13/4/12”.

La nota è quella che poi il 5 dicembre una delibera di Giunta provinciale approva per la realizzazione di “strutture per il trattamento dell’umido”. Il 6 maggio 2013 all’albo pretorio della Rocca è pubblicata un’altra delibera – proposta dall’assessore Aceto – con cui si dà incarico al Dipartimento di Ingegneria dell’Università del Sannio di elaborare su quei 10 milioni di euro uno studio di fattibilità per la realizzazione di quattro strutture: un impianto di compostaggio con due moduli di digestione anaerobica a Molinara da 6mila tonnellate/anno; un altro modulo di digestore da 3mila t/a a Telese Terme (unico Comune che risponde ad una manifestazione d’interesse e di cui Aceto è vicesindaco); l’acquisto dell’impianto di vagliatura ‘ex Laser’ a Benevento in contrada Olivola, con annesso digestore da 3mila t/a; e l’implementazione di un impianto di trattamento meccanico biologico con annesso impianto di estrusione presso lo Stir di Casalduni.

E qui i fatti che emergono sono due. Fatto numero uno: la Provincia scelse di impiegare sull’impiantistica 10 milioni di euro previsti per la discarica. Se ci sono altri 10 milioni per la bonifica, nulla quaestio. Fatto numero due: i conti dell’Università del Sannio non tornano e i 10 milioni non bastano a fare i quattro impianti. Lo si evince facendo una semplice addizione.

Nello studio di fattibilità scrive Unisannio che per l’impianto di Telese – tra lavori, impianto e oneri – servono 2.646.904,00 euro. Per Molinara ne occorrono 5.572.612,00. Da annotare che i due studi allegati sono identici sul piano tecnologico. Eh già, perché i digestori funziano sempre allo stesso modo, a prescindere dalla dimensione. Lo studio s’interrompe, ma il calcolo è facile a questo punto. Per il digestore accanto all’ex Laser servono altri 2,6 milioni, più 900mila euro dichiarati pubblicamente per l’acquisto di terreno e impianto fermo. Per il revamping dello Stir e l’impianto di estrusione (che serve a triturare i residui di plastica) a voler essere ottimisti serve almeno un altro milioncino. Tirando le somme, per fare i quattro impianti servirebbero altri 2 milioni di euro. Chi li metterà? Nessuno lo sa. Si dirà che magari facendo un unico appalto a ribasso e ottimizzando qui e là si può fare, ma le incognite non finiscono qui. Dov’è il piano finanziario? Chi gestirà i digestori alla luce delle nuove norme, Comuni ospitanti o Samte? Con quale personale? E infine, era necessario spendere 40mila euro per uno studio di fattibilità? La Provincia dice che la scelta è dovuta alla “carenza di personale interno con competenze specialistiche”. Ma come? La Provincia è socio al 100% della Samte, che ha prodotto un preliminare dettagliatissimo per un biodigestore da 30mila tonnellate e non ci sono competenze specialistiche? Un progetto che ha avuto cinque manifestazioni d’interesse per realizzare l’impianto in project financing. Se i privati sono pronti a investire 14 milioni di euro di tasca propria, questi 10 milioni di euro non è il caso di spenderli per fare altro, magari per cancellare per sempre il ricordo delle discariche? Speriamo che qualcuno voglia rispondere a queste domande.

Inviato da Michele Clarizia

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